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Corriere di Gela | 'Una via, tre piazze', faccia a faccia con il progettista Collovà
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notizia del 24/03/2008 messa in rete alle 20:38:35

'Una via, tre piazze', faccia a faccia con il progettista Collovà

Non è mai troppo tardi diceva qualcuno e non si sbagliava. Anche cose rimaste inconcluse o mai cominciate causa intoppi e burocrazie di rito possono vedere la luce.
Stavolta le luci saranno tre e molte più. Il progetto “Una Via Tre Piazze” prenderà, infatti, nuovo avvio – i lavori erano già cominciati ma erano stati bloccati – e finalmente Gela vedrà portata a compimento un’impresa “epica”, cominciata nel lontano 1990 con il bando di concorso a cui parteciparono 150 architetti da tutt’Italia.
A presentare il progetto martedì pomeriggio nella sala consiliare del Comune è stato proprio il vincitore del concorso di idee, l’arch. Roberto Collovà (foto), che ha operato con un team composto dagli architetti Brendan Randles, Angela Argento, Marco Ciaccio, Alba Lo Sardo, Giuseppe Malventano e Renato Viviano.
Collovà ha aperto il suo intervento partendo proprio da una visione, la prima, cioè quella che ebbe quando, diciotto anni fa, giunse a Gela. Un grande colosso industriale all’entrata, grandi palazzoni di cemento, strade asfaltate in cui poco è rimasto dell’antichità, ed ha aggiunto con un sorriso: «Credo che la mia visione, parlando anche con molti di voi, non sia diversa da chi abita a Gela o vi giunge per la prima volta». Prosegue poi parlando di una storia antica, dalla sconfitta da parte dei Cartaginesi, passando poi alla dominazione araba. Una città, Gela, che ha visto molte cose sul suo suolo e con gli anni si allargata a dismisura, complice uno spudorato abusivismo, che le ha permesso di diventare una metropoli in cui uno sviluppo disomogeneo ha scorporato inevitabilmente il centro dalla periferia.
Ed è stata proprio questa la filosofia con la quale coloro che appartenevano all’amministrazione comunale di quasi vent’anni fa, pensarono al progetto “Una Via Tre Piazze”. Ritrovare l’unitarietà persa, “reimparare” come ha detto lo stesso Collovà a costruire e a ricostruire come si faceva un tempo, coniugando la sete di modernità a quello che già la città offre. È proprio per questo che nelle sequenze di immagini sul nuovo progetto di rifacimento delle tre piazze, l’architetto ha alternato vecchie cartoline dipinte raffiguranti, Piazza Umberto, Piazza Calandra e Piazza Santa Lucia così com’erano negli anni Sessanta. Il progetto di Gela è accomunato da un lavoro analogo pensato per la città di Barcellona di cui lo stesso Collovà ha curato i lavori. Due progetti, accomunati dall'analisi urbana che svela ed evidenzia le contraddizioni del contesto. Per questo come prima cosa, c’è da sottolineare il ritorno ai vecchi materiali ed alla vecchia struttura della città, non più asfalto liscio, che permette a vetture e ciclomotori di sfrecciare per le strade, ma basole, che consentiranno così di recuperare il vecchio aspetto rallentando la velocità dei mezzi. Le tre Piazze che si stendono per il centro storico saranno collegate alla periferia attraverso non solo il recupero del manto stradale ma al rifacimento delle facciate degli edifici circostanti e l’inclusione di elementi, come ampie sedute e nuove banchine. Ed alcune novità per l’affollato centro fra l’entrata della Chiesa Madre e la Piazza Umberto in cui: una passerella unirà il manto stradale, dalla piazza alle scale della Chiesa :«Sarà compito degli amministratori, organizzare il tutto in modo che la circolazione sia chiusa alle vetture in centro ed in questo punto» dice Collovà - qualcuno dei presenti storce il naso, magari su questo gli ausiliari poco “vigili” e molto assenti soprassederanno, è già tanto se dopo un ventennio le piazze vedranno nuova luce in fondo non si può avere tutto e subito.

Alessandra Cascino

Il commento

Ha suscitato le perplessità e scatenato le proteste degli abitanti del centro storico federiciano il progetto elaborato dall’architetto palermitano prof. Roberto Collovà, docente di “Composizione” nella Facoltà di Architettura dell’Università di Palermo, meglio conosciuto come “Una via e tre piazze”, che il professionista ha illustrato nei giorni scorsi, nell’aula consiliare del Palazzo Municipale di Gela, alla presenza di numerosi cittadini, di professionisti e di rappresentanti del mondo politico e commerciale.
Il progetto, già approvato dalla Giunta comunale, nelle prossime settimane (dopo la Settimana Santa e la Pasqua) passerà alla fase esecutiva. Esso prevede un autentico sconvolgimento dell’attuale assetto, con interventi tendenti ad eliminare le tante brutture esistenti, conseguenti alla colpevole superficialità ed al pressappochismo con cui, purtroppo, per decenni, è stata amministrata una delle più antiche città siciliane, ricca di storia e di preziose testimonianze del suo glorioso passato.
Il prof. Collovà, prima di elaborare il progetto, ha condotto un’attenta ed approfondita ricerca storica, ripercorrendo le vicende che hanno caratterizzato, nel bene e/o nel male, la vita di questa città, a cominciare dal nome: Lindioi, Gela, Heraclea, Terranova di Sicilia (imposto da Federico II ), per tornare a quello glorioso di Gela (voluto da Mussolini), che i coloni greci (provenienti dalle isole di Creta e di Rodi) le diedero, mutuandolo dal nome del corso d’acqua che la lambisce, Ghelas, che in greco vuol dire fiume vorticoso.
Sono state queste ricerche che hanno convinto il professionista palermitano ad immaginare nuove soluzioni di arredo urbano e soprattutto la realizzazione (ma meglio sarebbe dire riesumazione) di opere di urbanizzazione secondaria e, con la creazione, nell’area antistante la chiesa Madre, di palmeti che, meglio di oleandri o di altri alberi, si adeguano al territorio ed al suo clima; o come l’eliminazione, in alcune principali arterie cittadine, del manto bituminoso per fare “riemergere” le sottostanti antiche basole in terra lavica.
Certo, bisognerà valutare la fattibilità di taluni interventi, dal momento che si andrebbero a “violare” aree che sono di proprietà della Chiesa, così come subirebbe sconvolgimenti lo svolgimento di riti religiosi di secolare tradizione, come quelli della Settimana Santa (con le processioni dei simulacri del Cristo e dell’Addolorata), che iniziano il Mercoledì Santo e si concludono la sera del Venerdì, con l’ingresso dell’artistica urna, ove, dopo la deposizione dalla Croce, viene adagiato il Cristo, seguita dalla bara della Madonna; ma anche altre festività religiose cittadine, come quella dell’8 settembre, quando i gelesi onorano Maria SS. dell’Alemanna, patrona della città.
L’aspetto più negativo e, per certi versi, dannoso è rappresentato dalle posizioni preconcette, che, in simili contesti, rischiano di far perdere di vista l’obiettivo primario ed importante: rendere, per quanto umanamente possibile, un tantino più bella la nostra città.

Elio Cultraro

Hanno detto

Arch. Roberto Collovà (progettista di Una via Tre Piazze)


“Il progetto del concorso è stato affrontato come un progetto urbano e quindi la riqualificazione degli spazi, il senso del disegno e delle loro superfici prevalentemente orizzontali è stata affrontata come tema della connessione necessaria tra il centro storico e la periferia prossima e a distanza con la periferia degradata. Riguardo alla questione della pedonalità che era richiesta nel bando, noi l’abbiamo assunta come tema importante di modernizzazione della città come avviene in Europa. Il suolo urbano non è più il suolo impervio in cui ci sono i marciapiedi e sulle strade ci sono le automobili che a volte camminano a velocità sostenute. Tutto diventa un suolo continuo come avviene nella natura. Allora la progettazione del pavimento è tutta fatta con questo intento di attenuare i dislivelli e far sì che tutto sia in una certa continuità affidando a piccoli dislivelli l’annuncio delle superfici carrabili o pedonale e attribuendo alla segnaletica che verrà dopo il resto dell’attività regolatrice”.

Nunzio Tuccio (maresciallo in pensione)

“Si tratta di un progetto ottimo sia dal punto di vista progettuale che sul piano della direzione tecnica dei lavori. Alcune pecche potranno sicuramente essere risolte strada facendo, come ha dichiarato il professor Collovà. E’ stato fatto un buon lavoro”.

Rocco Pardo (presidente Confcommercio)

“Da parte mia in rappresentanza della categoria degli esercenti e commercianti ho qualche perplessità sul modo di procedere dei lavori che non pochi disagi stanno provocando alla categoria. Rispetto al progetto che io conoscevo, alla luce dei fatti quanto è stato finora realizzato non ha rispondenza con quanto è previsto nel progetto. Infine vorrei porre una domanda e cioè come si intende procedere nei lavori. Sarebbe opportuno a mio avviso giungere ad una concertazione altrimenti ricorreremo anche ad eventuali azioni di protesta”.

Carmelo Tandurella (rappresentante quartiere Manfria)

“Il progetto che io conoscevo era molto diverso da quanto si sta realizzando o da quello che lei oggi ci ha illustrato. Comunque complimenti. Quello che io voglio raccomandare al professor Collovà è la pavimentazione che sta andando a realizzare. Lui sa perfettamente che a Gela c’è una tradizione che è quella del passeggio e quindi nella realizzazione di una pavimentazione dovrà tenere conto di questo aspetto culturale e che investe le nostre tradizioni. Il prof. Collovà eviti di incorrere nello stesso errore in cui i progettisti sono incorsi sullo Sperone. Si è sparato a zero sull’Amministrazione. Io non me la sento di criticare l’Amministrazione però mi sento nel dovere di dire che prima di fare un nuovo look ad una zona sarebbe meglio avere proceduto a risanare tutti i quartieri”.

Guido Altamore (Presidente ordine Ingegneri di Caltanissetta)

“Il Prof. Collovà sta ridisegnando la città di Gela. Il progetto che io conoscevo differisce completamente da quello che si sta realizzando ora. Questo progetto sconvolge letteralmente la città e poi non so quanto venga a costare. A questo punto mi chiedo se le forze politiche si assumeranno la responsabilità di sposare questo progetto!. Non voglio assolutamente entrare nel merito del progetto. Devo riconoscere al professor Collovà di avere effettuato uno studio immane. Voglio ricordare che quanto previsto progettualmente è sfuggito ad ogni controllo. Per esempio Piazza Roma è totalmente diversa da quanto si prevedeva in progetto. Che dire? E’ stato un incidente di percorso.

La replica finale dell’arch. Collova

“Questo progetto si sarebbe potuto realizzare in meno di due anni e sarebbe potuto costare anche meno. Le cose purtroppo hanno bisogno del loro tempo e se ritardi ci sono stati , essi non sono dipesi dalla mia volontà ma dalla contingenza delle cose. L’ingegnere Altamore parlava di responsabilità. Ognuno si prende la sua. Dal momento in cui io faccio il concorso, so che chi lo bandisce prende la sua responsabilità perché sta chiamando a concorrere 153 concorrenti. Immaginate che mole di lavoro per fare il confronto di tutte quelle idee. Sì perché non si trattava di un concorso appalto, ma un concorso nazionale che tendeva a mettere a confronto più idee. Ma che cosa avremmo dovuto fare noi dei 153 se non quello che abbiamo fatto? E’ mio dovere gareggiare per vincere mettendo in pubblico le mie idee. Riguardo a Piazza Santa Lucia c’è qualcosa che non è andata tanto bene, qualcosa non è stata eseguita come doveva essere. Questo può capitare. Tra poco riprenderemo il cantiere. Penso che aggiudicheranno il lavoro ad altra impresa secondo certe regole che si possono applicare e credo che la questione sarà risolta. Purtroppo questo non dipende da me”.
Il dibattito si conclude con applausi di approvazione ma anche critici. L’arch. Collovà si ritiene soddisfatto di aver messo a conoscenza la filosofia del suo progetto e l’incontro lo reputa come un primo passo per far conoscere meglio il suo progetto. Porpone anche una conferenza di servizi indetta dal Genio civile per coordinare i lavori e coinvolgere tutti nella gestione dei lavori in modo che questi possano procedere più celermente. Chiede addirittura che possa essere pubblicizzato il suo progetto attraverso una mostra cartellonistica lasciata al libero accesso dei cittadini per almeno un mese. Il presidente del Consiglio comunale Peppe Di Dio, che ha consentito l’incontro tra Collovà e i professionisti, organizzazioni sociali e sindacali e i quartieri, assieme all’assessore ai LL.PP. Carmelo Romano, si è detto disponibile ad organizzare altri incontri compresa una mostra, che mons. Grazio Alabiso ha offerto la sua disponibilità ad allestire nella chiesa Madre .

Nello Lombardo


Autore : Redazione Corriere
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