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Corriere di Gela | La città ricorda lo sbarco del 1943
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notizia del 05/07/2009 messa in rete alle 18:35:53

La città ricorda lo sbarco del 1943

Lo sbarco del 10 luglio 1943 delle truppe americane nella spiaggia di Gela rivive ogni anno nel cuore degli anziani gelesi.
Il memorabile avvenimento viene ogni anno ricordato dal Kiwanis locale con una cerimonia alla quale saranno presenti autorità del luogo, regionali e nazionali e militari americani di stanza a Sigonella.
Il noto collezionista Franco Pardo esporrà, nell’ex palazzo ducale, una mostra fotografica e cimeli storici collaborato dal promotore professor Giorgio Romano, presidente del Kiwanis Giuseppe Vitale, segretario Giuseppe Abbate: il cannoneggiamento della flotta, le ansie, gli aerei che bombardano, un gruppo di prigionieri italiani sotto scorta, l’agonia dei feriti ed altro.
Il massiccio sbarco delle truppe americane a Gela, trasportate da un immensa flotta di circa duemila navi e quello di più vasta portata effettuato l’anno dopo in Normandia (il D-Day) salvò l’Europa dal male e dalla tirannia in cui era caduta col nazi-fascismo e cambiò il corso di un secolo intero. “Nessuno può dire – ha detto recentemente il presidente degli Stati Uniti Obama – che la guerra sia un bene, ma tutti sappiamo che la guerra 1940-45 fu essenziale, perché ha abbattuto il totalitarismo nazista e non fu solo una questione di interessi contrastanti, ma una differente visione dell’umanità. Lo sbarco americano nella notte del 9 luglio 1943 colse di sorpresa, inaspettatamente, i gelesi. Fu una tragica notte e un fuggi-fuggi generale dei cittadini atterriti verso la zona di Caposoprano (allora era tutta campagna), perché nell’interno della piana erano di stanza le truppe della Divisione “Livorno” e i carri armati tedeschi della Divisione “Goering”, che venivano bombardati dalle navi e dagli aerei americani.
Nella pianura di Gela giacevano molti cadaveri. La sorpresa dello sbarco, i marines paracadutisti lanciati dagli aerei causarono uno sbigottimento generale e i morti furono in entrambe le parti in numero elevato.
Il giorno dopo, mentre tanti prigionieri italiani venivano accompagnati sulla spiaggia per essere imbarcati, le forze armate americane puntavano verso l’interno della Sicilia. I caduti in combattimento a Gela furono in tutto 6500 tra italiani, tedeschi e americani. Il comando americano allestì temporaneamente un cimitero per i militari statunitensi in contrada “Ponte Olivo”.
A Gela dopo lo sbarco ritornò la calma, finì l’oscuramento notturno nelle vie della città, cessarono le carte annonarie, alla cartamoneta italiana si aggiunse quella di occupazione (le am-lire), iniziò il mercato nero (l’intrallazzo), si abbandonarono gli orti di guerra.
Il 25 luglio cade il granconsiglio del fascismo, il 3 settembre 1943 venne firmato l’armistizio di Cassibile (Siracusa), sotto una tenda. L’Italia cessava le ostilità contro l’america e l’Inghilterra. In verità si trattava di un vero e proprio armistizio senza condizioni. L’atto fu firmato alla presenza del comandante delle forze alleate Eisenhower, dai generali Giuseppe Castellano per l’Italia e Walter Bedell Smith per gli alleati.
L’atto fu poi confermato dal proclama del maresciallo Pietro Badoglio pronunciato l’8 settembre 1943 dall’Eiar (Ente Italiano audizioni radiofoniche). Si concluse così in Italia il secondo conflitto mondiale con il doloroso retaggio di lutti, pianto, distruzioni e con la morte dei sei milioni di persone, tra civili e militari, in ogni parte del mondo.

(Nella foto, in alto sinistra, il generale Montgomery, a destra il generale Patton; sotto a sinistra, il generale Kesserling, a destra il generale Eisenhower)


Autore : Redazione Corriere
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