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notizia del 01/05/2006 messa in rete alle 20:06:35
Nuovo quadro alla chiesetta di Bitalemi
Un nuovo quadro di straordinaria bellezza sarà collocato sull’altare della piccola chiesetta di Bitalemi, prospiciente lo stabilimento petrolchimico dell’Eni.
L’opera della dimensione di 140 per 90 centimetri, dipinta a tecnica mista, è stata commissionata dal custode della chiesetta signor Calogero Presti al pittore Antonio Occhipinti. Il quadro riproduce le fattezze di Maria Madre del Verbo incarnato intenta a meditare in cuor suo la parola di Dio. Ella sta seduta con Gesù in braccio in un campo di grano e di fiori. Sullo sfondo la chiesetta di Bitalemi, i resti di reperti archeologici di dei pagani e in cielo degli angeli che cantano e glorificano Dio.
A cura del Centro di Cultura e Spiritualità Cristiana “Salva-tore Zuppardo” il quadro verrà benedetto venerdì 28 aprile alle ore 19 nella chiesa di San Giovanni Evangelista a Macchitella durante una celebrazione liturgica officiata dal parroco don Alessandro Crapanzano. Il giorno successivo il quadro di Maria di Betlemme sarà portato nella chiesetta e intronizzato.
Ogni anno, nel mese di maggio, è tradizione del popolo di Gela rendere omaggio alla Madre di Dio. Devoti in pellegrinaggio si recano nella piccola chiesetta e portano olio da ardere e fiori per la Madonna. Una usanza, questa, molto antica che ha origine nella notte dei tempi.
In quel luogo, nell’era greca, presso la collinetta di Bitalemi era ubicata l’area dedicata a Dèmetra Thesmophoros (legislatrice) e il culto era officiato dalla famiglia dei Dinomenidi con l’allora Telines che se l’era guadagnato in seguito all’ammutinamento dei Kyllirioi, il sottoproletariato contadino asservito al lavoro della terra, che s’era rifugiato a Macktorion.
In quell’area sono stati trovato un gran numero di offerte votive (vasi, statuette, lucerne…) e si celebravano le thesmophorie, culti essenzialmente femminili, impermiati, in celebrazioni attinenti la fecondità della natura, della terra e della donna.
Nelle celebrazioni di questi riti, che comprendevano piccoli e grandi misteri, si compivano grandi sacrifici, oblazioni, ostensioni di oggetti sacri, recitazione di particolari preghiere, ecc.
Vi partecipavano gli iniziati, i quali, attraverso stadi ascendenti, speravano nella salvezza ultraterrena. Parallelamente alle feste in onore di Dionisio, queste celebrazioni si collegavano ai culti agrari della fertilità, volti ad assicurare la protezione divina per ottenere un buon raccolto. I fedeli, dopo aver sostato in preghiera, assistevano alla rappresentazione drammatica del mistero di Dèmetra e Kore che rimandava all’esistenza di un mondo soprannaturale ed eterno.
Lo ierofante (ministro del culto) pronunziava le formule sacre ed esponeva gli oggetti del culto. La notte seguente gli iniziati dell’anno prima, sorbita la bevanda sacra (il ciceone), venivano iniziati al sommo grado dei misteri,l’epoptia, consistente nella contemplazione della spiga di grano, frutto simbolico della ierogamia tra Zeus e Dèmetra. Un significato altamente simbolico quello della spiga di grano (seme e vita), simbolo dell’identità delle due dee, Dèmetra e Kore. Attraverso Dè-metra, l’iniziato giunge alla figlia (Kore) che, signora del mondo infernale, si fa benefica grazie all’intervento della Madre.
Le feste si concludevano dopo tre giorni con una libagione consumata nella zona orientale e occidentale del tempio ( l’alba e tramonto della vita). Agli iniziati s’imponeva di mantenere il segreto assoluto sulle cose apprese nel corso dei misteri e qualsiasi rivelazione era punita come delitto di alto tradimento.
Autore : Redazione Corriere
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