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notizia del 20/11/2011 messa in rete alle 18:57:36
Occorre tanto lavoro minuto
In questi giorni mi è capitato di leggere, anche sulla mia home page di Fb, espressioni molto belle in materia di sovranità nazionale. La crisi politica italiana e le dimissioni del governo del Cavalier Berlusconi sono state pilotate da agenti stranieri e dalla Banca centrale europea. In alcuni post di blog ho letto pure espressioni molto impegnative circa poteri oscuri e forti che starebbero dietro il Prof. Mario Monti, nominato senatore e subito dopo Presidente del Consiglio. Sono stato sempre e sono tuttora sensibilissimo all’indipendenza nazionale. Ritengo quello della Patria valore supremo da coltivare perché per essa tantissimi giovani, molti con piena consapevolezza moltissimi anche ignari, hanno immolato le loro vite e le loro passioni. La storia che ci ha partorito e ci ha educati negli ultimi 150 anni. Che è stata costruita da pensieri e azioni nell’arco temporale altrettanto lungo. Una realtà concreta, dunque. Un autentico valore, non un’idea astratta.
Quello che è avvenuto in questi giorni, pertanto, può anche legittimare qualche risentimento, una qualche forma di rancore. E, tuttavia, mette in luce le trasformazioni epocali che stiamo vivendo, di fronte alle quali è inopportuno chiudere gli occhi, mettere la testa nella sabbia imitando gli struzzi.
Voglio dire, pur mantenendo integro il mio amore per la Patria, che è da miopi considerare gli eventi che stiamo vivendo come la vittimizzazione della sovranità nazionale ad opera della globalizzazione. Credo sia, invece, molto coraggioso prendere atto del fatto che corriamo velocissimamente verso un processo di denazionalizzazione. Che ci stiamo lasciando alle spalle categorie storiche come quella di nazione così come è stata costruita dalla cultura ottocentesca e, in alcuni momenti del Novecento, portata anche verso parossistici livelli di esasperazione. La globalizzazione, d’altronde, non è un mito né una categoria dello spirito! Nasce anche essa dalla storia e matura addirittura all’interno degli stati nazionali a mò di sublimazione di categorie quali territorio, diritto, economia, sicurezza, autorità, appartenenza e relative retoriche che devono, a mio avviso, essere rivisitate in seguito alla rivoluzione dei canali della comunicazione rifondati dall’informatica e dalla telematica.
A me dispiacerebbe tanto, lo scrivo con estrema sincerità, che a piangere sulla vittimizzazione dello Stato Nazionale siano alcuni improvvisati patrioti che sino a ieri si sono divertiti ad offendere la bandiera tricolore che avrebbero usato nelle ritirate, che hanno tentato di privatizzare le istituzioni pubbliche, persino la sicurezza, l’informazione, la giustizia, l’istruzione. Credo che non sia sfuggito a nessuno come l’Italia in questi ultimi anni sia stata la punta di diamante della deregulation. Il suolo nazionale è stato anche offerto a tende che satrapi di altri Stati hanno usato per loro ghiribizzi. Se non sono state smantellate sicurezza e giustizia, ciò è avvenuto per la estrema tenuta del tessuto democratico e per la convinta difesa della Costituzione da parte del Presidente della Repubblica. Ma erano pronte le ronde, gli attacchi all’autonomia della magistratura. Si è anche guidato il Parlamento a votare perché riconoscesse una giovane escort quale nipote del capo di uno Stato straniero….. I tagli indiscriminati alla scuola hanno dato il segno di quanto stesse a cuore dei deregolarizzatori l’istruzione nazionale. Le funzioni pubbliche sono state mercatizzate e la compravendita dei parlamentari ne è stata la squallida prova che dovrebbe convincere gli eroi postumi del sacro suolo della nazione a tacere e a mettere un velo pudico sulle vicende ultime della storia della politica italiana di questi ultimi anni.
Sono convinto, e non da ora, che la crisi che stiamo vivendo non è solo economica, purtroppo, e non è solo italiana. Non me la sentirei però, per mettermi con la coscienza a posto, di ritenere lo stato nazionale italiano –o altro che sia!- vittima della globalizzazione. La globalizzazione è un processo che tutti stiamo contribuendo a costruire con o senza consapevolezza. Il rischio è di delegare il protagonismo di questo processo all’alta finanza, al capitalismo finanziario, a quell’ 1% contro il quale si sta giustamente muovendo la gioventù mondiale del movimento occupy wall street. Per cui, messi al bando risentimenti e rancori, mi sembra sia giunta l’ora di costruire pensiero libero per ridare spazio alla politica. Nei Paesi nordafricani protagonisti della recente “primavera” hanno istituito governi di transizione. Avvenne in Italia dopo l’8 settembre del 1943. Altre situazioni, per carità. Abbiamo dei grandi vantaggi al momento attuale. Mi viene da ricordare che mentre era in corso la seconda catastrofica guerra mondiale, alla conferenza di Bretton Woods del luglio ’44, gli stati nazionali discussero e individuarono le linee guida del nuovo ordine mondiale. So che la situazione attuale è diversa. Ma richiede un impegno civile, politico e morale analogo. Ha ragione Barroso! La crisi è di sistema. E all’interno del nuovo sistema, che non può non essere edificato da una politica d’alto spessore etico, dovrà svolgersi tutto quel “lavoro minuto”, come lo chiamava il drammaturgo tedesco Heiner Muller, per la costruzione della nuova cittadinanza nel nuovo territorio in via di globalizzazione. Prima che sia troppo tardi!
Autore : Redazione Corriere
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