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notizia del 23/01/2004 messa in rete alle 22:38:16
Raffineria in marcia
Si chiude una settimana importante sul fronte del petrolchimico. Finalmente il serbatoio che si rivelava determinante per la messa in marcia degli impianti ormai fermi da oltre due mesi, è stato dissequestrato dalla magistratura. Si tratta del serbatoio S 1500 che riceve le acque acide prima di essere trattate dall’Svs nel coque, funzionale al processo. L’azienda si è già organizzata per richiamare gli specialisti al fine di garantire l’avviamento degli impianti.
“Non era importante il numero dei serbatoi da dissequestare – ci ha dichiarato Alessandro Piva segretario della Fillea Cgil – ma anche la tipologia. Con questo siamo a 45 serbatoi disponibili e indispensabili al riavviamento”.
– Avete già avuto contatti con l’azienda?
“Si, con il capo del personale per richiamare le persone che dovranno avviare gli impianti. Adesso si sta ragionando con i tecnici per stabilire i tempi tecnici che no dovrebbero andare al di là dei dieci giorni. Si cercherà di massimizzare la produzione evitando i rischi nella fase dell’avviamento. Occorre essere molto cauti perché questa fase richiede professionalità e perizia. La macchina dovrà partire senza che succedano problemi per i lavoratori e per le apparecchiature”.
– Il sindacato è ancora preoccupato oppure possiamo considerare quest’ultimo evento importante per il ritorno alla normalità?
“Noi non siamo preoccupati sul riavvio. Lo abbiamo sempre detto che avevamo convenuto con l’azienda un percorso di gestione della fermata che doveva permettere il riavvio in modo celere ma nella tranquillità operativa e tecnica. Siamo preoccupati per il fermo. Due mesi di fermo non sono normali per una raffineria. Forse è un caso anomalo nel mondo non in Italia soltanto. Ciò ha comportato perdite per 100-200 miliardi delle vecchie lire per il 2003 e ciò non va bene al tessuto industriale”.
– Adesso l’azienda darà seguito ai suoi impegni per riparare i danno che si sono registrati sull’ambiente e per la bonifica?
“Con l’azienda avevamo già fatto degli accordi a partire dal 2001 per investimenti consistenti sia in tecnologia che in sicurezza, ma anche in recupero ambientale. Tutto è riconfermato. Interverremo per accelerare questi investimenti”.
– Per voi Gela può sempre essere un polo strategico e lo è anche per l’azienda?
“Per noi lo è l’azienda lo ha riconfermato proprio oggi (15 gennaio n.d.r.) però occorre una politica industriale corretta che vede in primis la Regione protagonista, cosa che non è stato penalizzando il nostro territorio, e volta a far sì che si concretizzi la filiera produttiva che a nostro avviso passa dal petrolio, dalla raffinazione per fare di Gela un polo energetico importante. Se ciò non sarà fatto noi saremo costretti ai cicli economici della raffinazione che non sempre sono positivi. Oggi sono positivi ed abbiamo perso un periodo importante per accumulare utili perché domani potrebbero essere negativi e quindi se questa filiera no la chiudiamo non saremo mai tranquilli. Su questo occorre l’intervento della regione siciliana il grande assente del dibattito industriale esistente in Sicilia. Abbiamo sollecitato che si concretizzasse l’accordo di programma, ma finora abbiamo solo risposte parolaie da parte di questo governo e dall’assessore regionale all’industria affaccendati in altro”.
– Si dice che sindacato e politica dovrebbero andare a braccetto per raggiungere assieme obiettivi di sviluppo in un territorio. Lei intravede segnali di interessamento da parte della politica e in particolar modo da parte dei nostri parlamentari?
“Trovo segnali molto discontinui. Noi come sindacato abbiamo dato le nostre indicazioni di chiudere la filiera per fare di Gela un polo energetico e dare garanzia ai lavoratori dell’indotto incrementando il lavoro. Purtroppo la politica interviene quando ci sono le emergenze. Ma di certo non è sufficiente per la prospettiva”.
– Un giudizio sui lavoratori che hanno saputo mantenere la calma in momenti particolarmente difficili.
“Tutti i lavoratori di questo stabilimento hanno dimostrato una maturità enorme capendo la differenza tra il momento in cui è intervenuta la magistratura per il sequestro dei serbatoi e quello del pet coke. E’ un segno enorme. Vogliamo che l’indagine continui per dimostrare alla fine se ci sono errori di gestione. Abbiamo avuto dimostrazione di serietà da parte dell’azienda. E lo diciamo senza difficoltà”.
Autore : Redazione Corriere
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