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notizia del 27/09/2009 messa in rete alle 19:15:47
I sindacati edili: ricostruiamo la missione di Mattei in Sicilia
La Fillea-Cgil, la Filca-Cisl e la Feneal-Uil della provincia di Caltanissetta in rappresentanza di centinaia di lavoratori edili impegnati presso le imprese operanti nell’indotto Eni di Gela hanno seguito con attenzione e dovuto interesse l’evoluzione che gli annunciati investimenti a Gela, mirati alla salvaguardia ambientale, alla ricerca , alla riconversione di alcuni impianti dismessi, alle bonifiche di alcune aree, ed infine ad un nuovo, sincero ed autentico rapporto con la città di Gela.
Oggi il settore delle costruzioni avverte la crisi dentro e fuori il petrolchimico, con le piccole aziende divenute piccole realtà accupazionali a seguito di alcune scelte che ne hanno determinato il ridimensionamento in relazioni al numero di addetti e commesse portate a termine. L’Eni ha subito una evoluzione storica ed organizzativa che ha avuto riflessi negativi nella struttura tecnica delle imprese, nelle cooperative e fino a quando non sono stati cacciati anche nei consorzi nazionali.
Il nuovo assetto socio – economico del territorio, il patto Morese, rappresentano una parte dell’evoluzione del sistema industriale Eni a Gela ed è proprio su quest’aspetto, intimamente legato alla missione dell’Eni in Sicilia ed alla variazione del quadro generale negli ultimi 40 anni che intendiamo riflettere e far riflettere la classe dirigente.
Volendo limitarsi ad un flash solo sull’ultimo punto, che ovviamente non può prescindere dai precedenti a cui è intimamente legato, l’opinione maturata dal sindacato degli edili è che le imprese locali risultino attualmente ingessate da un sistema istituzionale ed industriale che, da un lato garantisce la continuità occupazionale a tutte le maestranze operanti, dall’altro chiede alle imprese di svolgere un ruolo industrialmente coerente con l’esigenza di rimanere attivamente intrecciati in un tessuto industriale sempre più impegnato nella dura competizione per la permanenza in un mercato che, specie in tempi di crisi economica e finanziaria, si fa sempre più impegnativa.
Oggi l’indotto industriale della Raffineria di Gela è quello più in crisi in relazione al ritardo delle commesse, all’utilizzo di misure normative la cui natura è da inquadrare nel momentaneo sostegno al reddito come per esempio la cassa integrazione e la mobilità per temporanea crisi di commesse. Cosa è oggi l’indotto del sito industriale Eni di Gela? La somma di decine di società e cooperative, di Gela e sempre più del centro-nord Italia alle cui dipendenze ci sono quasi 1.200 lavoratori di Gela, dei paesi limitrofi della provincia di Caltanissetta, Ragusa, Enna e Agrigento.
Di questi 1200 uomini e donne mai come nel 2008 ed il primo semestre 2009 hanno conosciuto lunghi periodi di cassa integrazione a 850 euro al mese e quindi al limite del tetto economico che determina la soglia di povertà. Molti uomini e donne di questi 1200 hanno un’età media di 50 anni e tutti hanno nel proprio curriculum lavorativo il passaggio in tre – quattro aziende che negli anni si sono susseguite per avere perso il contratto quadro (il più importante per gli imprenditori), per fallimento, o per essere stati estromessi dalla ventor-list dell’Eni a causa di varie forme di inaffidabilità societarie.
Ci siamo posti questa domanda ed abbiamo costruito questa analisi perché il sindacato ha il compito di dirigere e governare i processi di cambiamento, e nel dirigerli deve guardare a domani per evitare di sentirsi ripetere dall’Eni che l’indotto è sovradimensionato rispetto alle esigenze del lavoro affidato alle imprese; per evitare il declino del sistema cooperativistico che negli ultimi 20 anni ha dato economia reale a centinaia di famiglia e garantito la qualità delle manutenzioni del sito. Il sindacato degli edili nel rivendicare un ruolo di primo piano nei processi di cambiamento invita tanto l’Eni quanto le imprese dell’indotto a guardare oltre ciò che appare garantito, a ragionare da imprese che si muovono nel mondo Eni e negli appalti pubblici, ad evitare la monocommittenza che uccide il sistema impresa, ad innovare. Invitiamo le società e le cooperative dell’indotto a pretendere dall’Eni il giusto riconoscimento oltre il sito di Gela.
Ci chiediamo quante delle imprese di Gela lavorano nel Centro Nord Italia all’interno di altri siti?
Quante imprese di Gela sono invitate al rinnovo del contratto quadro negli altri siti?
Perché la fase di prefabbricazione non produrla a Gela in considerazione dell’alto tasso di disoccupazione presente anche nelle alte specializzazioni?
Non è certo il sindacato Cgil-Cisl e Uil a scegliere le imprese e quali rapporti commerciali devono avere e come equilibrarli, ma di certo quando il sindacato si batte per il sostegno alle imprese sane mira alla costruzione di un sistema economico e sociale talmente solido da far stare bene i lavoratori e le loro famiglie.
Continuando così il nuovo processo migratorio delle nostre maestranze sarà lento ed inesorabile portando impoverimento nella nostra città e nella nostra Regione. La missione dell’Eni di Enrico Mattei era diversa da qualla che stiamo vivendo e noi invitiamo la politica a non essere complice di questa misfatta.
(Le segreterie provinciali edili Cgil (Ignazio Giudice), Cisl (Franco Iudici), Uil (Dino Strazzanti)
Autore : Redazione Corriere
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