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Corriere di Gela | Rigurgiti della vecchia guerra di mafia
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notizia del 28/04/2013 messa in rete alle 22:42:38
Rigurgiti della vecchia guerra di mafia

A conclusione di complesse indagini condotte dalla squadra mobile di Caltanissetta (Sco), in collaborazione con il commissariato di Niscemi e con le squadre mobili di potenza, L’aquila, Firenze, Milano, Perugia, Roma, nonché con l’Interpol e la polizia tedesca, ha eseguito otto ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse il 10 aprile scorso dal Gip presso tribunale di Catania dott. Luigi Barone su richiesta della direzione Distrettuale antimafia di Catania in ordine alle responsabilità di mandanti e autori di omicidi e tentati omicidi di appartenenti a Cosa nostra e alla Stidda.

In particolare, è stata fatta luce sull’omicidio di Paolo Nicastro, sul tentato omicidio di Antonino Pitrolo e Salvatore Calcagno, nonché sull’omcidio di Salvatore Campione e il contestuale tentato omicidio di Gianfranco Arcerito, tutti avvenuti nella seconda metà del 1991 nel corso della sanguinosa guerra di mafia di quegli anni. Tra i gelesi coinvolti, Nunzio Emmanuello, Giovanni Passaro, Pasquale Trubia e Giuseppe Romano.

Il 22 aprile scorso, personale della sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Caltanissetta, in collaborazione con il commissariato di niscemi e con le squadre mobili di Potenza, L’aquila, Firenze, Milano, Perugia, Roma, nonché con l’interpol e la polizia tedesca, ha eseguito 8 ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip presso il tribunale di Catania su richiesta della Dia di Catania, a carico di:

1. Madonia Giuseppe, nato a Vallelunga Pratameno il 18.12.1946;

2. Giugno Giancarlo Maria Lucio, nato a Niscemi il 01.01.1959;

3. Calcagno Salvatore, nato a Niscemi il 24.12.1954;

4. Romano Raimondo Giuseppe, nato a Gela il 18.01.1969;

5. Trubia Pasquale, nato a Gela il 19.11.1967;

6. Vallone Salvatore, nato a niscemi il 07.04.1965;

7. Passaro Giovanni, nato a Gela il 28.12.1956;

8. Emmanuello Nunzio, nato a Gela il 16.10.1956;

Vallone Salvatore, destinatario di mandato di arresto europeo, veniva tratto in arresto da personale della squadra mobile di caltanissetta e dell’interpol di roma in cooperazione con la polizia tedesca a metzingen (germania), luogo ove si era rifugiato, dopo la sua scarcerazione avvenuta nel 2009. All’atto dell’arresto veniva sequestrata una pistola cal. 7,65 dallo stesso illegalmente detenuta. Veniva, altresì, notificato l’avviso della conclusione delle indagini preliminari ai seguenti indagati, implicati a vario titolo negli episodi omicidiari contestati, e precisamente:

1. Argenti Emanuele, di Guido, nato a Gela il 03.07.1956;

2. Russo Salvatore, nato a Niscemi (cl) il 09.07.1959;

3. Russo Vincenzo, nato a Niscemi (cl) il 30.01.1968.

4. Pitrolo Antonino, nato a Niscemi il 18.06.1957;

5. Mastrantonio Salvatore, nato a Niscemi il 12.09.1976;

L’ordinanza cautelare, fondata sulle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia (tra cui Pitrolo, Chiavetta Giuliano, Trainito Gaetano, Trubia Salvatore, Trubia Giuseppe, Celona Emanuele e Messina Leonardo) riguarda due episodi omicidiari ai danni di due esponenti della Stidda di Niscemi (il primo ai danni di nicastro paolo ed il secondo ai danni di Salvatore Campione) ed un tentato omicidio ai danni di due esponenti di spicco di Cosa nostra – famiglia di niscemi (Pitrolo e Calcagno) avvenuto nella piazza centrale di niscemi durante le feste patronali dell’agosto del 1991 con ferimento del calcagno e di numerosi cittadini niscemesi presenti in piazza per la festa.

Tali episodi s’inquadrano nel contesto della sanguinosa guerra di mafia che lasciò sul terreno centinaia di vittime per raggiungere il proprio culmine nella tristemente nota strage di Gela del 27 novembre ‘90, interessò anche la cittadina di Niscemi in cui si contrapposero il clan stiddaro dei Russo e la famiglia di cosa nostra niscemese.

Il provvedimento restrittivo che riguarda ancora una volta Giugno e Calcagno, anche in considerazione della recente esecuzione di analogo provvedimento nei confronti di Arcerito Giuseppe Amedeo, consente di colpire i vertici della consorteria mafiosa Cosa nostra di niscemi, denominato storicamente clan Giugno-Arcerito-Calcagno.

Gli indagati dovranno rispondere delle ipotesi di reato: Madonia, Argenti, Calcagno, Giugno, Pitrolo, Romano e Trubia.

A) per il delitto per avere, in concorso tra loro, cagionato la morte di nìcastro paolo, con condotta materialmente eseguita da Romano e Trubia che, utilizzando una pistola calibro 38 special ed una pistola semiautomatica calibro 9 parabellum, esplodevano al suo indirizzo reiterati colpi d'arma da fuoco attingendolo in varie parti del corpo con esito fatale; In particolare :

– Madonia ed Argenti, quali mandanti e concorrenti morali, rispettivamente nelle qualità di rappresentante provinciale di cosa nostra nissena e dì rappresentante del mandamento di Gela, ne autorizzavano l'uccisione;

– Calcagno, Pitrolo e Giugno, quali mandanti e concorrenti morali, individuavano la vittima e deliberavano l'azione criminosa chiedendo aiuto, per l'esecuzione, alla famiglia mafiosa di gela ;

– Romano e Trubia, quali esecutori materiali, compivano la condotta sopra specificata; Con l'aggravante di aver commesso il fatto con premeditazione; con l'aggravante per avere commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall'art. 416 bis c.p. ed al fine di ottenere il predominio dell'organizzazione mafiosa denominata Cosa nostra su quella rivale denominata Stidda;

Con la recidiva reiterata nel quinquennio per pitrolo, per Argenti e per Trubia; in Niscemi il 15 luglio 1991.

Romano e Trubia,

b) Delitto perché, in concorso tra loro, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di commettere il delitto di cui al capo che precede, in assenza di licenza, detenevano e portavano in luogo pubblico le armi da fuoco sopra indicate ed in particolare una pistola calibro 38 special con canna rigata a sei principi sinistrorsi ed una pistola semiautomatica calibro 9 parabellum con canna rigata a sei principi destrorsi;

Con l'aggravante per avere commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall'art. 416 bis cp ed al fine di ottenere il predominio dell'organizzazione mafiosa denominata Cosa nostra su quella rivale denominata Stidda; in niscemi il 15 luglio 1991.

Russo Salvatore, Russo Vincenzo, Vallone e Mastrantonio

c) Delitto perché, in concorso tra loro e con altri soggetti rimasti ignoti, con più azioni del medesimo disegno criminoso, compivano atti non equivoci a cagionare la morte di Pitrolo Antonino e Calcagno Salvatore esplodendo al loro indirizzo numerosi colpi di arma da fuoco uno dei quali attingeva il calcagno ad una gamba provocandogli lesioni guaribili in giorni 20 mentre altri attingevano, per errore nell’esecuzione del delitto, Cantaro Salvatore, che riportava una ferita d'arma da fuoco alla coscia dx, Amato Gaetano, che riportava una ferita da arma da fuoco alla gamba sx, e Mongelli Giuseppe, che riportava una ferita d'arma da fuoco, di 1 cm di diametro, alla radice della coscia sx lato esterno; evento omicidiario non verificatosi per cause indipendenti dalla loro volontà ed in particolare per la pronta reazione delle vittime che, essendosi avvedute dell'arrivo dei killer armati sì davano a precipitosa fuga.

In particolare, Russo Salvatore e Russo Vincenzo deliberavano l'azione criminosa e fornivano appoggio logistico ed armi agli esecutori del delitto, il Vallone eseguiva materialmente l'attentato, il mastrantonìo forniva supporto logistico attendendo gli attentatori a bordo di un motoveìcolo alfine di assicurarne la fuga e l'impunità; con l'aggravante, per avere commesso il fatto alfine di agevolare il predominio dell'organizzazione mafiosa denominata Stidda, gruppo di Niscemi, su quella rivale denominata cosa nostra famiglia di Niscemi; con l'aggravante di aver commesso il fatto con premeditazione; con la recidiva reiterata nel quinquennio per Russo Salvatore, con la recidiva semplice per Vallone e Mastrantonio; in Niscemi in data 3 agosto 1991.

Russo Salvatore, Russo Vincenzo, Vallone Salvatore e Mastrantonìo Salvatore d) Delitto perché, in concorso tra loro, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, al fine di commettere il delitto di cui al capo che precede, in assenza di licenza, detenevano e portavano in luogo pubblico una pistola semiautomatica calibro 7,65 mm corto ed una pistola semiautomatica calibro 9 mm corto;

Con l'aggravante, per avere commesso il fatto alfine di agevolare il predominio dell'organizzazione mafiosa denominata stidda, gruppo di niscemi, su quella rivale denominata cosa nostra famìglia di niscemi; in niscemi in data 3 agosto 1991.

Madonia, Argenti, Pitrolo, Emmnanuello e Passaro

e) Per il delitto di avere, in concorso tra loro, cagionato la morte di Campione, con condotta materialmente eseguita da Emmanuello e Passaro che, utilizzando due pistole semiautomatiche calibro 9, esplodevano al suo indirizzo reiterati colpi d'arma da fuoco attingendolo in varie parti del corpo con esito fatale;

In particolare:

– Madonìa e Argenti, quali mandanti e concorrenti morali, rispettivamente nelle qualità di rappresentante provinciale di cosa nostra nissena e di rappresentante del mandamento di gela, ne autorizzavano l'uccisione;

– Pitrolo Antonino, quale mandante e materiale, deliberava l'azione criminosa chiedendo aiuto, per l'attuazione del progetto criminoso, alla famiglia mafiosa di Gela cui forniva il necessario supporto materiale in sede di individuazione della vittima e di esecuzione; – Emmanuello e Passaro, quali esecutori materiali compivano la condotta sopra specificata; Con l'aggravante di aver commesso il fatto con premeditazione; con l'aggravante per avere commesso il fatto avvalendosi delle condizioni previste dall'art. 416 bis c.p. ed alfine di ottenere il predominio dell'organizzazione mafiosa denominala Cosa nostra su quella rivale denominata Stidda.


Autore : Redazione Corriere
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