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notizia del 07/07/2013 messa in rete alle 21:48:35
Sbarco 4/Si riaprino i dossier, quesito al ministero
A pochi giorni dalle celebrazioni per il settantesimo dello Sbarco degli Alleati in Sicilia (9-10 luglio 1943) si riaprono i dossier sulle stragi compiute dagli americani nei sei giorni di guerra che infiammarono il territorio da Gela a Vittoria e durante i quali i soldati dell’Operazione Husky si macchiarono di crimini di guerra sia contro i civili sia contro i militari italiani e tedeschi presi prigionieri.
Biscari, Comiso, Vittoria, Passo di Piazza, sono i nomi delle località siciliane dove si sono consumate le stragi ricostruite nei saggi: Uccidi gli italiani di Andrea Augello (strage di San Pietro di Caltagirone, località Biscari), Gela 1943 di Fabrizio Carloni (strage dei carabinieri a Passo di Piazza) e nel recente Obiettivo Biscari di Domenico Anfora e Stefano Pepi che documenta, per la prima volta, la strage di Comiso nella quale vennero fucilati soldati italiani e tedeschi, e ricostruisce l’omicidio di Giuseppe Mangano, podestà di Acate, ucciso nei pressi di Vittoria insieme al figlio Valerio e al fratello Ernesto.
Dai volumi editi da Mursia ha preso spunto l’onorevole Vincenzo Piso (Pdl) che nei giorni scorsi ha presentato un’interrogazione al ministro della Difesa per chiedere «quali siano nell'ambito delle celebrazioni promosse per il 70° anniversario dello Sbarco le iniziative che si intendono assumere per rendere omaggio alla memoria dei soldati italiani che furono vittime di questi crimini di guerra; e se sia o meno confermato che la Procura militare di Napoli stia svolgendo un'inchiesta sulle stragi di Passo di Piazza e di Comiso».
Le verità nascoste: i libri Mursia sulle stragi americane in Sicilia.
Nell’Operazione Husky, l’assalto alla Fortezza Europa, gli anglo-americani misero in campo 180 mila uomini, 1800 mezzi da sbarco, 600 carri armati, 4 mila aerei. Sulla spiaggia di Gela si trovarono di fronte alla resistenza disperata dei soldati della Livorno, della Goering e di gruppi di civili. La reazione degli americani, caricati dalla parola d’ordine del generale Patton: «Kill, kill and kill some more» fu violenta.
Le verità nascoste per decenni da una storiografia ufficiale, che ha avallato la tesi di un esercito italiano in rotta e ha steso un velo di silenzio e omertà sugli eccidi, sono state riportate alla luce da tre saggi pubblicati da Mursia.
Uccidi gli Italiani di Andrea Augello, pubblicato in prima edizione nel 2009 e in seconda edizione nel 2012 con l’elenco dei nomi e del luogo di sepoltura dei soldati italiani e tedeschi uccisi il 14 luglio 1943 a Biscari, oggi Acate. I soldati italiani furono presi prigionieri dopo la battaglia per il controllo dell’aeroporto di Santo Pietro di Caltagirone e fucilati dai militari della 45ª Divisione di Fanteria dell’esercito americano. Le fucilazioni furono ordinate dal capitano John Compton e dal sergente Horace West. Un primo gruppo di 36 soldati italiani venne fucilato a Santo Pietro, poco dopo altri 35, tra cui alcuni tedeschi, vennero sterminati mentre venivano trasferiti per gli interrogatori. Alcuni italiani riuscirono miracolosamente a salvarsi dalla strage, tra loro l’aviere scelto Giuseppe Giannola che ha recentemente ricevuto la Croce di Cavaliere della Repubblica. Pochi giorni dopo la strage le autorità militari americane avviarono un’inchiesta: West venne condannato mentre Compton riuscì a convincere la Corte di aver agito in osservanza all’ordine di Patton.
Nessuna inchiesta è invece mai stata aperta per la strage dei carabinieri a Passo di Piazza documentata nel libro Gela 1943 di Fabrizio Carloni:
Pubblicato nel 2011, il saggio di Carloni, storico e giornalista napoletano, ha dato conto per la prima volta della strage compiuta a Passo di Piazza da elementi dell’82a divisione aviotrasportata statunitense lanciati nella notte del 10 luglio. A Passo di Piazza, circa otto chilometri da Gela in direzione di Vittoria, i Carabinieri Reali avevano istituito una stazione affidata a una quindicina di militari. Verso le sette di mattina del 10 luglio i carabinieri furono circondati da soldati americani. Colti di sorpresa e consapevoli del rapido deteriorarsi della situazione delle difese italiane, si arresero. Furono disarmati, perquisiti e derubati, poi furono fatti appoggiare a un muro con le mani sulla testa e fucilati, senza preavviso, alle spalle. Alcuni si salvarono. Uno dei superstiti, Antonio Cianci di Stornara, è ancora vivo e ha dato la sua testimonianza per il libro di Carloni.
Stefano Pepi e Domenico Anfora nel saggio Obiettivo Biscari, da pochi giorni in libreria, documentano la strage all’aeroporto di Comiso, ricostruita sulla base dei documenti conservati negli archivi militari, dalle testimonianze di un ufficiale dell’ufficio storico della 45° Divisione di Fanteria statunitense e di un giornalista inglese.
Comiso aveva rappresentato per tre anni la base di partenza dei bombardieri che attaccavano Malta e i convogli inglesi in transito nel Canale di Sicilia. Un obiettivo importante che l’11 luglio alle 15,40 venne attaccato da tre battaglioni della 45a che in poco tempo ebbero la meglio sulla difesa italo-tedesca. I soldati italiani e tedeschi furono fatti prigionieri e un gruppo (sul numero dei morti non c’è ancora certezza) venne fucilato. Pepi e Anfora hanno ricostruito con esattezza l’elenco dei reparti americani che hanno operato a Comiso e i nomi degli ufficiali che li comandavano.
I due ricercatori hanno inoltre raccolto numerose testimonianze sull’omicidio del podestà di Acate, Giuseppe Mangano, del figlio Valerio e del fratello Ernesto. Emblematica quella di Maria Scuderi che all’epoca dei fatti aveva 19 anni e abitava a Vittoria; nella sua casa fecero irruzione il 10 luglio gli americani trascinando le donne della famiglia Mangano mentre gli uomini venivano fatti stendere sulla strada. Vide gli americani portare via i Mangano e il giorno dopo fu tra le prime a sapere che erano stati uccisi in contrada Terripupi. Valerio probabilmente ucciso da un colpo di baionetta, Giuseppe ed Ernesto fucilati ma dell’ultimo non venne mai ritrovato il corpo.
Autore : Redazione Corriere
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