notizia del 07/06/2005 messa in rete alle 18:40:33

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I sogni di Marscia non si infrangono a Gela
Un barcone di 17 metri in legno, con a bordo oltre 150 clandestini extracomunitari è stato intercettato alle 3 del mattino di giovedì da unità navali della Guardia di Finanza di Pozzallo e della Guardia Costiera di Gela. Fra i clandestini – come informa una nota del comandante della Capitaneria di Porto di Gela, Raffaele Macauda – anche una giovane donna africana che aveva appena dato alla luce un maschietto con il cordone ombelicale ancora attaccato ed in leggero stato ipotermico. La donna e il bambino sono stati soccorsi e trasportati d’urgenza verso Gela dalla motovedetta della Guardia Costiera di Gela “CP 860” che li aveva affidati alle cure dei sanitari intervenuti con un’ambulanza.
All’ospedale di Gela, un visino dolce dal colore rosso fuoco come la sua terra d’origine e che non tradisce la sua nazionalità. Alle autorità di polizia, la Guardia costiera di Gela che l’ha soccorsa e trasferita presso la nostra azienda ospedaliera nel reparto ostetricia assieme al figlioletto appena partorito. Il dottor Paolo Rizzo che incontriamo all’ingresso del reparto ci confida che la donna sembra come essere entrata in catalessi. Molto probabilmente sfinita dal lungo e pericoloso viaggio intrapreso assieme ad altri 170 clandestini di nazionalità africana, forse eritrea o etiope, messo piede in ospedale e dopo avere avuto assicurazioni circa la buona salute del bimbo che aveva partorito nella notte, è piombata in un sonno profondo e ristoratore. Gli infermieri ed i medici del reparto amorevolmente hanno voluto offrire alla giovane mamma un omaggio rappresentato da un grosso fiocco azzurro costellato di cuoricini rossi riservandosi successivamente al suo risveglio di scrivere anche il nome della creatura che aveva portato in grembo fino a sei ore prima. Su quel grande cuore c’era scritto significativamente: “Ho attraversato un ponte teso tra due continenti per realizzare un sogno”.
“Il piccolo si presume che abbia completato le quaranta settimane gestazionali – ha affermato il primario dott. Ramistella – in quanto tutte le caratteristiche somatiche lo fanno pensare. Abbiamo registrato solo un divario tra il peso e le caratteristiche morfologiche del bambino. Abbiamo cercato di rassicurare la donna con gesti e segnali con le mani che poi sono gesti universali e comprensibili, che la sua creatura stava bene”. Neppure un interprete che parlava arabo era riuscito a comunicare con la donna che si esprimeva forse in uno dei tanti dialetti africani. Quando siamo giunti nel reparto dove la donna era sta-ta ricoverata, abbiamo tentato un approccio dopo circa un’ora. Abbiamo atteso che si svegliasse. Dopodichè esprimendoci in inglese, le abbiamo chiesto il consenso a scattarle una fotografia. Nel mostrarle la fotocamera digitale, col sorriso tra le labbra, con il caratteristico gesto di chinare su e giù il capo ci ha consentito di scattarle una foto che la ritrae ancora sdraiata sul lettino del reparto ospedaliero. Abbiamo tentato di chiederle l’età, ma non siamo stati compresi neppure esprimendoci a gesti. Ma tal proposito ci è stato detto che avesse non più di 26-28 anni. Quando l’abbiamo invitata dirci il suo nome, quasi con un fil di voce ci è parso aver detto Argati. Le abbiamo stretto la mano e le abbiamo augurato una felice ripresa ed un augurio per essere diventata mamma in terra italiana. Probabilmente avrà capito e ringraziando col sorriso ha accennato di alzarsi appoggiandosi sulla spalliera del letto. L’abbiamo invitata a sorseggiare il latte contenuto in una tazza che era al suo fianco sul comodino. “Will you drink the milk, please”. Le abbiamo detto indicandole la bevanda. E lei facendo cen-no col capo di avere capito, presa la tazza tra le mani a piccoli sorsi ha ingoiato tutto il latte che conteneva.
In mattinata, appresa la notizia, si è precipitato in ospedale il sindaco Crocetta, con un bel vassosio di dolci nostrani. Ha voluto vedere il bambino, cui ha dedicato la lettera che pubblichiamo a fianco, quindi si è intrattenuto con la Signora Marscia Argati, la quale avrebbe manifestato il desiderio di raggiungere la Germania, paese verso cui verosimilmente era diretta una volta toccato il suolo europeo. Crocetta ha comunque offerto tutto il suo interessamento per farle eventualmente ottenere un permesso di soggiorno in Italia.
La vicenda, appena fatto il giro della città, ha commosso tutti. Un plauso alle forze dell’ordine ed al personale medico e paramedico della struttura sanitaria del Vittorio Emanuele, il primario del reparto Pediatria dott. Francesco Ramistella e il ginecologo dott. Paolo Rizzo.
Autore : Redazione Corriere
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