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Black out, le proteste del Sindaco sulle colonne del “Corriere della Sera”
Martedì 30, il “Corriere della Sera” ha pubblicato a pagina 8 un articolo (“Gela lasciata al buio per dare energia al Nord”, dell’inviato Felice Cavallaro, che scrive sul black out di domenica con intervista al sindaco Crocetta.
Lo pubblichiamo per una maggiore diffusione tra i nostri lettori.
Il black out si è trasformato in una beffa per Gela, per quel Texas siciliano dove le ciminiere del Petrolchimico hanno preso il posto delle piantagioni di cotone, ricordo d’un tempo andato. All’ombra dei comignoli che fumano e lampeggiano nelle notti di Gela s’é consumata l’ultima sorda guerra fra la città con uno dei più alti tassi di morte per cancro e la fabbrica capace di reggere a ogni black out. Com’è accaduto domenica. Perché fra i complessi d’acciaio della raffineria ce n’è uno che s’accende quando gli altri rischiano di spegnersi. Pronto ad assicurare piena autonomia al Petrolchimico producendo energia elettrica a volontà. Tanta da risultare eccedente e da dover subito dirottarne una gran parte oltre il perimetro industriale.
“E per questo all’alba di domenica ho pensato che non avremmo avuto problemi, che dalla raffineria avremmo ricevuto energia sufficiente”, spiega con rabbia il sindaco di Gela, Rosario Crocetta (nella foto), tessera dei comunisti italiani in tasca, il tono pacato di un uomo mite; ma deciso a denunciare “la beffa”. “Sì, una presa per i fondelli. Sfruttano il territorio e poi si vendono l’energia all’Enel che la dirotta al Nord lasciando le nostre case al buio fino alle 21,30”, tuona Crocetta senza perdere quel riflessivo distacco usato perfino quando si occupa del pericolo numero uno, dei mafiosi che lo minacciano. Il caso Gela diventa così la metafora di una più generale rabbia siciliana espressa dal presidente della Regione Totò Cuffaro, che punta il dito contro i responsabili dell’Enel e dell’autorità unica per l’energia elettrica chiedendo “la testa dei responsabili” e “il pagamento dei danni subiti”: “trovo paradossale che la Sicilia, produttrice del 50% del fabbisogno energetico del Paese, sia ultima a uscire dall’emergenza”.
E’ la stessa posizione del suo assessore all’Industria, Marina Noé, manager cresciuta fra cantieri navali di famiglia, adesso scesa in difesa di un comparto economico che chiede conto e ragione dei danni. La sua è la stessa ricostruzione di Cuffaro: “Potevamo riaccendere le luci della Sicilia alle 9 con l’energia prodotta nelle centrali vicino a Palermo, Messina”… E Gela, come aggiunge Crocetta, per una volta in sintonia con la giunta regionale di centro destra. Ma al sindaco interessa guardare oltre. Anche oltre il Mediterraneo. Al metano di Gheddafi. Perché gli hanno detto che il gasdotto in costruzione per far arrivare il metano libico in Italia sarà pronto fra un anno. Ed è questa opportunità che Gela vorrebbe cogliere al volo. “Come accade con il gas algerino, la Sicilia sarà il primo approdo. E’ Gela il territorio di smistamento”, spiega Crocetta lanciando la sua proposta: “realizzare subito una centrale elettrica a gas capace di usare come fonte il metano, al posto del più inquinante pet-coke bruciato oggi al Petrolchimico”. E precisa: “una mega centrale in grado di servire mezza Sicilia, non solo la raffineria e la città di Gela”. La “beffa” diventa così un’occasione di rilancio per Crocetta che da ieri lavora all’organizzazione di un convegno: “saranno gli esperti a dirci come realizzare un ciclo integrato, centrato sulla combustione del metano libico…”. Un invito rivolto anche ai dirigenti di Eni e Anic, scrutato con qualche dubbio dalla sua consulente culturale, Silvana Grasso, la scrittrice siciliana nata qui: “tutti ci hanno sempre considerati servi, schiavi”. Ma pur diffidente, spera pure lei che il black out accenda nuova luce.
Autore : Redazione Corriere
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