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notizia del 19/06/2011 messa in rete alle 19:27:26
Ma lo sport non è uno slogan
Non c'è città degna di questo nome in cui almeno una decisa schiera di imprenditori locali investano, direttamente o attraverso consistenti sponsorizzazioni, nel calcio e nello sport professionistico più in generale, concependolo a ragione come un volano importante e vantaggioso in termini di immagine e pubblicità. A Gela, tale fetta di imprenditoria è ridotta al minimo. Chi più, chi meno, le famiglie che hanno investito nello sport professionistico si possono contare con le dita di una mano e non si arriva neanche ad aprire interamente un pugno. Tuccio, Barranco, Melfa e... basta. Così non si va da nessuna parte, è chiaro. Bisognerebbe chiedersi se Gela sia una città, innanzitutto: e per molti versi, non lo è.
Non lo è sul piano urbanistico, su quello dei servizi, sulle vocazioni socio-economiche e culturali. Il comparto edile è stagnante, l'indotto è una polveriera, alcune branche del commercio iniziano seriamente ad annaspare e gran parte degli artigiani arrancano da un bel pezzo. Verrebbe da dire che c'è la crisi, ma poi il lusso continua a splendere, il grezzo campeggia all'esterno ma gli interni delle case brillano, le auto sportive e le ammiraglie si incuneano sinuosamente tra blocchi, dune e fossa nel manto stradale, abiti firmati all'ultimo grido non mancano all'appello. Ed allora viene da pensare che sia, più che altro, una questione di mentalità.
Slogan del tipo “il lusso è un diritto” del celebre attore francese, forse invidiato più per la moglie italiana che per le sue doti interpretative, o come quello del tipo “beato chi so' fa il sofà” della prosperosa attrice romana comodamente seduta su un divano, a Gela vanno per la maggiore ed hanno un convinto seguito. L'impresa etica, al confronto, non è neanche uno slogan. Ed intanto il calcio, così come anche la pallavolo maschile, rischiano seriamente di sprofondare. Con loro, Gela.
Una tale eventualità, quasi da ritenersi ineludibilmente prossima, sarebbe un ulteriore spinta verso il basso, nel baratro di un'arretratezza culturale che accompagna da decenni questo grosso paesone incapace di crescere, prima di tutto nel selezionare onorevoli che rispondano dignitosamente a tale appellativo. Nel loro menefreghismo che è quello di un'intera classe dirigente semplicemente inetta rispetto al ruolo che dovrebbe esercitare, lo slogan amato è sempre quello: “indietro non si torna”. Anche se si sprofonda nel fondo. Ma prima o poi, questo fondo si toccherà ed ogni alibi cesserà, di schianto!
Autore : Clark Kent
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