notizia del 13/11/2011 messa in rete alle 21:12:09

|
Si era fatto bruciare l’«Hi-Tech Cafè». Arrestati dai CC esecutore e mandante
Questa notte i Carabinieri del Reparto Territoriale di Gela hanno eseguito due Ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Gela, nei confronti di ASCIA Rocco, classe ’75 e DI FEDE Alessandro, classe ’91, entrambi gelesi, ritenuti responsabili del reato di incendio aggravato in concorso perché, al fine di ottenere il risarcimento del danno da parte della società assicuratrice, provocavano l’incendio dell’attività commerciale, sita nella frequentatissima zona di Capo Soprano, denominata “Hi-Tech Cafè”, gestita da MOSCATO Alessandra, moglie del citato ASCIA Rocco.
L’attività investigativa è stata coordinata dalla Procura della Repubblica di Gela e trae origine dall’incendio che in data 31 maggio 2011 ha seriamente danneggiato, rendendolo inagibile, il bar-ristorante “Hi-Tech Cafè”, creando una grave situazione di allarme pericolo per la pubblica incolumità e conseguente allarme sociale.
In dettaglio, gli elementi di riscontro acquisiti nel corso delle indagini indicheranno DI FEDE Alessandro quale materiale esecutore dell’incendio e ASCIA Rocco – gestore del locale – quale ideatore e mandante dell’attentato dietro promessa di compenso in denaro.
Sono le 2.00 circa del 31 maggio scorso, una chiamata pervenuta sull’utenza d’emergenza 112 segnala, nella via Licata di Gela, al civico 16, una violenta deflagrazione e il rapido divampare di un incendio. All’arrivo dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco il locale “Hi-Tech Cafè” è avvolto dalle fiamme. Il sopralluogo chiarisce immediatamente la natura dolosa del rogo. La gravità dell’episodio impone immediati e precisi accertamenti che non tralascino nulla al caso. Si parte quindi da una attenta ispezione dei luoghi seguita dall’escussione di testimoni e della “vittima”, che consentono l’acquisizione di taluni fondamentali indizi quali l’assenza di segni di effrazione.
Le indagini, condotte a 360 gradi dai Carabinieri e dalla locale Procura per un periodo complessivo di circa quattro mesi, sono state sviluppate attraverso una penetrante attività investigativa articolata in appostamenti, pedinamenti, escussione di testimoni, accertamenti patrimoniali, anche in collaborazione con la compagnia della Guardia di Finanza di Gela, che hanno permesso di acquisire importanti elementi di riscontro che hanno condotto all’individuazione dei responsabili e dei ruoli rispettivamente rivestiti nella vicenda.
Si appurerà che l’incendio dell’esercizio commerciale era avvenuto solo dopo pochi istanti che l’ASCIA era uscito dal locale, lasciato appositamente aperto per consentire al DI FEDE, ingaggiato dietro la promessa di denaro, di appiccarvi fuoco.
L’operazione ha consentito di collocare l’evento delittuoso fuori da ambiti di crimine organizzato e di ricondurre le ragioni del gesto all’intento del gestore dell’esercizio pubblico di incassare il risarcimento del danno dalla società assicuratrice.
Quanto emerso nel caso in questione non costituisce una novità assoluta nel panorama del crimine gelese che, nelle sue multiformi manifestazioni, non è nuovo a crimini odiosi anche sotto il profilo dell’inganno all’intera comunità quanto alla reale natura degli eventi.
L’episodio dell’incendio dell’HI-TECH, infatti, qualora non se ne fosse scoperta la vera natura, poteva passare per l’ennesimo tentativo di imposizione, da parte di una riorganizzata criminalità gelese, della “messa in regola” di un commerciante riottoso, interpretazione questa idonea ad accrescere allarme sociale a al contempo a danneggiare l’immagine della città.
L’aver smascherato i responsabili di siffatta simulazione costituisce un risultato importante non solo per il corretto inquadramento penale dell’episodio delittuoso, ma anche perché il suo disvelamento contribuisce a fotografare la realtà socio-criminale della città in modo più aderente alle sue attuali caratteristiche.
ASCIA e DI FEDE, tratti in arresto all’interno delle proprie abitazioni di Gela nell’ambito dell’operazione denominata “FIRE–TECH”, sono stati associati presso la Casa Circondariale di Caltagirone.
Autore : Redazione Corriere
|