notizia del 23/07/2010 messa in rete alle 00:24:01

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I Baby killer di Ardica narrazione quotidiana
Martedì, Giuseppe Ardica, giornalista ennese di Rai Parlamento, è giunto a Gela per la presentazione del suo ultimo lavoro, “Baby killer. Storia dei ragazzi d'onore di Gela”, edito da “Gli specchi di Marsilio”.
Ad attenderlo, all'interno dell'oratorio della chiesa San Giovanni Evangelista, diversi ragazzi insieme alla giornalista Stefania Pistritto ed al parroco Don Giuseppe Fausciana.
La narrazione di Ardica, che segna in profondità le circa centoquaranta pagine del suo scritto, riesce a riportare il lettore all'interno di una fase temporale, ricompresa tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90, dominata a Gela dal sanguinario conflitto esploso tra stidda e cosa nostra.
Ma i protagonisti, questa volta, non sono gli spietati, e assai lucidi, boss delle due organizzazioni, quanto, invece, la manovalanza reclutata tra le strade di una città siciliana, Gela appunto.
“Spesso-dice Ardica- l'opinione pubblica si scandalizza per le storie dei bambini soldati che provengono da aree, africane e non solo, in perenne conflitto, ma difficilmente si è sentito un qualsiasi commento su quello che accadeva in questa città solo venti anni fa”.
Stidda e cosa nostra avevano deciso di prendersi Gela, ed ogni mezzo era lecito per raggiungere l'obiettivo.
Le storie descritte dal giornalista ennese rappresentavano la quotidianità gelese perlomeno fino alla metà degli anni '90: morti ammazzati, ricchezza sfrenata, pizzo, incendi.
Ad eseguire gli ordini dei capi erano i “carusi”, adolescenti che per poche lire non si tiravano indietro quando c'era da freddare un rivale o un commerciante che decideva di non arrendersi alle richieste dei clan. La situazione è mutata?
Mancano le pistole o i fucili che sputano piombo da una via all'altra, ma di certo i minori pronti ad appiccare il fuoco ad un'automobile o ad avvertire i gestori di attività commerciali ed imprenditoriali con proiettili e taniche di benzina non sono di certo rari, confusi tra i coetanei immersi nella frenetica movida estiva. A Gela, i bambini sparavano ed ammazzavano a bordo dei loro motorini, gli adulti, quelli che ormai si erano fatti una reputazione di sangue e affari sporchi, li supervisionavano, li scrutavano, e poi li premiavano, i cittadini, la gente per bene, si accostavano ai corpi falcidiati per strada, guardavano, infine proseguivano per la loro strada.
In fin dei conti, si uccidevano fra loro, a noi cosa importava.
Nella foto, da sinistra, don Giuseppe Fausciana, Stefania Pistritto e Giuseppe Ardica
Autore : Redazione Corriere
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