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Corriere di Gela | Il lavoro, per una convivenza umana, libera e solidale
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notizia del 18/04/2006 messa in rete alle 21:15:45

Il lavoro, per una convivenza umana, libera e solidale

Attualità 2 Il lavoro, per una convivenza umana, libera e solidale Per la festa di Pasqua siamo chiamati ad annunciare la speranza cristiana, che non è un’utopia umana, ma un "attender certo" (Dante), perché si fonda sulla gioiosa testimonianza degli apostoli: Gesù, il Crocifisso, è Risorto! La risurrezione di Cristo è l’avvenimento centrale su cui si fonda la fede cristiana e che accomuna tutti i credenti in Cristo.
Il pastore evangelico Dietrich Bonhoeffer nel 1944, prima di essere giustiziato, scrisse che "la risurrezione di Cristo è il vero ‘punto d’Archimede’ a partire dal quale è possibile sollevare il mondo". Il teologo ortodosso russo Pavel Florenskij, fucilato l’8 dicembre 1937 scrisse: "Se il Figlio di Dio non fosse risorto, allora il tesoro più prezioso si sarebbe definitivamente bruciato e la bellezza sarebbe irrevocabilmente morta. Se il Figlio di Dio non fosse risorto, allora il ponte fra la terra e il cielo sarebbe crollato per l’eternità. E noi saremmo rimasti senza nessuno dei due, perché non avremmo conosciuto il cielo e non avremmo potuto difenderci dalla distruzione della terra".
Il prossimo Convegno ecclesiale che si svolge ogni dieci anni e che si terrà a Verona ha come tema “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”. La testimonianza del Risorto deve investire anche il mondo del lavoro, che è partecipazione diretta, creativa anche se faticosa, al disegno di Dio sulla storia. L'uomo attraverso il suo lavoro completa l'opera della creazione perfezionando secondo un disegno di bellezza e di giustizia il mondo delle cose e realizzando attraverso il lavoro la propria umanità. Il lavoro è veramente umano quando è cosciente e responsabile, espressione della personalità del lavoratore e non di una macchina inanimata. I cristiani siamo chiamati a vedere nel lavoro di ogni giorno non una qualsiasi realtà terrena, ma la strada ordinaria per vivere l'amore sino alla sua perfezione contribuendo alla costruzione di una convivenza umana più giusta, più libera e solidale.
Il superamento di una organizzazione della produzione che im-poneva alla maggior parte dei lavoratori un’attività ripetitiva, rende oggi possibile favorire forme di lavoro più rispettose delle persone, che ne sviluppano creatività e coinvolgimento. Oggi è possibile e auspicabile la promozione della piena e buona occupazione, che non umilia cioè la persona, ma le consente di partecipare attivamente alla produzione del bene comune. Una condizione per raggiungere questi obiettivi è un’adeguata preparazione delle persone all’apprendimento continuo, che consente flessibilità di adattamento all’incessante cambiamento tecnologico senza scadere nella precarietà. Gli auguri pasquali che desidero rivolgere a tutti coloro che a vario titolo sono impegnati nelle aziende del Gruppo Eni scaturiscono dalla certezza che la fede nel Risorto ci fa sperare che la sofferenza e la tribolazione, le catastrofi e la morte non sono l’ultima parola sulla storia dell’umanità, ma sono aprono la nostra esistenza ad una prospettiva di speranza che ci spinge a lavorare per un mondo migliore che ha come orizzonte ultimo la vita eterna.

Michele Pennisi
vescovo Diocesi Piazza Armerina


Autore : Redazione Corriere
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