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Corriere di Gela | Rinnovamento e ricambi generazionali
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notizia del 12/01/2008 messa in rete alle 19:30:18
Rinnovamento e ricambi generazionali

Trascorso Natale, mi pare opportuno parlare di rinnovamento non solo dello spirito. La ‘natività’ in quanto tale impone il rinnovamento. Il venire al mondo di un nuovo ‘inquilino’ ristruttura la comunità. Lo sanno bene gli esperti di dinamiche di gruppo. A cominciare da quella familiare che è costretta a cambiare menage, abitudini, stili di vita. A pensare in modo diverso. Il nuovo arrivato, infatti, non ha autonomia e invoca accudimento per sopravvivere. Da solo non ce la farebbe. Gli altri devono prodigarsi, assisterlo per amore o per forza. Meglio per amore. Quale grave colpa il non farlo, quale rimorso, quale biasimo! Non solo per i genitori!
La natività di Cristo mosse l’intera comunità di pastori e di contadini che vediamo adoranti nei presepi. Ma anche i ‘magi’ che seguirono la stella cometa…. Si rinnova la vita con una nuova venuta al mondo. Pare che le cose non stiano più così. La venuta al mondo diventa un fatto di routine, secolarizzato nelle cliniche ostetriche. Più in là nel tempo, avverrà in modo sempre più laico, senza alcun velo. La procreazione sarà più responsabile, l’ingresso nel mondo meno misterioso e più sicuro per tutti i protagonisti. Comporterà, pur sempre, qualche problema.
Quello dell’autonomia del neo-arrivato. Per quanto assistita, infatti, la nascita ‘getterà nel mondo’ un essere che avrà bisogno di un più o meno lungo tirocinio prima di arrivare all’autonomia. L’autonomia dei movimenti, l’autonomia del linguaggio. Che, allo stato attuale delle conoscenze, è impossibile apprendere senza una relazione col sistema mondo in cui ci siano adulti della stessa specie. Da imitare? Da introiettare e imitare, dinamicamente. Qui il problema difficile da affrontare per la radicalità dei cambiamenti.
Sino a non molto tempo fa si diventava adulti già in età precoce. Le ragazzine imparavano ben presto il mestiere di mamma e di casalinga. I ragazzi altrettanto precocemente andavano a lavorare nei campi o nelle botteghe e, fatto il servizio militare, mettevano su famiglia. Famiglia e lavoro erano i due fattori fondativi dell’esistenza dell’uomo. L’eccezione era costituita da una ristretta cerchia di giovani che continuavano gli studi sino a tarda età (?) e dovevano rinviare di un bel po’ l’ingresso nella società come cittadini autonomi, con una professione e una famiglia. Ché questo, per lo più, significava essere adulti: non dipendere economicamente dalla famiglia di provenienza grazie all’esercizio di un lavoro.
Oggi è diventato un problema affacciarsi, da questo punto di vista, all’autonomia. L’adolescenza si è dilatata, non ha più un limite. Anche se alcune funzioni biologiche e culturali sono anticipate. I bambini acquisiscono prima capacità deambulatorie, linguistiche e cognitive. Non sempre, però, trovano modelli adulti ai quali ispirare con ‘sicurezza’ i loro comportamenti. Perché? Mancano gli adulti. Indipendentemente dal fatto che a una certa età gli adolescenti siano usciti dalle famiglie e divenuti economicamente autonomi. I modelli culturali della società pare rifiutino la condizione adulta per privilegiare il giovanilismo.
Tranne la politica. Che rifiuta il rinnovamento. Chiusa com’è nella casta. Così pare! Ma, non credo sia dimostrabile con le prove. La politica si è rinnovata anche in Italia. Radicalmente! Indipendentemente dall’ingresso dei giovani nella direzione della cosa pubblica. I comportamenti dei politici sono di tipo giovanilistico. Antipolitico, nella sostanza. L’interprete del rinnovamento è stato Berlusconi che non mi sembra un ventenne, ma si atteggia a tale anche col lifting. E’ sceso in campo, come Baresi o Maldini o Van Basten. Da sportivo, contro i politici. Ha messo all’angolo del ring la politica, non i politici. I quali, da allora in poi, non dovevano avere il senso dello Stato, ma quello degli affari, quanto meno per accaparrarsi una quota del mercato elettorale. Usando la tecnica della comunicazione per la propaganda elettorale. Sempre, in ogni momento della giornata in ogni apparizione nello spazio pubblico annullando totalmente il limite che separava il pubblico dal privato, sottoponendo in modo martellante il primo al secondo. Il Cavaliere è stato maestro. Gli altri soltanto imitatori, epigoni. Di fatto trasformando la vita del cittadino che si è, a sua volta, trasformato in esasperato consumatore di tutto, anche di se stesso in quanto cittadino.
E i giovani? In questo ipermercato frequentato in modo ossessivo da consumatori o aspiranti tali, rischiano di vivere il vuoto, il deserto di relazioni. Da semplici consumatori, omologati. Per questo non si accostano alla politica. Talvolta, accettano di essere usati dai politici e ne apprendono la professione. Per cinica convenienza. Spesso interpretano il ruolo in modo più cinico.
E’ un bel dramma! Il rinnovamento chi lo promuoverà. Il rischio è che il nuovo venga solo dal mercato e dalla tecnologia. Quel mercato che rischia di occupare anche il tempio, come capitò di vedere a Cristo che arrabbiatissimo lo liberò dai profanatori. Mi chiedo se oggi lo Stato non debba emanciparsi dal mercato. Chi dovrà promuovere questa liberazione? La politica, evidentemente. Quella politica che ha bisogno di volontà serie di ripristinare lo spazio pubblico per restituirlo al suo ruolo che è anche quello di indirizzare il mercato al miglioramento della qualità della vita di tutti gli uomini indipendentemente dal genere e dall’ età, dai vecchi ai bambini agli adulti senza pregiudizi di sorta. Forse per interpretare in modo più autentico il Natale. Il Nascimento. Il Rinascimento.


Autore : Luciano Vullo

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