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Corriere di Gela | Di nuovo sulle Riforme e sul “nuovo Rinascimento”
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notizia del 16/10/2004 messa in rete alle 21:28:21
Di nuovo sulle Riforme e sul “nuovo Rinascimento”

Quando Padre Ennio Pindacuda, introducendo i lavori del IV Congresso Regionale dell’Anci Sicilia, fa un accorato appello ai sindaci siciliani e dice: “Dovete fare rinascere la polis !”, provo un moto di sussulto.
Rinascimento! Così ha intitolato il suo programma di governo della città di Gela Rosario Crocetta. Un parola magica? No, certamente! Né volontà di atteggiarsi a “novello principe” o a “tirannos” per esigenze mass medianiche propagandistiche.
Ché ci vuole coraggio a rifondare la democrazia nel rispetto della legalità e della concordia civica laddove abuso, violenza, demagogia, corruzione degli apparati, rozzezza e latrocinio hanno devastato il territorio e le coscienze. E, ora, qualcuno ha l’ardire di accusare, di minimizzare, svilire, sorridere con sussiego, minacciare in modo talora cifrato, in codice per occultare le proprie responsabilità e le inadempienze.
Ché ci vuole coraggio a camminare in un campo che si sa minato per avviare processi nuovi di amministrazione della città con un approccio culturale e politico originalissimo, mai prima sperimentato avendo come punto di riferimento la città antica e quella dei “novelli principi” e la consapevolezza di innovare metodi per una qualità della vita al passo con le esigenze poste dal cammino delle scienze, delle tecnologie, della comunicazione, delle relazioni interpersonali coniugando la dimensione locale con la prospettiva della globalizzazione. Nella pace e nella collaborazione dei popoli.
Ché ci vuole coraggio a riformare la politica sapendo che il distacco da pratiche fortemente consolidate e diffuse comporta il rischio della solitudine e, associato, il rischio del velleitarismo, del giacobinismo. Di ciò che rimproverano i sapientoni a Crocetta che, a loro avviso, vuole governare la città con la Polizia che gli fa compagnia nei movimenti e che è addirittura presente durante lo svolgimento delle gare nelle stazioni appaltanti.
Chi ama la bellezza e la sceglie come valore al quale ispirare l’impresa politico-amministrativa, non credo goda di vivere una vita blindata sacrificando a cuor leggero la propria privatezza. E’ qui lo scandalo! La rinuncia alla dimensione privata per privilegiare quella pubblica invertendo “scandalosamente” un costume ormai solidificato – non solo nella città di Gela – e portato a modello addirittura dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Cavaliere pontifica “Voi fatevi i fatti vostri, che ai problemi del paese ci penso io!”.... E’ così che egli rivolge più che un semplice invito a trascurare i diritti di cittadinanza. Ché l’uomo è libero in quanto cittadino, come ci hanno insegnato dal Settecento in poi. L’invito al ritorno nella nicchia, riservando a sé il diritto ad amministrare – privatamente (?) – il più grande bene comune, lo Stato. Quella che egli chiama Azienda-Italia.
Rosario Crocetta ha capito che il Comune è il punto di incontro del cittadino con le istituzioni. E si sta adoperando perché il Nuovo Rinascimento faccia vivere la dimensione pubblica dell’uomo, il suo essere cittadino, in modo pregnante. Avendo scelto di vivere la dimensione pubblica in modo totale per mettere le “persone” – tutte e a prescindere da età-sesso-religione-condizione economica – di vivere a Gela e nel Mondo l’armonia della dimensione pubblica e di quella privata della vita. Sto scrivendo di un eroe? E perché no! Non ho alcun timore a dirlo. Non temo di essere accusato di piaggeria o di servilismo. Posso, evidentemente, sbagliare. Vedo che quella che alla mente fredda e libera può apparire una forzatura – e forse lo è! – corrisponde a un grande disegno riformatore e di Ri-nascita. Merita, da chi ragiona con mente sgombra da giudizi prefabbricati, attenzione. Forse anche di qualche suggerimento. Sicuramente di gioiosi sostegni. Per un’avventura che ha una finalità nobile, esaltante: “Fare rinascere la polis”, proprio come invita Padre Pintacuda, che se ne intende. L’alternativa essendo la disperazione, la vita asservita alla bruttezza, alla vergogna, al sudiciume, all’infamia dei rapporti umani, al ritorno dei sentimenti degli uomini alla condizione ferina magari lucidata da strumenti elettronici.
Mi è capitato di dire in Consiglio Comunale della necessità di pensare la democrazia nel tempo nostro e nella città nostra. Senza fughe in avanti, ché non credo di essere un visionario. Forse appaio tale perché non mi piace proprio vivere come Ciacco nella bolgia dell’Inferno di Dante. Meglio Firenze, la città. Né basta denunciare la condizione pietosa di Gela. In quanti l’hanno fatto! Più difficile rimboccarsi le maniche e cercare collaborazioni e trovare quelle vere e anche quelle apparenti da far divenire vere. Impresa non facilissima, oggi a Gela. Non impossibile, però, se si chiarisce l’intreccio della democrazia nuova – qualcuno direbbe “postmoderna“. Per cui il “RiNascimento” della città. Cioè, del luogo dove si sperimenta giorno dopo giorno la democrazia diretta e partecipata. Come nell’antica Ghelas, che fu libera e ricca. L’abbiamo capito “leggendo” recentemente la “Ceramica attica”. Tantissima, bellissima, elegantissima. La città che vede tutti i cittadini e le cittadine chiedere, liberamente e nella legge, spazi, relazioni, tempi, istruzione, ricreazione, pratiche sportive e servizi di qualità per una vita serena, luminosa, vivace. Per la teatralizzazione della vita? Si, proprio per questo! Ché abbiamo una lunga tradizione. Nella nostra città prima quasi tutto si faceva all’aria aperta nelle piazze, nei cortili, nelle strade davanti alla propria casa, che era il luogo riservato alla vita intima, alle privatissime passioni. (Come mi piacerebbe vedere la Via Pisa viva non solo durante i festeggiamenti della Patrona, con mostre e negozietti e bar e pizzerie e luoghi di intrattenimento e nei cortili qualche libreria, una ludoteca, una cineteca!…Non sarebbe malaccio! ). Questo il Comune del RiNascimento.
Ma anche il luogo della democrazia rappresentativa. Mediata dagli organismi che canalizzano la domanda nelle istituzioni e la formano dialetticamente. Dico dei partiti e dei movimenti che portano le loro rappresentanze nel Consiglio Comunale, nelle Istituzioni e fanno sì che la domanda individuale, privata che potrebbe anche essere “egoistica“, diventi “città“. Nel Consiglio Comunale il “privato“ diventa “pubblico“. Proprio come avveniva nell’Agorà della polis dove Socrate poteva essere condannato per “empietà“ e per “corruzione di giovani“. Come avveniva nel Senato romano –“mala bestia!” – rispetto ai Senatori – “boni viri!”. Sì, perché la “legge” nella sua sacralità pubblica comporta sempre un qualche sacrificio rispetto alla privatezza ‘domestica’.
Questo avrei voluto dire al Consiglio Comunale di Gela. Il quale deve riflettere anche sulla novità della democrazia ‘virtuale’ che, intrecciandosi e a volte intercettando la democrazia diretta e quella rappresentativa del Comune, determina la condizione del “Nuovo RiNascimento della città”. Riprendendo il discorso del “riformatore”, dopo averlo interrotto per motivi contingenti, mi pare che da qui si deve partire per individuare la figura e le condizioni del riformismo democratico a cominciare dal Comune. E spero di poterlo continuare…


Autore : Luciano Vullo

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