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Corriere di Gela | La città nella morsa del crimine
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notizia del 16/02/2013 messa in rete alle 21:42:00

La città nella morsa del crimine

Gela non ha pace. Abituata ormai ai tre incendi dolosi a notte di macchine , nelle ultime settimane si è svagliata facendo i conti con le retate antimafia che negli ultimi dieci giorni hanno trascinato in carcere 24 persone, quasi tutte gelesi, implicati in fatti di mafia (prevalentemente estorsioni), furti e rapine.

Polizia e Carabinieri non danno tregua, ma chi si illude che sono lontanissimi i tempi del tormentato quinquennio di sangue (1987-1992) si sbaglia. Mancano solo i morti ammazzati – oltre cento in quegli anni terribili – ma il malaffare resta, sia nel ramo estorsioni sia, e forse di più, in quello dello spaccio di droga. Per non parlare della piccola criminalità che tiene sotto scacco la popolazione e che giornalmente fa i conti con furti, rapine, scippi, danneggiamenti ed atti di mero vandalismo.

Recentemente sono venuti a dar manforte ai Carabinieri del locale Reparto territoriale un congruo numero di militari. Presidiano la città e già la loro presenza, seppure al momento ed a quanto ci risulta limitata a presidi stradali, fa da deterrente.

Questa fase di recrudescenza criminale sociologi improvvisati la spiegano con il momento di crisi che la società sta attraversando, senza lavoro, senza prospettive. E’ un’analisi frettolosa e forse anche liberatoria.Ma non regge, o magari regge fino ad un centro punto. Perchè se fosse così, l’intera nazione dovrebbe accusare questi fenomeni delinquenziali, visto che non si sta male solo da queste parti.

L’associazione antiracket alterna esternazioni tranquillizzanti (“nessuno più paga il pizzo”) ad altre più realiste (“nessuno ha detto che le estorsioni sono cessate”).

I diciotto arresti operati dai Carabinieri in settimana e di cui riferiamo in altra parte del giornale, riguardano tutti fatti legati alla Stidda, con implicazioni in tentativi di omicidi e atti di mafia tout-court. Si tratta di gente con precedenti gravi che hanno continuato a delinquere spacciandosi per ravveduti, ma di fatti dediti alle estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti. Il presidente dell’associazione antiracket Caponnetti in proposito ha anticipato che vuole dari vita ad un protocollo nel settore dei cantieri edili, ritenendo che oltre a droga e pizzo c’è da tenere d’occhio questa altra fonte di reddito per il malaffare. Una buona notizia. Altri sei arresti operati la settimana scorsa dalla Polizia, riguardano invece furti e rapine. Ma non di ladri di polli.

Nella notte tra lunedì e martedì scorsi, i carabinieri di Gela hanno eseguito 18 ordinanze di custodia cautelare in carcere di fatto azzerando l’intero vertice della Stidda di Gela tra capi storici, attuali vertici e gregari. Il sodalizio, che contava sull’immediata disponibilità di armi da fuoco ed esplosivi, era dedito alla pianificazione di estorsioni, attentati e danneggiamenti, traffico di droga, controllo della criminalità comune e sostentamento degli affiliati detenuti e liberi. Nell’ambito dell’indagine, avviata nel 2010, è emersa anche la pianificazione dell’omicidio di un pregiudicato locale colpevole di aver danneggiato gli interessi di un soggetto vicino alla Stidda.

Nei confronti degli arrestati sono stati contesti, contestato, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, estorsione, detenzione illegale di armi, con l’aggravante mafiosa prevista dall’art. 7 l. 203 del ’91.

Questi i nomi degli arrestati:

Carmelo Antonuccio 24 anni, Giuseppe Alessandro Antonuccio 34 anni, già detenuto; Gaspare Carella 50 anni, Carmelo Curvà 35 anni, Orazio Luciano Curvà 22 anni, Armando Giuseppe D’Arma 59 anni, già detenuto; Paolo Di Maggio 53 anni, già detenuto; Giuseppe Andrea Mangiameli 37 anni, Francesco Morteo 49 anni, già detenuto; Davide Nicastro 33 anni, Simone Nicastro 31 anni, Ettore Nobile 25 anni, Emanuele Palazzo 55 anni, Alessandro Peritore 21 anni, Calogero Orazio Peritore 29 anni, Giuseppe Alfio Romano 32 anni, Pasquale Sanzo 30 anni, Massimiliano Tomaselli 32 anni.

L'inchiesta ha già permesso di sequestrare un considerevole quantitativo di hashish (circa 5 chilogrammi).

L'operazione antimafia dei carabinieri di Gela, che ha visto impegnati quasi cento carabinieri, un elicottero e unità cinofile è stata denominata Agorà, con 18 ordinanze di custodia cautelare in carcere, ha permesso di ricostruire l'organigramma della Stidda di Gela e i rapporti di stretta collaborazione con Cosa Nostra, con la quale, in certe zone e in determinate circostanze, venivano divisi al 50% i proventi degli affari illeciti pianificati, secondo "una vera e propria logica di spartizione delle fonti di guadagno".

La richiesta del pizzo avveniva in diverse forme, con l'assun-zione di stiddari e con pagamenti periodici o una tantum, sottoforma di regali agli uomini delle cosche o come contributo per le famiglie dei detenuti, specie sotto le festività di Pasqua, Ferragosto, festa della patrona e a Natale.

Un imprenditore ha rivelato di avere subito, nel 2000, da Giuseppe D'Arma, uno degli arrestati, la richiesta del 2% dell'appalto di 900 milioni di lire. Pagò un primo acconto di un milione l'indomani. Nel 2008, sarebbe stato Alessandro Antonuccio, per la Stidda ad avanzare altre richieste simili. I soldi servivano all'organizzazione anche per pagare le costose spese legali. Secondo i carabinieri, Emanuele Palazzo controllava tutto e si rapportava con gli esponenti di Cosa Nostra. Il luogo degli incontri era piazza Municipio, dove gli investigatori, con potenti mezzi audio-visivi, hanno registrato a distanza immagini e conversazioni. I luogotenenti di Palazzo erano Giuseppe Romano (curatore delle estorsioni e delle ritorsioni da attuare contro chi non pagava), Massimiliano Tomaselli (responsabile del grosso traffico di stupefacenti con Carmelo Antonuccio e Andrea Mangiameli come corrieri della droga), i fratelli Calogero e Alessandro Peritore (per lo spaccio).

Nel corso delle indagini sarebbe emerso che la Stidda appoggiò un candidato nelle comunali a Gela nel 2010. Da un altro filone d'indagine, che riguarda il voto di scambio, nell'inchiesta antimafia «Agorà»che ha portato al maxi arresto, gli investigatori sono riusciti ad intercettare conversazioni degli stiddari che alle ultime elezioni comunali, nel 2010, avrebbero fatto votare in favore di un sponente politico gelese non ancora idenfiticato. Il compito era quello di mobilitare l'organizzazione mafiosa orientando, in cambio di buoni di benzina, gli elettori a votare in favore del politico.


Autore : Redazione Corriere
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