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Corriere di Gela | La vicenda Agroverde si sgonfia
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notizia del 23/07/2010 messa in rete alle 00:22:11

La vicenda Agroverde si sgonfia

A conclusione di una lunga fase istruttoria, il Tribunale di Gela presieduto dal magistrato Lirio Conti ha emesso il verdetto finale concernente il procedimento avviato a seguito dei fatti che avevano interessato il presidente della cooperativa gelese “Agro Verde”. Stefano Italiano (nella foto), imprenditore che in passato aveva denunciato gli estorsori di una cooperativa agricola in grado di produrre fatturati milionari, ha ricevuto la decisione finale: la corte ha stabilito nei suoi confronti il non doversi procedere. Stando al dispositivo letto in aula nel tardo pomeriggio, l'azione penale esercitata dalla locale Procura non doveva essere condotta poiché l'imputato era già stato giudicato per gli stessi fatti.

Era il novembre del 2002, il blitz “B-side” condusse al fermo di 63 affiliati alla stidda gelese, fra gli indagati vi fu lo stesso Stefano Italiano, ma la sua posizione venne successivamente archiviata. Oltre al non doversi procedere, il collegio giudicante ha disposto il dissequestro della cooperativa “Agro Verde”, entità economica con un valore di circa 30 milioni di euro, e dei beni personali dell'imputato.

Le accuse mosse dal sostituto procuratore della Dda di Caltanissetta Onelio Dodero si fondavano sulla presunta partecipazione dell'imprenditore ad un sistema di riciclaggio di ingenti somme provenienti dagli affari del gruppo mafioso.

Per Italiano, già vice-presidente dell'associazione anti-racket “Gaetano Giordano”, si conclude una vicenda che lo aveva visto balzare agli onori delle cronache nazionali.

Nel marzo di tre anni fa, l'allora Ministro degli Interni Giuliano Amato aveva visitato la sede dell’Agroverde con l'intento di testimoniare la vicinanza dello Stato ad un gruppo di imprenditori che aveva deciso di denunciare il racket delle estorsioni. Le dichiarazioni di Italiano, infatti, erano state essenziali per l'avvio dell'indagine “Mantide” che condusse all'arresto di Calogero Cosenza ed Emanuele Cosenza, padre e figlio, insieme ad altri affiliati, accusati di essere i principali collettori delle estorsioni condotte dal gruppo della stidda ai danni dell' Agroverde.

Nel dicembre di due anni fa, però, la Dia nissena lo accusò di essere stato reticente e di non aver indicato taluni rapporti sospetti con uomini dei clan. Ora il processo penale si è concluso, nell'attesa di capire se la procura deciderà di opporsi in appello alla decisione di primo grado.


Autore : Redazione Corriere
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