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notizia del 20/12/2007 messa in rete alle 20:13:10
Liberare la scuola dai lacciuoli della burocrazia
Da pochi mesi dirigo un istituto superiore. Formato negli appositi corsi all'idea che la responsabilità dirigenziale richiedesse progettualità avendo chiara la visione, non avrei ritenuto che la gestione del personale, – i comportamenti degli studenti, i rapporti con gli enti locali – condizionasse e vincolasse la mia azione, fino al punto di poter vanificare gli sforzi che si compiono per garantire un minimum di esperienze di apprendimento per studenti e studentesse.
La lista delle emergenze quotidiane è lunga: il mal funzionamento dell'impianto di riscaldamento, la mancanza di acqua, di sedie e banchi, gli infissi insicuri e mal funzionanti, l'illuminazione scarsa, e via continuando secondo una quotidiana litania, che diventa responsabilmente o irresponsabilmente motivo di astensione dalla frequenza delle lezioni. Emergenze talune delle quali causate dallo scarso rispetto delle cose comuni della scuola. Ed ogni volta, ostinatamente e spesso inutilmente, ripetiamo il rito delle richieste di intervento mediante telefonate, fax, lettere alle istituzioni (nel mio caso alla Provincia regionale), regolarmente disattese.
Si aggiunga – aspetto non secondario – che molti servizi sono affidati a ditte private, delle quali (almeno a me) non sono noti compiti e responsabilità , poiché non sono ben distinte e collegate le competenze d'intervento dell'ente pubblico e dell'azienda privata, con il consueto gioco del rimpallo (“spetta a te, no, non spetta a me”).
Mi chiedo a questo punto quale funzione sociale svolga l'amministrazione dell'ente locale, erogati i finanziamenti ed esternalizzati i servizi, con una sorta di “svuotamento” delle funzioni degli uffici tecnici dell'amministrazione .
Potrebbe essere la stessa istituzione scolastica a gestire l'insieme delle operazioni, senza i lacci e i lacciuoli di una burocrazia debole nella progettualità e inefficiente nell'erogazione dei servizi.
Il lavoro educativo di dirigenti e docenti, già reso incerto e fragile dalle emergenze educative, come la disaffezione dei giovani rispetto al valore della educazione e la scarsa collaborazione tra famiglie e scuole, non può, non deve essere reso ancora più aleatorio dalla disorganizzazione delle pubbliche amministrazioni.
Vito Parisi - dirigente istituto Majorana
Autore : Redazione Corriere
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