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Corriere di Gela | Questione Scuola
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notizia del 18/09/2009 messa in rete alle 20:44:12
Questione Scuola

Temo che si stia perdendo un’occasione propizia. Di affrontare l’ingresso in un mondo supernuovo con gli strumenti idonei. Con una scuola, cioè, all’altezza del compito. Si gioca, invece, allo sfascio colpendo il cuore e la testa della scuola. E non c’entrano i soldini. Tremonti fa i conti e impone tagli. Gelmini risponde obbedendo. Nel mentre passa la linea autoritaria del “bau, bau” contro bulli, vandali e fannulloni. Nonché quella dei licenziamenti che hanno ridotto, alla lettera, in mutande migliaia di insegnanti e personale Ata. E gli altri a sbrigarsela arrangiandosi con 30 e più alunni a volte anche con 3 o 4 disabili nella stessa classe. Nel momento in cui dalla scuola ci si aspetta la formazione di quel know how col quale creare vero e diffuso sviluppo. E si risparmia non sapendo che i costi dell’ignoranza sono più elevati di quelli dell’istruzione.

Hanno ragione il Vicario Foraneo, Mons. Alabiso, e il Vescovo, Mons. Pennisi, a levare alto il grido di allarme. Don Grazio constata che Gela è “città inquinata. Non solo nell’acqua e nell’aria, ma anche nel mondo politico ed ecclesiale”. Mons. Pennisi chiarisce il suo pensiero sostenendo che “molti adulti (genitori,insegnanti, catechisti ed anche preti) si sentono incapaci di educare”. Ottima la sottolineatura del Vescovo che a me pare non casuale. Egli non dice che gemitori-insegnanti-catechisti-preti sono incapaci, ma che si sentono, cioè si percepiscono incapaci di educare. C’è una gran bella differenza. Altro è non essere capaci, altro è percepirsi incapaci. Che se è problema di percezione, non riguarda le conoscenze e le abilità, ma la coscienza, il modo di avvertirsi. E ciascuno si avverte o rientrando in sé o molto più spesso, attraverso le immagini che vengono riflesse dagli altri. E quali immagini riflettono gli altri, cioè i mass media, della famiglia, della scuola, e un po’ meno per la verità dei catechisti e dei preti?

Della famiglia e della scuola che sono luoghi infernali dove si esercitano tutte le forme di violenza. Questo ci dice soprattutto la tv che insiste sui reati consumati all’interno della casa, sul vandalismo e sul bullismo e poi sui conflitti e sui litigi tra genitori e docenti. Per cui famiglie e scuole sono sempre più oggetto di studio dei magistrati che hanno acquisito competenze finissime.
Nella scuola, intanto, si esercita l’autorità che espelle e incute paura senza che ciò si trasformi in incremento degli apprendimenti e in miglioramento dei comportamenti.

La scuola è ancora il luogo principe della riscossa della società e dell’ingresso nel mondo nuovo e dei nuovi linguaggi tecnologici. La cui prima risorsa è costituita dai docenti. Che oggi rischiano non solo di essere ridotti in mutande con i tagli e con i contratti di disponibilità. Rischiano (?) il disprezzo della società e dei giovani che, invece, hanno bisogno di confrontarsi con persone adulte rilevanti. Rilevanti per i saperi che delibano. Rilevanti per i modelli comportamentali che trasmettono. Rilevanti per il prestigio sociale di cui godono.
Si commenta giustamente che “quella di Gela è un’emergenza di origine socio-culturale”.

Condivido appieno. Credo che sia un’emergenza globale con connotati di estrema gravità e urgenza per la nostra città. Tutta la città e quelli che lei chiama “i palazzi del potere” dovrebbero farsi carico espressamente della cosa. Sapendo che senza la professionalità dei docenti resta nulla da tentare. E che famiglie e volontariato e mondo ecclesiale possono e devono collaborare moltissimo per il successo di modelli educativi che sia al passo con i nostri tempi, con la legalità e con la democrazia.


Autore : Luciano Vullo

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