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notizia del 11/03/2011 messa in rete alle 21:18:28
A proposito di 8 Marzo: «Siamo così»
Giusto un anno fa, scrissi in questa rubrica sulla giornata dell'otto marzo, sulle sue origini, sulla condizione femminile e quant'altro. Chiusi augurando a tutte le donne... figli maschi. Consiglio di rileggerlo. Mi rivolgo in questo caso molto di più alle lettrici, magari quelle più frettolose. Si sa, la satira paga sempre dazio, specie oggi che la si confonde con la comicità. Ebbene cosa è cambiato in un anno? In Italia è nato un movimento, “se non ora, quando?”, che con la solita ironia ho puntualmente, debitamente e “premurosamente monitorato”, nella sua versione gelese e sempre sulle colonne di questo giornale. E' successo cioè, che grazie alla vita privata debosciata del cavaliere più famoso dello stivale, alcune “Sorelle d'Italia” abbiano deciso di smuoversi da una condizione.
Che è una condizione di apparente apatia, innanzi alla straripante visione maschilista della società italiana, così come appare nelle sue manifestazioni più eclatanti: con l'imperante comunicazione ed i mass media in testa a testimoniarlo.
Lo avevano promesso, quasi giurato e l'hanno mantenuto alla prima occasione. Quelle parole pronunciate a Piazza Umberto I così come nelle altre piazze italiane il 13 febbraio scorso, non sarebbero rimaste lettera morta. Anzi, l'otto marzo, il titolo cambia: ora a chiudere non è più un punto interrogativo, ma esclamativo. Il titolo, in altri termini, si allunga e diventa, “Se non ora, quando? Adesso!”. Dovremmo allora ringraziare Silvio? O magari pensatori illustri e meno conosciuti come, nel suo piccolo che diventa grande nel word wide web, quel Clark Kent e le sue provocazioni in “Se non ora, ma quando mai”?. Di sicuro, è chi scrive a ringraziare dell'invito rivoltogli a partecipare all'incontro nella Chiesetta San Biagio. L'obiettivo dell'happening, il primo in senso cronologico, è stato “Riappropriarsi dell'otto marzo”. E, lungi da me definirla semplicemente “carina”, l'iniziativa ha avuto il successo che meritava, non cadendo nel rischio di uno scivolone “carnevalesco” considerata la coincidenza con il “martedì grasso”. Indovinata la mostra “Siamo Così”, nata - se non ho capito male - dall'idea di portate due “cose” a rappresentare un motivo di soddisfazione ed un motivo di insoddisfazione personali, con allegate la descrizione ed il perché della scelta, anche sotto forma anonima. Non meno interessanti ed azzeccate le tematiche scelte: la maternità ed il lavoro. Apprezzato in molte sue parti, almeno per quel che mi riguarda, il discorso del Prof. Scibona. Insomma, un evento per larghi tratti riuscito, quantomeno a livello locale, sia per la coerenza rispetto a quanto annunciato qualche settimana prima, sia per il non aver sconfinato in ambiti di che si sarebbero rivelati per il momento angusti e prematuri. Come “prematuro”, lo definirei addirittura “a rischio aborto”, lo slogan nazionale adottato dal movimento per la giornata dell'otto marzo: e vale a dire “Rimettiamo al mondo l'Italia”. Se giornalisti e media rappresentano una realtà distorta del mondo femminile, slogan del genere non sono né da battaglia, né da sfida. E purtroppo non esprimono nemmeno quel vero risentimento che mi aspetterei da donne con la “d” maiuscola verso ex veline, ex letterine, ex meteorine, eccetera, con tanto di “mammine irrealizzate” a seguito, che nulla hanno a che vedere le “candide vallette” di una volta, brave solo ad alimentare quegli stereotipi su cui un'abbondante informazione di bandiera (dall'una e dall'altra parte) gioca alla disputa, anche per sopravvivere alla crisi economica. Francamente, non credo che una Montalcini che bacchetti una “papi girl” non faccia notizia.
Autore : Clark Kent
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