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Corriere di Gela | Progetto Gela Provincia, i sindacati rispondono
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notizia del 03/12/2006 messa in rete alle 21:28:39
Progetto Gela Provincia, i sindacati rispondono

Sabato 2, alle ore 10, a Palazzo Ducale, il comitato “Progetto Provincia” incontra i rappresentanti delle organizzazioni sindacali di categoria con i quali discutere su come raggiungere l’obiettivo della creazione della decima provincia siciliana con capoluogo Gela. Hanno già dato adesione al convegno di sabato la Cgil, la Uil, Cobas, Confcommercio, Confesercenti, Fipe, Confartigianato, Casartigiani, Cia, Federcoltivatori, l’Ordine degli avvocati. Nelle ultime ore, il comitato “Progetto Provincia” ha comunicato che anche l’Ordine dei dottori commercialisti ha dato l’adesione alla partecipazione del convegno di sabato, nel corso del quale sarà discusso il documento che segue, da sottoporre alla firma dei soggetti aderenti. Stupisce, ma non più di tanto, la latitanza delle forze politiche, i dirigenti dei partiti, i rappresentanti delle istituzioni costituite.

Il futuro di Gela e circondario
"Questo scritto nasce per poter sensibilizzare l’opinione pubblica e gli amministratori, affinché facciano la giusta scelta per migliorare la qualità della vita dei cittadini.
La carenza generale di servizi, la cattiva gestione del territorio, gli abusi e soprusi subiti da una gestione campanilistica delle Province di Caltanissetta Enna ed Agrigento e dei loro esponenti di spicco della politica nazionale e regionale, atta a favorire investimenti servizi e risorse lontani da questo territorio, obbligano questa comunità a dire, basta!
L’essere soggiogati dai nisseni, condiziona negativamente lo sviluppo di Gela e delle città limitrofe, le politiche organizzate ad oltre 80KM di distanza, per la crescita dell’interno della Sicilia, sono incompatibili con un territorio posto nella costa meridionale di questa isola, considerando tra l’altro che la differenza di abitanti, a Gela superiori di 17.000 unità rispetto al capoluogo, innesca gelosie e comportamenti tali da non rendere cordiale il rapporto tra queste due comunità.
Da una attenta analisi della situazione gelese, si evince che molti dei problemi di questa realtà, sono imputabili ad un solo enorme problema, non essere capoluogo di Provincia.

La mancanza di enti e uffici centrali, esistenti solo nei capoluoghi di Provincia, è causa di degrado sociale, quindi, assistiamo passivamente a quello che avviene in una città con un alto tasso di criminalità, dove la mancanza della Questura, della Prefettura, di un giusto numero di forze dell’ordine e con qualità adatte a contrastare tale fenomeno, faccia da argine al continuo proliferare di delinquenza comune e organizzata. Tra l’altro è moralmente giusto che le istituzioni siano presenti dove maggiore è il numero dei cittadini.
La mancanza di enti e uffici, non è l’unica causa di non sviluppo del territorio, ad esempio, in campo sanitario assistiamo al potenziamento e miglioramento dei servizi delle altre realtà siciliane, ma l’ospedale di Gela su 20 aziende ospedaliere operanti in Sicilia è quello che riceve meno in termini di finanziamenti, nonostante un bacino di utenza certamente superiore a molti altri ospedali, e poi normale che nella graduatoria nazionale l’ospedale di Gela risulti avere il più basso costo per paziente, con soli 280 posti letto la rotazione tra pazienti deve necessariamente essere rapidissima. Anche il comprensorio soffre, le scelte dell’Asl 2 sono indirizzate ai comuni vicini al capoluogo cioè San Cataldo e Mussomeli, dimenticando importanti realtà come Niscemi e Mazzarino. Sempre in ambito sanitario resta a tutt’oggi escluso l’ospedale gelese dall’istituzione del Polo Oncologico, città dove insiste una raffineria, che a detta di alcuni esperti riunitosi a Giardini Naxos nell’autunno del 2005, le emissioni da essa prodotte sono causa di malattie tumorali, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato, da anni, Gela e i comuni vicini (Niscemi, Butera, in quanto città che ricevono anche loro l’inquinamento emesso dal petrolchimico), città ad alto rischio ambientale. Quindi, assistiamo impotenti all’istituzione di due centri per la cura oncologica a pochissimi chilometri di distanza,uno a Caltanissetta e l’altro a San Cataldo, a Gela e Niscemi non rimane altro da fare che inviare i pazienti ad 80 km per riempire i loro reparti. Non si capisce quindi, la razionalità della scelta dell’Asl 2.

Non essere capoluogo,e non attivare politiche di sviluppo armoniche per l’intero territorio, nonostante l’elevato numero di abitanti del comprensorio, significa anche non avere né peso né la giusta considerazione nelle scelte di sviluppo attuate dallo Stato, dalla Regione, dalle Province. Quindi quando si sceglie di raddoppiare le corsie in alcune strade, spuntano davanti i capoluoghi, ed ecco che puntualmente una arteria come la Gela-Catania nonostante risulti essere la seconda strada statale più transitata della Sicilia dopo la Siracusa-Catania, passa in secondo piano, prima occorre accogliere le istanze delle Province, quindi, prima la Caltanissetta-Agrigento, la Ragusa-Catania, La Agrigento-Palermo, ecc. Ci accorgiamo come anche il comprensorio non stia meglio, ad esempio, la SS 117 Bis Gela-Piazza Armerina termina a soli 4 km dall’Autostrada Pa-Ct, da vent’anni i piazzesi percorrendo tale strada, per soli 4 km debbono improvvisarsi piloti di Rally, così avviene anche per il collegamento Licata-Riesi. Stessa cosa avviene per le infrastrutture aeroportuali, naturalmente ha avuto più forza l’intera Provincia di Ragusa, facendo sorgere l’aeroporto di Comiso, ne avrà più forza anche la Provincia di Agrigento, Gela, oppure Licata che anch’essa in passato fece un tentativo, purtroppo nelle sue lotte è sola, orfana di Provincia, quindi si scopre che alcuni enti e persone del Capoluogo sposano le iniziative fuori Provincia, fuorchè appoggiare iniziative che partano da Gela o dal circondario. Siamo l’unico porto della Provincia, e per transito merci il secondo della Sicilia, però e come se Gela nelle scelte e investimenti portuali nemmeno esistesse, anche in questo caso vediamo che le lotte di Province unite superano di gran lunga la forza contrattuale di un comune solo, di un comune orfano. Anche Licata soffre di queste egemonie provinciali, nonostante abbia un antico porto, commerciale e peschereccio fruibile per grandi movimentazioni, viene puntualmente esclusa, in favore di altre realtà.

Gela, Piazza Armerina, Licata, Mazzarino, Butera, Niscemi e Riesi, nonostante abbiano beni archeologici di altissima importanza e qualità, nonché alcuni riconosciuti Patrimonio dell’Umanità, non vengono attenzionati con i giusti meriti dalle Sovrintendenze, che si occupano esclusivamente di valorizzare soltanto le sedi Provinciali.
I cittadini di Gela e del territorio non essendo tutelati, e scorgendo le differenze, si sentono impotenti, inferiori, rispetto a cittadini di altre realtà. Eppure il terzo articolo dei Principi Fondamentali della Costituzione Italiana dice: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” .
Questo territorio dalle grandi possibilità di sviluppo, insieme ai suoi cittadini non partecipa affatto all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese, anzi, subisce passivamente scelte che lo danneggiano irrimediabilmente. Questo è il motivo per cui un gruppo di persone, liberi da condizionamenti, vogliose di giustizia, hanno fondato il Comitato “Progetto Provincia”, per dare libertà ad un territorio sfruttato e martoriato, per non dipendere più da Province parassite e da loro politici, per essere liberi di scegliere il nostro futuro, e non farcelo imporre da altri. Per questo chiediamo la condivisione e l’impegno affinché venga raggiunto l’obiettivo della istituzione di una nuova Provincia".


Autore : Redazione Corriere
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