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notizia del 26/04/2006 messa in rete alle 22:21:00
Cosa ci rimane delle elezioni
Alla fine di questo tormentone chiamato campagna elettorale rimangono pochi dubbi che sia stata la più brutta della storia della Repubblica. Parolacce, insulti, trucchetti, propaganda in stile ventennio vestita da marketing elettorale e aggressioni verbali, tutto per convincere gli indecisi. Si quelli che poi forse il 9 ed il 10 aprile rimarranno a casa o andranno a fare dei week end lunghi.
Ma il problema è un altro: cosa sarebbe stata questa campagna senza il conflitto d’interessi? E come sarebbe andata senza questa “invasione barbarica mediatica” ( non ce ne voglia Daria Bignardi se utilizziamo parzialmente il titolo della sua trasmissione).
I grandi temi sono spariti. Quelli veri intendiamo: l’infanzia, l’assistenza, la salute e persino di aviaria non si è più parlato. Di colpo tasse e unioni civili, ma anche bambini bolliti e errori della magistratura sono diventati i cavalli di battaglia di chi ha voluto imporre l’agenda setting. La spieghiamo spesso ai nostri studenti e ci guardano quasi increduli. Cosa è ? Non una teoria, ma solo un’ipotesi, (in quanto non c’è nessun accordo tra gli studiosi) elaborata da Cohen nel 1963. Cioè i media forniscono una lista di notizie.
E durante una campagna elettorale chi è capace di imporre la sua lista, vince. Secondo voi chi l’ha condizionata di più, con colpi a sorpresa ed effetti speciali, questa “lista”? Propendiamo per Silvio Berlusconi autore di show e soprattutto vero animale televisivo.
Non solo un “caimano”! Nel secondo ed ultimo “Faccia a Faccia” moderato da quel moderato di Bruno Vespa, che non è riuscito a moderare il premier, ha concluso quasi come fa Giorgio Mastrota la mattina quando vende la macchinetta anti cellulite alle Signore. Ma ha anche organizzato un movimento del braccio e mosso il dito indice come faceva Megan Gale (“tutto è intorno a te”) o le ragazzine che su Raiuno annunciano i programmi, durante il saluto quando si alzano dal divano.
Niente comunicazione elettorale. Scarso rispetto degli elettori. Tante riprese televisive e tanti colpi a sorpresa. Come in un grande reality show finito sul più bello.
Si proprio quando Giulio Tremonti (nessuno gli ha fatto notare dalla sinistra che era stato mandato a casa da Fini e Follini, e soprattutto il Ministro degli Esteri, ma anche Casini lo elevano adesso a salvatore dei nostri conti) e D’Alema muovevano gli occhi come Mister Bean, o Bertinotti e Castelli si scambiavano i complimenti. E’ tutto finito.
Le luci si sono spente di questo grande circo mediatico. Le tribune elettorali condotte da Anna La Rosa sembravano più vicine a “La Fattoria” e le parolacce e gli scambi di scortesia tra i politici ricordavano invece un incrocio tra il “Grande Fratello” e “Music Farm”.
I giornalisti televisivi sono rimasti le grandi vittime di questa campagna elettorale. Hanno perso il palcoscenico. Hanno dovuto subire battutine e denunce di complotti.
E persino Tony Capuozzo, grande inviato nel mondo, è rimasto vittima della smania di Berlusconi di apparire il giorno dopo il confronto con Prodi. Ci ha provato. Non è stata la campagna elettorale che ha viaggiato su internet. Certo sono aumentati i blog, le mail, i messaggi sms inviati da numeri sconosciuti ai nostri cellulari.
E’ stata la campagna elettorale dove persino i testimonial sono rimasti al palo. Chi se ne frega se Flavia Vento e Lando Buzzanca votano a sinistra o Ombretta Colli e Rita Pavone si dimenano a destra. Mastella, Di Pietro, Calderoli e La Russa, hanno fatto di tutto per farsi notare. E ci sono riusciti. Dalla tv sono usciti di scena, soprattutto a destra i petulanti: Bondi, Schifani e Vito hanno dominato soltanto nei pastoni dei tg, così come Occhetto, Cossutta e Cofferati, sono stati tenuti abbastanza lontani dalle telecamere. Troppo comunisti, poco televisivi. E’ stata la campagna che ha visto defilarsi prima Cal-deroli e poi Storace, due gemelli della battuta, ma che ha anche rivisto i giornalisti in imbarazzo per i “finocchi” tirati a Luxuria. E’ stata la campagna in cui la Confindustria si è pentita amaramente di aver invitato i leader, ed in cui persino attributi maschili spesso nascosti nelle mutande hanno avuto i titoli dei tg, la prima e la seconda serata.
E’ stata la campagna di Nanni Moretti, l’unico che ha incassato sicuramente tanti euro.
Il suo film ha diviso l’Italia? L’ha fatta riflettere? E’ stato vittima della par condicio?
No alla fine tutti d’accordo una pellicola: brutta per la destra, bella ma con riserva per la sinistra.
A noi studiosi di comunicazione politica cosa rimane di questa campagna in cui sono approdati anche i sondaggi americani figli di una strategia ben congegnata per gridare come fa Fiorello a W Radio Due, impersonando lo smemorato di Cologno, “Siamo in testa”?
Rimane il rammarico di non aver visto in tv, nei manifesti, sui giornali alla radio parlare i politici come mangiano. Non hanno fatto capire a noi cittadini nulla di nulla. Siamo pieni di dubbi e cercheremo alla fine di votare quello che secondo noi farà meno danno…
Oppure di votare chi secondo noi ci farà risparmiare più euro. E’ questo il messaggio che è passato. In testa abbiamo sigle di tutti i tipi e tecnicismi: Ici, Pax, cuneo, assestamento, advisor e via dicendo…”
Siamo andati su internet ed abbiamo trovato cumuli di documenti scritti in politichese.
Adesso aspettiamo l’esito delle urne. Poi ci rimetteremo a lavoro per analizzare se ha vinto chi l’ha detta più grossa o chi invece pensa a noi figli di questa piccola grande “Italietta”.
Francesco Pira
Autore : Redazione Corriere
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