 |
notizia del 05/06/2008 messa in rete alle 00:23:04
Televisione italiani e lingua
Intensa e appassionante la lezione-presentazione su “Gli italiani del piccolo schermo” (libro edito da Cesati) tenuta lunedì 26 maggio, presso il Polo distaccato della Facoltà di Scienze della Comunicazione, dalla prof.ssa Gabriella Alfieri, ordinaria di Linguistica italiana all’Università di Catania. Dopo i saluti e ringraziamenti di rito, maestro di cerimonia il dott. Emanuele Antonuzzo (nella foto con la prof.ssa Alfieri), che da anni coordina il Polo distaccato, si è entrati nel vivo dell’argomento. E la prof.ssa Alfieri ha subito evidenziato gli aspetti positivi del lavoro che si connota quale “opera prima” di un folto gruppo di giovani studiosi dell’università e rivela, nell’approccio e nello studio, “molta passione, molto impegno e molto talento”. Altro elemento rilevante è la collaborazione tra due facoltà (quella catanese e quella milanese) da cui scaturisce un unico, corposo volume, elemento raro e positivo negli studi delle scienze umanistiche, caratterizzati invece da un esasperato individualismo accademico. “Era il 2004 – ricorda la Alfieri – quando proposi alla prof.ssa Bonomi, mia collega e amica, di dar vita a un volume sull’italiano della televisione”. Obiettivo era quello di “ridare peso alla parola in televisione” dedicando attenzione al linguaggio della Tv, argomento non studiato sistematicamente, se non in ambito sociologico, o per lo più demonizzato da rari interventi in campo linguistico. E nel 2008, dopo vicendevoli incitamenti a proseguire in questo lavoro che si è rivelato ampio e complesso, finalmente la pubblicazione.
Precisa e dettagliata la presentazione, dunque, in cui vengono chiariti gli scopi e i contenuti del progetto. E anche al titolo (“Gli italiani del piccolo schermo”) viene dedicata un’ampia nota esplicativa. “È chiaro che il titolo allude non solo ai cittadini italiani”, ma si riferisce, e qui ci si addentra di più nell’ambito sociolinguistico, “alle molteplici varietà di italiano presenti in televisione”. E la scelta del plurale, ripreso anche nel sottotitolo del libro, “Lingua e stili comunicativi nei generi televisivi”, è duplice perché tiene conto non solo della variegata tipologia di generi (informazione, intrattenimento, fiction) all’interno della Tv, ma perché tenta di render conto anche dell’escursivirà di stili all’interno di uno stesso genere.
Studio articolato e complesso dunque: sei capitoli che procedono dall’informazione alla divulgazione scientifico-culturale, dall’intrattenimento alla fiction e allo sport per concludere con la Tv per ragazzi che si presenta come “uno dei capitoli più affascinanti”. Perché è quasi una tv a parte, con caratteristiche sue proprie e di questa variegata e complessa realtà si è tenuto conto anche nella scelta del titolo del capitolo: “Tv ‘per’ bambini e ‘per’ ragazzi” anziché “Tv ‘dei’ bambini e ‘dei’ ragazzi”.
L’illustre accademica ha offerto poi agli intervenuti anche un breve, quanto chiaro ed esaustivo, excursus storico sulla televisione: dalla paleotelevisione in cui i generi erano ben individuabili informazione, intrattenimento, fiction) alla neotelevisione, caratterizzata da una “ibridazione” di cui sono testimonianza anche i nomi composti dei nuovi generi (infotainment, edutainment, emotainment).
Immancabile è stato poi il riferimento alla metafora della Tv come “specchio” e a tutte le declinazioni che da essa sono derivate. Nata in ambito sociologico, l’immagine risulta particolarmente espressiva soprattutto se si pensa alla Tv come “specchio rimodellante”, poiché esplicita la sua funzione sia nel formare e plasmare le identità sia l’ utilità per lo spettatore di riconoscersi in una comunità di cui si condividono i codici, linguistici e non. “L’immagine televisiva non solo riflette e ci influenza, ma è a sua volta da noi influenzata”, grazie a strumenti quali l’auditel o i focus groups. Due funzioni si fondono dunque nel medium oggetto di studio: la funzione modellizzante che produce la “grammaticazzazione del quotidiano”, un complesso di modelli e strutture fisse di comportamento che trovano applicazione ogni giorno; e una funzione cognitiva, necessaria per esplorare universi sociali.
La definizione di “italiano della Tv”, dunque, che costituisce uno dei parametri su cui si fonda il volume, deve essere intesa, come sottolinea la relatrice, in un accezione ben più ampia: non solo come italiano parlato in televisione, ma, facendo riferimento a Sergio Raffaelli e alla sua “lingua del cinema”, come lingua che riflette l’uso sociale e che assorbe l’uso corrente. E l’interrogativo intorno alla lingua, durante la presentazione, giunge ad acquisire connotazioni “qualitative”: la lingua, in questo genere di studi, non può essere definita “buona o cattiva, bella o brutta”, semmai essa può essere “funzionale”. Per l’italiano della Tv cioè bisogna osservare se la lingua assolva le sue funzioni di codice di comunicazione. Così la professoressa Alfieri mostra come all’interno del genere intrattenimento la lingua è funzionale nei suoi diversi stili: la lingua di Piero Angela per i documentari deve pertanto necessariamente essere diversa dalla lingua di Simona Ventura nei reality.
Qual è allora “l’italiano incriminato”? L’italiano di trasmissioni come “Uomini e donne”, ad esempio, che riprende schemi della commedia dell’arte, sia nella scelta dei personaggi o nelle particolari e caratterizzanti connotazioni linguistiche, o la lingua di un programma come “La vita in diretta””, retorica, ed eccessivamente ricca di pathos.
Dall’analisi del linguaggio si giunge poi a considerazioni concrete: i meccanismi che determinano le scelte linguistiche in tv sembrano essere sostanzialmente le richieste del mercato, i produttori inseguono e assecondano i gusti del pubblico fino a giungere a prodotti televisivi non sempre di alta qualità. E l’intervento della relatrice si conclude con una domanda: perché non cercare linguisti che collaborino con le trasmissioni per studiare il linguaggio e dimensionarlo meglio? Lo spunto offerto dalla professoressa viene colto dal pubblico presente in sala e fa nascere un interessante dibattito. Stimolante l’intervento del direttore del Corriere di Gela che, dopo una notazione sul tasso “altamente femminile” degli autori del libro, focalizza l’attenzione su una Tv che non “impoverisce”, ma “imbarbarisce” il linguaggio: non si potrebbe infatti parlare di “impoverimento” dato che la Tv ricorre alle immagini e non ha la necessità di usare una “parola complessa”.
“L’impoverimento – nota tuttavia la studiosa – non è della lingua, ma del pensiero”, sottolineando come il processo si riveli chiaramente non solo nei vari livelli grammaticali (lessico, sintassi), ma nell’assenza di strumenti adeguati, nell’indifferenza verso la sana pratica della lettura.
E in risposta ad un altro intervento, che rileva il venir meno della Tv al principio di servizio pubblico, la prof.ssa Alfieri fa notare come si possa in realtà registrare una tendenza al rialzo, al miglioramento dell’offerta qualitativa, dovuto, probabilmente, alla concorrenza della Tv digitale.
Con note dunque positive si conclude questa presentazione che ha offerto spunti interessanti di riflessione non solo sulla tv come medium modelizzante, ma sul caleidoscopio di linguaggi che in essa sono presenti. Una realtà variegata di cui siamo quotidianamente fruitori e che cela un complesso di implicazioni cognitive e sociali, oltre che linguistiche. E c’è chi mormora, a conferenza ormai conclusa, che “la Tv si può scegliere, ma si può anche spegnere”.
Autore : Redazione Corriere
|
|
 |
In Edicola |
|
|
Cerca |
| Cerca le notizie nel nostro archivio. |

|
|
| |
|