notizia del 05/02/2012 messa in rete alle 18:59:59

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Finto imprenditore, in realtà usuraio
Comincia come titolare di una piccola azienda agricola, diversifica la sua finta attività verso l’ortofrutta, per chiudere con una ditta metalmeccanica. In realtà, faceva solo l’usuraio. Polizia e Finanza lo scoprono e Roberto Ingegnoso (nella foto), 36 anni, finisce dentro per usura. Avrebbe, secondo gli inquirenti, lucrato circa 300 mila euro di soli interessi al 10% mensili per soldi prestati a imprenditori – questa volta veri – in difficoltà finanziarie. Prestiti di somme che, se non pagate alla scadenza, venivano rinnovate applicando il solito tasso d’interesse. Tanto è bastato a Roberto Ingegnoso per acquistare un piccolo terreno edificabile, costruirvi abusivamente un edificio di tre piani (400 mq a piano), oggi di un valore stimato intorno ai 500 mila euro, e una bella e costosa autovettura (Citroen C3)
A insospettire gli inquirenti, il fatto che, a fronte di queste vistose acquisizioni, il giovane finto imprenditore dichiarava annualmente scarsi redditi: 3 mila euro nel 2000, 15 mila nel 2001, 8 mila nel 2002, 8 mila nel 2003, 13 mila nel 2004, 23 mila nel 2005, zero euro nel 2006, 531 euro nel 2007 e 7.198 euro nel 2008, 32 mila euro nel 2009. Troppo pochi per giustificare acquisto di terreno e costruzione dell’edificio di tre piani.
Ma come faceva il giovane usuraio a sapere quali imprenditori avvicinare per offrire loro denaro in prestito? Qui la notizia più inquietante. Gli inquirenti, che hanno messo in campo sofisticati sistemi di intercettazione, avrebbero accertato che l’Ingegnoso veniva in alcuni casi imbeccato da funzionari di banca, quelli che, insomma, conoscono i nomi dei clienti in sofferenza. Al momento (l’indagine non è chiusa) non è stato emesso alcun provvedimento, nè aperti procedimenti a loro carico, così come – è ovvio – non sono stati resi noti i nomi dei malcapitati imprenditori vittime del loro finto collega “cravattaro”. E pare anche che nessuno di loro abbia esporto denuncia. Hanno fatto tutto le forze dell’ordine.
Giovedì mattina, nel corso di una conferenza stampa in Procura, hanno dato la notizia il procuratore Lucia Lotti, il vicequestore Gaetano Cravana e il suo vice commissario Giuseppe Pontecorvo e il maresciallo Termini della Guardia di Finanza.
«Non abbiamo avuto bisogno di denunce da parte degli imprenditori strozzati – ha detto la Lotti, che negli anni Novanta si era occupata a Roma di inchieste giudiziarie su casi di usura – ma è bastato seguire certi movimenti di denaro, assegni, acquisizioni e cambi di attività dell’Ingegnoso. Abbiamo individuato gli imprenditori vittime dell’usura e li abbiamo sentiti. Puntualmente si è verificato quello che supponevamo, e cioè che il particolare momento di recessione economica, con la banche che stringono i borsoni, costringe chi ha bisogno a cercare altre vie, nella fattispecie quelle che conducono agli usurai, alternative che non sono nè di prospettiva nè risolutive».
Nella stessa mattinata di giovedì, Roberto Ingegnoso è stato arrestato da Polizia e Finanza. L’arresto è stato eseguito in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip Lirio Conti, su richiesta del procuratore della Repubblica Lucia Lotti.
«L’attività investigativa ha permesso di accertare che il predetto, nel periodo compreso tra il 2004 ed il 2008 – si legge nel comunicato stampa diffuso dalla Procura prima della conferenza stampa – ha posto in essere una lucrosa attività di concessione di prestiti nei confronti di diversi imprenditori gelesi, operanti nel settore edile e metalmeccanico, che si erano venuti a trovare in condizioni di difficoltà finanziaria, pretendendo la corresponsione di interessi fissi mensili del 10%, effettuando prestiti “a fermo” e operazioni di cambio assegni. E’ stato, inoltre, accertato che parte dei proventi derivanti dall’attività delittuosa, anziché finire nei conti correnti personali dell’arrestato, transitava su conti correnti intestati a prestanome. I volumi dei rapporti finanziari si sono rivelati di notevole entità ed è stato accertato che le sole somme introitate dalle vittime per il pagamento degli interessi usurari ammontano complessivamente a circa 300.000 euro. Da rilevare che il meccanismo usurario non solo non ha comportato la soluzione delle difficoltà finanziarie delle imprese, ma ha provocato il progressivo aggravamento delle loro condizioni, talora sino alla rovina. I proventi dell’usura sono stati in buona parte reimpiegati nella costruzione, senza permesso e dunque abusiva, di un edificio a più elevazioni, ad oggi completamente rifinito, nonché nell’acquisto di vari appezzamenti di terra, di un’autovettura di pregio, beni tutti sottoposti a sequestro con l’operazione eseguita oggi. Si reputa, inoltre, che i proventi dell’usura siano stati anche impiegati nella costituzione di una attività di impresa operante nel nord Italia oggi cessata. Nell’indagine risultano coinvolte altre persone, con varie contestazioni. L’arrestato è stato associato presso la Casa circondariale di Gela, a disposizione dell’Autorità giudiziaria».
Autore : Redazione Corriere
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