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Corriere di Gela | Lavoro, esistenza e... posto fisso
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notizia del 25/10/2009 messa in rete alle 21:32:43
Lavoro, esistenza e... posto fisso

Cose serie. Non per il ceto che si arroga il diritto di dirigere il nostro Paese. Con queste cose ci scherza anche quando sembra faccia sul serio. Pare che apra un dibattito e, invece, distrae l’attenzione, confonde con la collaborazione di molta stampa e delle tv. Intanto distrugge quel che resta dello Stato.
Il posto fisso è un valore! Chi lo dice? Proprio i sostenitori del più vetero liberismo che, in sostanza, hanno sposato la causa della libertà in termini di libertà di comprare e vendere lavoro. In nome della deregulation. Che non se ne può più dello Stato protezionista dirigista comunista, caro popolo delle libertà! E ora? Dopo aver favorito più di 46 tipi di contratti a termine, interinali, di flessibilità e licenziamenti nella scuola e nelle fabbriche e negli uffici, proprio gli artefici di tanta giungla ora, come funghi spuntati dopo un temporale, scoprono che il “posto fisso” è un valore. Ma dove vivono costoro? No, non sono verginelli nati ieri e ingenui. No, il ceto che dirige il Paese in realtà ha chiaro il progetto di portarlo allo sfascio. Vuole che gli italiani sbandino, proprio come tragicamente sbandarono dopo l’armistizio dell’8 settembre del ’43 in piena guerra.
Quello che non avvenne, per esempio, a Cefalonia! Lo feci notare agli studenti che ho avuto il piacere di accompagnare in un viaggio di istruzione nell’isola greca. Italiani che non sapevano più chi erano i nemici dai quali guardarsi, gli altri italiani o i tedeschi. E tanti tantissimi finirono scannati. Ora si vuole massacrare lo Stato, facendo sì che nessuno capisca più niente di niente. Il dibattito deve essere responsabilmente affrontato ma non sul tema del posto fisso. Sarebbe un errore madornale per la sua inattualità. E’ più inconcepibile che in un’era in cui la tecnologia cambia gli assetti produttivi con enorme rapidità, si mantengano profili professionali permanentemente per la durata di un’esistenza. Già in un vecchio, bellissimo e drammatico film di tanti anni fa con il simpaticissimo Renato Rascel, Policarpo ufficiale di scrittura, il tema venne affrontato quando ancora si trattava di passare dalla scrittura con astuccio in legno, pennino metallico, calamaio e inchiostro alla scrittura dattilografica. Ma ora? Ora in epoca di touch generation? Ma stiamo scherzando? I profili professionali saranno sempre di più breve durata. Non solo! Il lavoro umano al fine della produzione di merci e di servizi sarà sempre meno richiesto. Lo insegnano i chiarissimi docenti anche alla Bocconi di Milano e nelle università private tanto amate dai nemici di ciò che è pubblico e statale. Il lavoro sarà sempre di più una risorsa scarsa. Così impostando le cose, o si deve combattere contro ogni forma di innovazione (cosa che mi sembra assolutamente inattuale) o occorrerà pensare a nuovi assetti della società che da un canto favoriscano l’istruzione e l’aggiornamento e dall’altro garantiscano a tutti, ma proprio a tutti, un reddito minimo che serva a dare sicurezza all’esistenza di tutti dai bambini, agli anziani, ai provvisoriamente inoccupati o impegnati in aggiornamento e produzione di cultura.
I democratici, non importa se di sinistra, di centro o di destra oggi devono fare i conti con la nuova realtà e non lasciarsi trascinare da chi impone un’agenda politica mirata solo allo sfascio. Non è un’eresia oggi parlare di reddito minimo garantito. Se qualcuno la ritiene tale, proponga qualcosa di serio e non ci porti allo sbando con proposte che non stanno né in cielo né in terra.


Autore : Luciano Vullo

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