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notizia del 30/01/2011 messa in rete alle 20:18:02
Tra dipendenza ed emergenza
Dipendenza ed emergenza: questa è la dicotomia tutta gelese. Una diade composta da elementi complementari. Unico, però, è l'effetto: il ritardo. Un perenne ritardo. L'ex Anic, l'ex azienda di Stato, si presentava a Gela come il modello di sviluppo per eccellenza, un futuro ricco: uno stipendificio che si alimentava di petrolio. Non abbiamo la prova del contrario (cioè senza il petrolchimico) ma nonostante la presenza di un polo industriale imponente, invero col passare del tempo sempre più tenue, Gela ha continuato a pagare il solito ritardo: quello di una tipica città meridionale. Non è una questione economica, né sociale. E' una questione culturale e psicologica.
Gela come la stragrande maggioranza delle realtà del Mezzogiorno, non è una comunità civica nel senso più pieno del termine, ma caratterizzata da una scarsa socialità e fiducia. E' una questione culturale e psicologica: lo ribadisco. I gelesi sono individui socievoli, ma la socialità, nell'ambivalenza tra degrado e legalità, è ben altra cosa. Un qualcosa che continua dannatamente a latitare. Le vicende di quest'ultima settimana lo confermano indubitabilmente.
I gelesi sembrano essere rimasti solo individui, riluttanti a diventare veri cittadini. Perché, nell'ultimo secolo, anche nella democrazia repubblicana, sono semplicemente nati ed allevati senza fiducia. Può continuare a brancolare nel buio, quel Presidente di calcio professionistico che continua a parlare di sistema. Più lo invoca, più rimarrà da solo. Come se non conoscesse, a livello imprenditoriale, la logica “divide et impera” del colosso (ex chimico e) petrolifero che ha dominato la storia contemporanea di questo grosso paese, cresciuto a pane e petrolio, ma dove la “collettività” non è mai nata, altro che sviluppata.
Eppure le generazioni si succedono. Le nuove leve studiano di più, frequentano metropoli universitarie, in non pochi si laureano. Ma la forma mentale non cambia. Rimane la stessa. Sicché, un “individuo” può persino pensare di costruire abusivamente sotto la bretella Borsellino. Un “cittadino”, invece, non arriva neppure ad immaginarlo. Un cittadino, non rimarrebbe a guardare: è una questione culturale, psicologica. Fa certamente bene il Comune ad annullare quell'obbrobrio di cemento, è un suo dovere più che un merito, ma rimane il fatto, storico, che si è comunque proceduto con ritardo.
Gela abusiva ed abusata. Perché non ha eroi. Non lo sono chi costruisce carriere politiche sul professionismo antimafia, sulle eterne nuove stagioni, rinascimenti e rivoluzioni culturali ed altri slogan da campagne elettorali, chi ha fatto del clientelismo nell'indotto e nell'azienda ospedaliera il proprio verbo, con i risultati che oggi la città sconta (tanto nell'esuberante indotto quanto nell'azienda ospedaliera fantasma).
Ma il “cane a sei zampe”, a differenza di mezzo secolo fa, non può più permettersi di promettere nulla, all'insegna della responsabilità sociale d'impresa. Ecco allora l'elemosinare qualche campetto di calcio, fontane, patrocini di spettacolini in piazza e nei quartieri, ecc. ecc. Questa è la responsabilità sociale d'impresa, il nuovo corso. Altro che miseria. Meglio essere ammalati che disoccupati, alla faccia di quei pochi intimi che hanno sfilato in corteo contro l'inquinamento d'amianto. Perché se a Gela si spara con le pistole si va dritto in prima pagina in tutto il mondo, ma se ad uccidere è una particella killer inalata senza farlo apposta, non c'è bisogno di fare rumore. O se proprio dobbiamo farlo, mi raccomando, con il dovuto ritardo.
Autore : Clark Kent
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