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notizia del 12/05/2004 messa in rete alle 19:45:24
Handicap e l’integrazione ribaltata
L’uguaglianza sostanziale è cosa ben diversa dall’uguaglianza formale e si realizza solo quando situazioni diverse vengono trattate in modo diverso e situazioni uguali in modo uguale. L’aspetto programmatico di tale asserzione fa riflettere sulle modalità di approccio al “problema handicap”.
Nella nostra società, purtroppo, l’handicap è ancora un problema. Un problema che tocca e riguarda gli altri, quelli che, sfortunatamente, si trovano spesso a vivere in situazioni di marginalità che porta inevitabilmente ad una solitudine che diventa caratteristica peculiare della loro esistenza. Perché i portatori di handicap possano integrarsi nel contesto socio-economico in condizioni di uguaglianza sostanziali non bastano, dunque, gli insegnanti di sostegno nelle scuole, leggi che favoriscono (a parole) l’inserimento nel mercato del lavoro, associazioni quali luoghi in cui i portatori di handicap interagiscono tra di loro e basta.
Occorre fare di più. Occorre partire da un progetto di integrazione a contrario: non devono essere i portatori di handicap a integrarsi, ma i normodotati a imparare a convivere con essi, in ogni situazione della vita, nello studio, lavoro, tempo libero etc.
Nella prospettiva di un concetto di integrazione ribaltata si possono creare quelle condizioni che aiutano il portatore di handicap a vivere la sua diversità in modo naturale e “normale”, guadagnando in dignità ed autostima. E proprio questo concetto di integrazione ribaltata ha costituito l’oggetto di un progetto realizzato dall’Istituto per Geometri e Servizi Sociali “Majorana”, voluto fortemente dalla prof.ssa Anna Condello, coadiuvata dal prof. Emanuele Giardina.
Grazie a questo progetto un gruppo di studenti, tra cui alcuni diversamente abili, (in un rapporto di 1 a 5) sono andati in gita d’istruzione per due giorni a Palermo e dintorni.
L’esperienza è stata positiva ed ha consentito agli alunni, di varie classi e diversa età, di relazionarsi e socializzare in modo “diverso” con il risultato di una vera integrazione scaturita da atteggiamenti di solidarietà spontanea che hanno cancellato ogni tipo di barriera e pregiudizio mentale, in una atmosfera di benessere che ha contagiato tutto il gruppo in gita. Abituamoci a vivere con la diversità per superare la nostra limitatezza e alleviare l’angoscia di coloro che vivono in situazione di handicap e delle loro famiglie.
Autore : Redazione Corriere
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