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Corriere di Gela | Parco Montelungo e il sogno della cittadella che non c’è più
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notizia del 13/06/2010 messa in rete alle 19:01:45
Parco Montelungo e il sogno della cittadella che non c’è più

Le favole vengono normalmente introdotte da una tradizionale formula, “c'era una volta..”: anche quella che stiamo per illustrare potrebbe aprirsi così.

C'era una volta la Cittadella Culturale dei Giovani, voluta dalla Provincia Regionale di Caltanissetta e dalla Diocesi di Piazza Armerina, ospitata all'interno di un ampio complesso realizzato nell'area del Parco di Montelungo, praticamente a ridosso del quartiere di Macchitella: estensione una volta nella piena disponibilità della multinazionale Eni che, nel 1990, decise di destinarla al Comune di Gela, ringraziandolo dei servigi prestati.

Una parte del vasto Parco doveva servire ai giovani della città, un modo come un altro per fondare soluzioni alternative alla strada e alla stanca routine quotidiana.

Ci furono, un tempo, alcuni tentativi di utilizzo, da un'edizione della giornata dell'arte studentesca all'esperimento dell' “Etno Music Festival”, passando per iniziative dedicate ai diversamente abili ed alle associazioni del territorio.

Oggi, invece, dopo anni di incuria, e stando a fonti interne alla Provincia Regionale di Caltanissetta che ne detiene la proprietà, di assalti vandalici, favoriti dall'assenza di qualsiasi forma di sorveglianza: i bassi cancelli d'accesso sono chiusi, le strutture lasciate al loro destino. L'immobile che si erge al centro del complesso ti accoglie con una facciata, in parte deteriorata dal tempo, in parte dall'opera di mani umane che ne hanno approfittato per incidervi messaggi di ogni genere.

La vegetazione, già decisamente folta, ha preso il sopravvento in mancanza di qualsiasi intervento di contenimento: gli interni di quello che avrebbe dovuto assumere il ruolo di centro propulsivo delle attività, sono totalmente devastati; mattonelle, infissi, sottotetti, docce, bagni, niente si è salvato.

La furia di ignoti, in grado di muoversi in assoluta libertà, si è appropriata di tutto. I generatori di energia sono stati usurpati, il rame, si sa, può essere prezioso; le opere artistiche, rimaste all'interno dei locali, non potevano che attirare l'attenzione dei “visitatori”, devastate anche quelle.

Le porte presentano gli inequivocabili segni di un'insensata violenza, molte sono praticamente inutilizzabili perché sfondate al centro; non da meno, ovviamente, gli arredi, dai sanitari, ridotti ad un ammasso di schegge e cumuli informi, alle lampade per l'illuminazione, in alcuni casi sventrate. All'interno di una stanza destinata a servizio igienico, si trovano casse per l'amplificazione in disuso, accatastate l'una sull'altra; i lavandini che, presumibilmente, erano stati inseriti nell'originario progetto, costituiscono un lontano ricordo, staccati dai muri e ridotti ai minimi termini, come del resto le tubature sottostanti, sparse in lungo e in largo.

Niente è stato risparmiato, escrementi, animali o umani, non fanno mancare un nauseabondo tanfo: oramai, i cani ed i gatti sono i più assidui visitatori del posto.

Un tecnico della Provincia, interrogato sullo stato della struttura, assai cauto dice “al momento è inutilizzabile, non vi è alcuna conformità per un eventuale affidamento, qualche anno addietro veniva utilizzata, se non ricordo male, dagli scout, sempre comunque per particolari occasioni, ma ora è inagibile, troppi i danni prodotti dai vandali”.

A quanto pare, la gara per i lavori di ripristino sarà bandita a breve. Della colorata Cittadella non vi è traccia alcuna, ad eccezione della variegata sequenza, quella sì multicolore, di rifiuti sparsi per l'intero perimetro dell'area. Un'opportunità, l'ennesima, persa: in attesa del consolidamento delle molte promesse aventi quali inevitabili destinatari i giovani della città.


Autore : Redazione Corriere
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