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notizia del 15/10/2011 messa in rete alle 19:17:06
A piedi o in bici è più sano
L'ennesima notizia di una podista amatoriale presa di mira dal solito cane randagio tra Montelungo e Macchitella, riportano in auge i discorsi e le polemiche sulla problematica in questione. Controversie e polemiche che, essendo per lo più di parte, non ci interessano. Perché? La nostra impressione è che il peggior nemico di un “runner” urbano non sia il cane randagio, né viceversa. Così come il peggior nemico della bici non sia la macchina o viceversa. Il vero nemico è il vicendevole preconcetto. Il vero nemico, da sempre, è il reciproco pregiudizio. Ossia quello che annebbia le menti (stranamente anche di chi è deputato ad amministrare e governare una città, dovendo pertanto assumere una posizione terza) ed allontana le posizioni.
Bisognerebbe prendere atto che negli ultimi anni, andare fare una corsetta nel tempo libero è diventata un'abitudine che ha contagiato e continua a contagiare molti gelesi, tanto da costituire un piccolo fenomeno. Tale lo è anche quello dei cani randagi, con numeri che s'impennano anziché abbassarsi. Ciò significa che occorre, da un lato, consegnare spazi aperti o rendere ciclabili e di conseguenza pedonabili alcune arterie cittadine che si presterebbero a tale pratica, dall'altro, sterilizzare i randagi ovvero catturarli per lasciare che la loro vita decorra biologicamente e secondo natura in appositi canili. Nota bene: l'accenno sulla ciclabilità non è occasionale. Anzi tra piste pedonabili e piste ciclabili esiste un'estrema familiarità. In città anche gli amanti della bici crescono ed è normale. Nonostante il permanere di una preponderante mentalità “paesana”, germoglia una certa visione cittadina per la quale andare in bici può essere una scelta soddisfacente nel tempo libero. Figuriamoci da queste parti dove si “è a spasso” non solo nel tempo libero. Non siamo ovviamente ai livelli di città dove il ricorso della bicicletta è quotidiano, fino a fungere da vero e proprio mezzo di trasporto, ammorbidendo il peso della mobilità cittadina.
In ogni caso, una città più pedonabile e ciclabile, è una città più vivibile (anche con petrolchimici vicini). In molti, dall'alba fino al tramonto, fanno una corsetta, lungo il marciapiede, a partire dalla rotonda est di Macchitella e per tutto il lungomare. Creare ai margini del marciapiede una pista ciclabile è possibile giacché la carreggiata è abbastanza larga e le due corsie rimarrebbero sufficientemente ampie. Soprattutto, si creerebbe un punto di riferimento per podisti ed amanti della bici nel tratto adiacente il porto, dove non c'è marciapiede oltre ad essere ancora scarsamente illuminato. Un tratto che rimane pericolosissimo per chi corre, specie di sera. Dobbiamo aspettare l'incidente per intervenire? Questo è solo un esempio. Ce ne sarebbero altri che potrebbero scaturire da un vero e proprio studio di fattibilità. Ma la verità è che dietro gli slogan della lotta all'illegalità ed alla disoccupazione che narcotizzano tutto il resto, si cela solo aria fritta.
Autore : Clark Kent
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