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notizia del 04/06/2011 messa in rete alle 19:21:22
Fra bancarotta e bancarelle
I «muro contro muro» non hanno mai portato da nessuna parte ed il «prendere o lasciare» di qualche settimana fa, intimato dal Sindaco Fasulo agli ambulanti, ha semplicemente fatto da contraltare ad un assedio al Municipio – con tanto di finestra nazionale – che ha avuto come unica ragionevole conseguenza, la sospensione del mercato (per due settimane) su decisione del prefetto. Decorso il termine, la lunga fila di auto in andata “fuori porta”, si è replicata senza soluzione di continuità al ritorno verso città, giusto l'attimo di constatare la totale assenza di bancarelle “in loco”: nel deserto dello spazio attrezzato all'Asi, infatti, l’assoluto silenzio che domina appare in perfetta sintonia con il cimitero “Farello”. Niente mercato, dunque. Verrebbe da chiedersi, come mai?
I commercianti, ammettiamolo, non hanno tutti i torti nel rilevare la presenza di zanzare e moscerini e chissà cos’altro in abbondanza nel sito individuato, nonché la considerevole distanza dal centro abitato. Sono obiezioni oggettive. Ma oltre che nella forma della protesta di 3 settimane or sono, gli stessi commercianti si sono auto-sconfessati anche nel merito, avendo giustificato quella dura manifestazione d’intenti, ai limiti della civiltà, con l'esasperazione di chi ha disperatamente bisogno di lavorare: a questo punto, però, dopo diverse settimane senza, “boicottare” un'occasione di guadagno tradisce semmai un arroccamento alle proprie posizioni, anche a fronte di una denunciata disperazione che, in realtà, dovrebbe essere uno stato di bisogno impellente ed immediato, per il quale non c'è decisione “lungimirante” che tenga.
Al contempo, l'amministrazione ha pienamente ragione nel soddisfare una necessità come quella di trovare un'area utile ad ospitare centinaia di bancarelle autorizzate, alle quali però se ne aggiungono mediamente altrettante abusive e dove, pertanto, sarà possibile esercitare un controllo capillare. Tuttavia, dopo il compiacimento ed i tanti complimenti ricevuti dai propri compaesani – anche attraverso i social networks – per aver “resistito” alle pressioni degli ambulanti “forestieri”, il problema per il primo cittadino rimane tale e quale. Insomma, l'area individuata non va bene. E' l'unica, ad oggi, possibile? Bene, tanto vale rinviare il mercato «sine die», almeno fino a che non verrà trovata un’area più idonea e, magari, attrezzata davvero ad ospitare altre “fiere” ed eventi a più largo respiro. Anche questa è cultura.
Gela è sopravvissuta a 5 settimane senza il mercato del martedì. Potrà farlo ancora, fino all’elaborazione di una soluzione del problema, il più possibile condivisa. Vorrà dire che, nel frattempo, ci sarà un altro, grosso, motivo in più per uscire il sabato o la domenica e recarsi in altri luoghi a fare “shopping abbordabile”. Gela, evidentemente, è un comune in bancarotta che può permettersi questo ed altro. I centri commerciali di Licata, Ragusa, Catania e via discorrendo, dal conto loro, ringraziano sentitamente. Una consolidata abitudine ai margini dell’ovvietà
Autore : Clark Kent
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I Vostri commenti
Caro Klark Kent, ma se le bancarelle di Gela sono tutte di forestieri cosa cambia se i gelesi acquistato al mercato o nei centri commerciali vicini?
Sono ugualmente soldi che escono da Gela e vanno a finire in altri paesi.
Perché a Gela non esiste un centro commerciale, mentre a Licata ce ne stanno due?
Autore: Valerio De Caro
data: 11/06/2011
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