notizia del 02/10/2003 messa in rete alle 22:29:48

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Virgadaula, com’è dura lavorare a Gela
Forse qualcuno si sarà chiesto perché in una città come la nostra, dove sono stati allestiti 230 spettacoli in poco più di un mese, e dove il sindaco Crocetta ha fatto dell’arte, della cultura e dello spettacolo la sua bandiera; perché appunto in un simile contesto Gianni Virgadaula (nella foto), l’unico e solo regista gelese di levatura nazionale, non sia mai stato coinvolto in nessuna iniziativa, non sia mai stato chiamato a svolgere una consulenza qualificata. Ed ancora, perché non siano mai stati presi in considerazione i suoi progetti, se non – in alcuni casi – solo per copiazzarli.
Eppure stiamo parlando di un serio professionista, con vent’anni di dignitosa carriera alle spalle e con un curriculum che ne legittima pienamente il ruolo che ovunque gli viene riconosciuto. Non bisogna dimenticare che Virgadaula ha collaborato a Cinecittà con grandi maestri del cinema italiano quali Fellini, Loy ed Avati. E’ inoltre un apprezzato storico del cinema e uno sceneggiatore. E’ stato direttore artistico di diverse rassegne cinematografiche, nonché il primo ad organizzare in Sicilia corsi sperimentali di cinematografia. Eppure, nonostante tutto ciò, è sempre stato snobbato, ignorato, se non a volte mortificato dai nostri politici. Non si è avuta neppure l’intelligenza e la sensibilità di invitarlo, ad esempio, nella giuria del recente premio televisivo “Ghelas”, dove certamente avrebbe figurato meglio di altri, ma soprattutto avrebbe dato maggiore sostanza, credibilità e prestigio alla commissione. Ancora più inspiegabile, il fatto che nessuno abbia mai avuto la saggezza e la lungimiranza di sfruttare la sua esperienza, la sua professionalità, che oggi lo vedono stretto e fidato collaboratore di Pupi Avati, presidente di Cinecittà Holding.
Certo, bisognerebbe capire le ragioni di questo atteggiamento, che non va sicuramente nella direzione della trasparenza tanto decantata da questa amministrazione, risulta essere davvero inspiegabile, tenuto conto che Vir-gadaula, comunque, grazie al suo impegno professionale, ovunque apprezzato, ha sempre tenuto alto il buon nome di Gela. Perché quindi lo si è voluto tenere sempre in panchina? Quale allenatore, avendo un buon attaccante in squadra, non lo metterebbe in campo. Non lo farebbe giocare? Virgadaula invece, pur essendo un assiduo frequentatore di set cinematografici, non è mai stato neppure fra le riserve. Infatti, a Gela, i sindaci e gli assessori di competenza, che si sono succeduti negli anni alla guida della città, hanno concesso contributi a pioggia a tutte le associazioni, hanno fatto lavorare illustri sconosciuti e dilettanti allo sbaraglio, ma lasciano sempre fuori il nome del regista gelese, per non parlare anche di una evidente censura nei riguardi della sua attività artistica da parte di certa stampa locale e di alcune emittenti, le quali – in barba alla più elementare deontologia professionale e quindi anche ad una corretta informazione – non hanno mai fatto cenno degli importanti successi di Virgadaula, ed è legittimo pensare che non citerebbero il suo nome neppure se questi un giorno dovesse vincere il “Leone d’Oro” a Venezia.
Virgadaula ha delle responsabilità su questo ostruzionismo che viene perpetrato nei suoi riguardi? Probabilmente si. Il suo torto è quello di non fare vita mondana, di non essere legato a nessun carro politico, di non bivaccare nei corridoi degli assessorati, di non aver mai accettato compromessi. Insomma, le sue colpe si chiamano: dignità, coerenza, onestà intellettuale; virtù che oggi non pagano, e anzi finiscono per penalizzare e relegare l’individuo, che a questi valori ancora crede, ad una totale emarginazione.
Unica nota confortante, è che comunque, il nostro regista continua a lavorare a progetti seri e prestigiosi (girerà tre film in un anno), che lo pongono nella condizione di non avere alcuna necessità di operare a livello locale, pur se egli avrebbe voluto e potrebbe certo dare un notevole contributo di qualità e idee al tanto agognato Rinascimento della città. C’è poi da lodare questa persona, perché nonostante i colpevoli silenzi di chi lo ha sempre osteggiato e le pressioni di molti amici influenti che lo vorrebbero a Roma, egli non ha mai voluto abbandonare Gela e non è “fuggito altrove”, come tanti altri artisti del sud. Un segno questo di grande amore per la sua terra. Amore amaro, perché non corrisposto.
Autore : Redazione Corriere
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