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notizia del 11/05/2003 messa in rete alle 21:56:51
Blocco ai cancelli della fabbrica
Hanno manifestato martedì mattina per il secondo giorno consecutivo gli operai della Smim, impresa dell'indotto gelese, dopo il provvedimento di licenziamento posto in essere nei confronti di 55 dipendenti. Dopo due anni di cassa integrazione, misura per fronteggiare la crisi derivante dalla penuria di commesse, la Smim Impianti ha deciso infatti di rescindere il rapporto di lavoro con i 55 dipendenti. L'azienda ha laconicamente attribuito a problemi di carattere finanziario, derivanti dalla mancanza di commesse di lavoro, la cessazione del rapporto di lavoro. Dura la reazione dei lavoratori Smim che già nella giornata di lunedì avevano bloccato la Ss 115 Gela-Vittoria e che anche martedì hanno bloccato i cancelli dello stabilimento non permettendo l'ingresso al personale delle aziende Eni.
Al già rovente clima di agitazione si sono poi aggiunti anche i lavoratori della Seci (altra ditta dell'indotto gelese) che reclamano il mancato pagamento degli stipendi, nonché la cassa integrazione dell'anno scorso. Nonostante i tentativi di dialogo dei segretari provinciali del settore metalmeccanico la Smim, non ha ritenuto opportuno attivare provvedimenti tendenti la conservazione dei posti di lavoro.
L'aggravarsi della già precaria situazione occupazionale gelese collegata all'attività del petrolchimico, deriva infatti dalla decisione della Green Stream, (società del gruppo Eni), di affidare l'appalto per il gasdotto libico ad una ditta di Ravenna piuttosto che alla compagine gelese. Questa decisione aziendale, di carattere neocolonialistica che evidenzia la volontà di graduale dismissione del gruppo Eni dal sito gelese, colpisce un territorio fortemente depauperato e profondamente in crisi sia dal punto di vista occupazionale sia dal punto di vista sociale e culturale, ha creato non poco scalpore ed è stata da più parti enfatizzata.
L'on. Morinello ha chiesto ripetutamente l'intervento dell'assessore regionale Marina Noè e dello stesso presidente della regione Cuffaro, per fare chiarezza sulla strategia aziendale dell'Eni e sui risvolti delle scelte attuate dall'azienda: "sono decisioni che ancora una volta penalizzano le aziende, l'economia e la società gelese. Tutto questo favorirà il ristagnare e il ploriferare di condizioni di indigenza e un senso di precarietà tra tutti i lavoratori".
Il sindaco Crocetta dal canto suo, di fronte all'aggravarsi della situazione ha inviato una lettera al presidente del Consiglio Berlusconi nella quale annuncia una mobilitazione generale della società gelese per contrastare la politica dei tagli occupazionali dell'Eni e per difendere l'economia gelese.
(Romualdo Trionfante)
L’Ugl: “Puntiamo sul metanodotto libico”. – La crisi occupazionale e la mancanza di lavoro, come era prevedibile, inizia a mostrare tutta quella carica negativa e di pericolo per i livelli occupazionali e per il futuro di Gela e del suo territorio.
I lavoratori, i sindacati, le istituzioni a tutti i livelli, devono scongiurare questa minaccia.
Ma per scongiurare tutto ciò non basta inseguire tavoli romani per usufruire solo degli ammortizzatori sociali con lo scopo di rendere indolore la fuoriuscita dei lavoratori dal ciclo produttivo e rendere meno amaro il dramma della disoccupazione.
Gli ammortizzatori sociali sono importanti, ma non hanno futuro. Senza un piano di investimenti, senza programmi di sviluppo significa assecondare il declino della realtà industriale di Gela e la sua morte lenta ma sicura.
Basta con gli accordi che non mantengono nessun posto di lavoro.
La Regione siciliana, con l’accordo di programma sulla chimica, si è impegnata alla riqualificazione e reindustrializzazione dei siti petrolchimici.
In particolare la costruzione del metanodotto libico doveva essere una occasione contro la disoccupazione e il metano la risorsa per fare di Gela un importante polo energetico.
L’Ugl dichiara piena e totale solidarietà ai lavoratori dell’indotto in lotta e invita le istituzioni locali, provinciali, regionali e nazionali ad attivarsi per dare soluzioni concrete di lavoro e di sviluppo con l’unico obiettivo di garantire i livelli occupazionali.
(La segreteria territoriale UGL)
Autore : Redazione Corriere
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