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Corriere di Gela | Assettati e gabbati
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notizia del 07/05/2011 messa in rete alle 22:17:19

Assettati e gabbati

Saremo forse la città più assetata d’Italia. Ed anche la più gabbata. Paghiamo l’acqua con tariffe che crescono senza che nessuno venga a spiegarne la ragione. E non solo. L’acqua non sempre scorre dai rubinetti e quando c’è nessuno la beve. Al massimo la usano per le pulizie di casa. Dicono che è potabile, poi qualche volta si accorgono che limpida e cristallina come dovrebbe essere. Peggio quando il colore assomiglia a quello della Coca Cola. Solo in quei casi, non sporadici, che le autorità trovano il coraggio di bloccarne l’uso. Ma poi si ricomincia.

Quando si percorre la statale per Catania, ci si accorge che nell’unica fontanella di campagna ancora funzionante, nei pressi del Castelluccio, c’è la fila di macchine per riempire qualche bidone d’acqua, di quella poca che ancora scorre da quello che dovrebbe essere un rubinetto. E allora viene spontaneo chiedersi perchè mai, se l’acqua che arriva a casa è “batteriologicamente pura”, c’è sempre tanta (stupida) gente che percorre 20 chilometri andata e ritorno e perde mezza giornata per un paio di bidoni da 20 litri. Di un’acqua – intendiamoci – sulla cui potabilità ci sarebbe poco da stare tranquilli.

Siamo anche la città dove forse si consuma più acqua minerale che altrove. Tutti notiamo autotreni che quasi giornalmente riforniscono i supermercati. Un bel business per i commercianti, che da anni si fregano le mani, speculando magari su un bisogno primario di tanta gente che non si può permettere di spendere 3-4 euro al giorno per un paio di casse d’acqua minerale.

Ma torniamo alle tariffe. Un condominio di dieci famiglie a Macchitella fino all’anno scorso pagava 400 euro per trimestre. Negli ultimi mesi – nessuno spiega perchè – arrivano bollette di 500 e passa euro. Fortunati quelli che hanno una vasca di accumulo. Chi non ce l’ha, nei giorni di interruzione dell’erogazione, affronta disagi inimmaginabili.

Molti – come spesso accade – recitano il vecchio detto “Si stava meglio quando si stava peggio”. Ci riferiamo all’epoca in cui a gestire acqua e fogne erano Eas e Comune. L’acqua mancava, le fogne scoppiavano, ma almeno non pagava nessuno. Ora invece acqua ce ne è sempre poca, le fogne ogni tanto scoppiano, ma le bollette arrivano, sempre più salate.

Finita la fase delle assunzioni clientelari a Caltaqua (ne hanno fatto man bassa parenti e amici dei politici), la società spagnola che gestisce il servizio comincia a licenziare, niente più favori e minaccia quando può tagli ai contatori.

E non è finita qui. Perchè il famigerato 50% degli importi non pagati qualche anno fa per la dichiarazione di “non potabilità” dell’acqua da parte dell’autorità sanitaria e comunale, viene sempre riportato nelle bollette ancora oggi, come un sospeso. Ovvero, se la Regione o chi per essa (per esempio Sicilia Acque) non si farà carico di coprire questo ammanco per le casse di Caltaqua, in qualsiasi momento la società di gestione potrà rivalersi sugli utenti.

Il sindaco Fasulo in questi giorni, ha affrontato la questione, chiedendo conto a Caltaqua dei disservizi degli ultimi giorni. La società di gestione – come si legge in una nota stampa del Comune – ha chiesto scusa assicurando che d’ora in poi ci sarà massima attenzione e maggiore sensibilità nei confronti dei cittadini, ma al primo cittadino le scuse non bastano e dice chiaramente che da oggi accetterà solo i fatti e non più le promesse.

Il sindaco aveva chiesto spiegazioni in merito all’emergenza idrica che ha messo in ginocchio la città durante il week end pasquale e che si è protratta in alcuni quartieri fino ad ieri.

«Caltaqua – dice il sindaco – in queste due settimane ha commesso gravi errori che ora dice di voler riparare. Di certo noi non siamo più disposti a tollerare situazioni del genere. Abbiamo stabilito un piano operativo con diversi interventi di miglioria in alcune zone della città e verificheremo giornalmente il comportamento di Caltaqua”.


Autore : Redazione Corriere
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