 |
notizia del 20/10/2013 messa in rete alle 19:43:49
Nota ufficiale della Procura
A conclusione di complesse indagini sviluppate da personale della Guardia Costiera e del Corpo Forestale dello Stato in forza alla Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura della Repubblica di Gela, i Pubblici Ministeri Serafina Cannatà ed Elisa Calanducci hanno inoltrato avviso di conclusione delle indagini nei confronti di numerosi Amministratori delegati, Direttori, Responsabili del Servizio Prevenzione e Protezione e Responsabili Amianto di diverse società facenti capo al gruppo Eni che, nel corso degli anni, con varie denominazioni, hanno operato all’interno del sito industriale della raffineria di Gela, nonché di ditte dell’indotto che ugualmente hanno lavorato nell’area.
L’ipotesi accusatoria e quella di aver causato a diversi lavoratori lesioni personali gravi e, in due casi, anche la morte, a seguito dell’esposizione a materiali contenenti amianto.
Le lunghe e laboriose indagini sono scaturite da numerose denunce presentate da lavoratori che avevano prestato la loro attività all’interno dello stabilimento, nonché dai referti inviati dall’Inail nei casi di riscontro di malattie professionali derivanti dall’esposizione.
Gli accertamenti hanno richiesto un particolare impegno. Si doveva accertare infatti, prima di tutto, la presenza di amianto negli ultimi 20-25 anni all’interno dello stabilimento che oggi fa capo alla Raffineria di Gela spa e, quindi, l’effettiva presenza del rapporto causa-effetto fra l’esposizione dei lavoratori all’asbesto e l’insorgenza delle malattie professionali riscontrate.
E’ stato necessario ricostruire poi gli specifici profili di colpa per ciascuno degli indagati, in vario modo titolari di posizioni di garanzia, come tali tenuti all’osservanza delle norme sulla tutela della salute nei luoghi di lavoro e all’adozione di metodi gestionali basati sulla precauzione e sulla prevenzione.
Gli accertamenti sono complicati dal fatto che l’area industriale in questione costituisce un sito multi-societario che ha visto, anche nei settori nei quali vi era il rischio di esposizione ad amianto, l’avvicendamento nel corso del tempo di molte società (diretto e indotto) ed altrettanto continui mutamenti negli assetti aziendali di vertice.
In presenza di riscontri di reiterate e perduranti omissioni in materia di tutela della salute dei lavoratori e considerate le posizioni e gli obblighi facenti capo a ciascuna delle persone identificate, sono 38 i destinatari dell’avviso di conclusione indagini per i casi sino ad oggi ricostruiti.
Va evidenziato che difficoltà ulteriori derivano dal continuo e purtroppo cospicuo flusso di notizie di reato che a tutt’oggi pervengono
E’ una quantità ingente di dati che deve essere gestita e che impone il ricorso a rigorosi metodi nella raccolta delle notizie di reato, nell’esame, nella ricostruzione dei fatti e nella individuazione dei possibili profili di responsabilità. A tal fine si è reso necessario creare apposite procedure, in modo da ricostruire puntualmente le vicende dei singoli lavoratori che si sono ammalati di asbestosi e di quelli che sono deceduti dopo aver contratto il mesotelioma pleurico, patologia tumorale inequivocabilmente correlata all’esposizione ad amianto.
Gela, 13 ottobre 2013
Autore : Redazione Corriere
|
|
 |
In Edicola |
|
|
Cerca |
| Cerca le notizie nel nostro archivio. |

|
|
| |
|