notizia del 30/11/2012 messa in rete alle 21:37:32

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Morte in fabbrica, s’indaga sulle cause
In fabbrica non si muore solo di cancro. Ci si può rimettere la pelle travolti da un tubo. Cosa che è capitata intorno alle 18 di mercoledì scorso, vittima un operaio della Cosmisud che opera nell’indotto della Raffineria Eni di Gela. Gianfranco Francesco Romano, 30 anni, stava movimentando alcuni tubi nell’area del pontile, zona diga foranea, quando è stato improvvisamente, forse per il troppo vento che imperversava in tutta l’area gelese, travolto da un tubo di grosse dimensioni sganciatosi da una grù. Lascia la moglie e due figli.
Appena ventiquattrore prima, il responsabile della sicurezza delle aziende Eni, Giuseppe Ricci, aveva rassicurato tutti sul ridotto tasso di infortuni registrato nella fabbrica, che lui conosce bene per avervi operato come amministratore delegato. Una beffa. Il sindaco Fasulo ha espresso cordoglio alla famiglia ed ha proclamato il lutto cittadino. «È necessario che si faccia chiarezza sui motivi di questa immane tragedia – ha detto – affinchè nessuno sia più costretto a piangere un marito, un padre o un figlio che ogni giorno esce da casa per guadagnarsi di che vivere. Occorre fissare regole e strumenti efficaci che garantiscano maggiore e scrupolosa attenzione alle norme di sicurezza in ogni luogo di lavoro per evitare che si ripetano situazioni del genere».
Il presidente della Regione Crocetta ha chiesto che «venga fatta luce sul grave episodio, verificando che tutte le norme sulla sicurezza siano state rispettate». I lavoratori dell’indotto hanno manifestato venerdì mattina, mentre la magistratura potrebbe aprire un’inchiesta per verificare l’esatta dinamica del mortale incidente sul lavoro.
Autore : Redazione Corriere
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