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notizia del 08/02/2009 messa in rete alle 21:54:33
In aumento i reati commessi dai giovani
C’è di che preoccuparsi! Da parte dei cittadini singoli anche per un problema di sicurezza. Ma non solo! Per prevenirlo, dovrebbero preoccuparsene le istituzioni educative e quelle politiche.
La scuola non può mettersi la coscienza a posto delibando come vuole la ministra una serie di cinque in condotta… Ci ho lavorato a scuola. Ohimé quante sorprese! Spesso ragazzi dall’apparenza seria, la combinavano brutta con somma sorpresa dei docenti e, soprattutto, degli ignari sconvolti genitori. Tante volte, ragazzi/e che si assentavano dopo essere stati accompagnati/e, o da mamma o da papà all’ingresso della scuola, venivano poi sorpresi/e a bere in qualche locale.o anche o peggio. Una gran bella fatica per tutti tenere alto il livello dell’impegno didattico-culturale, per impegnare le intelligenze con le emozioni. Non proprio facilissimo! Per fargli acquistare fiducia, per conquistarli all’avventura quotidiana dell’apprendimento. Proprio una gran bella fatica che ripagava per il semplice fatto che veniva fatta con la consapevolezza di operare bene per il bene dei giovani e della società. Altro che recupero! La scuola deve collaborare con i giovani perché imparino a dare un senso all’esistenza che spesso da sola non ne ha proprio di senso. Talvolta ci arrivano altri prima che gli educatori legittimi a dare un senso assurdo all’esistenza dei giovani che vengono indotti all’esercizio della violenza contro il mondo, contro la legge, anche contro se stessi.
Sostiene il Dott. Francesco Ingargiola, presidente della Corte d’appello nissena, che il coinvolgimento dei ragazzi nelle attività criminali è in aumento. Che il territorio della provincia, e soprattutto quello di Gela, ha il primato di minorenni denunciati (?) per reati riconducibili all’associazione di tipo mafioso (!). Alla quale, secondo il Presidente della Corte d’appello, arrivano per acquisire “prestigio sociale” e non soltanto per vantaggi economici. Affermazione che dovrebbe fare molto riflettere quanti se ne escono sempre con l’amara considerazione della mancanza di lavoro. Il Dott. Ingargiola rileva come non sempre funzione il dispositivo di “messa alla prova” con relativa sospensione di procedimento penale e misure di avviamento al lavoro in comunità.
Una gran bella verità mi pare abbia colto il Presidente nella relazione di cui parla la stampa regionale di mercoledì 4 febbraio ’09: “mancano figure morali forti”. Ne sono convinto. Da tempo mi sono adoperato per fare dei docenti “figure adulte rilevanti” nel rapporto con gli studenti attraverso la materia di insegnamento. Non, quindi, in modo paternalistico-buonistico. Nella società di massa, per giunta caratterizzata dal lavoro come risorsa scarsa, è difficile individuare figure adulte rilevanti. Era più facile nel mondo artigiano e agricolo. Il capomastro era, ad esempio, “figura morale forte”. Essendo oggi la più grande risorsa costituita dalla conoscenza, le figure morali forti dovrebbero essere i docenti delle scuole secondarie di primo e di secondo grado che, padroni dei loro specifici saperi, dovrebbero diventare “tre volte grandi”, veri Magistri dei loro discepoli.
Quindi anche la politica dovrebbe fare la sua parte. Non solo accordando alla scuola e all’educazione dei giovani il peso che meritano anche nelle scelte finanziarie. Dando spazio alle politiche sviluppate dagli organismi che governano il territorio. A cominciare dal Consiglio Comunale. Secondo me, il Consiglio Comunale di Gela dovrebbe dedicare una seduta monotematica alla relazione di Ingargiola. E, senza perdersi in analisi che la relazione ha già fatto con le competenze di cui dispone, impegnarsi a individuare proposte, strade da seguire, strategie da adottare, indirizzi da suggerire all’amministrazione attiva. Con la consapevolezza che affrontare in una o più sedute consiliari il problema giovanile, trovare la strada per individuare figure morali (non necessariamente individuali) è un investimento per la città che cresce nella misura in cui i giovani crescono.
P.s. Appena qualche giorno fa ho partecipato alla presentazione di un libro di poesie di un giovane nostro concittadino. Quanti ragazzi e ragazze erano presenti all’ex chiesetta di S. Biagio! E giorni prima, in mattinata ragazze e ragazzi dello scientifico sono stati attenti per 5 ore al Convegno sulla Shoà, e nel pomeriggio gli studenti del classico hanno messo in scena un testo teatrale creato da loro. E’ attraverso l’attività creativa che si deve cercare il prestigio sociale. Le istituzioni devono promuoverla, incoraggiarla, forse anche praticarla per dare il buon esempio. Che è sempre più efficace di ogni magnifico sermone.
Autore : Luciano Vullo
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