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notizia del 16/11/2004 messa in rete alle 18:19:16
Il braccio del porto (esempio di arredo urbano)
Ho scritto nel recente passato della bellezza come valore politico. Come valore che, cioè, muove la città. Non che il politico debba imporre la sua idea di bellezza. Saremmo allo zdanovismo di sovietica memoria. Deve promuoverla, però, incoraggiarla. Perché nel duello contro la bruttezza, abbia la meglio. Anche a Gela, definita da Silvana Grasso ‘città speciale’. Ha proprio ragione. ‘Sporca’ e ‘Immacolata’, ‘sgregiata’ e ‘integra’. Vi duellano ‘Bellezza’ e ‘Bruttezza’ e quest’ultima ‘penetra’ ciò che è bello.
Rosario Crocetta ha voluto incamminarsi verso la trasmutazione delle cose per fare sì che sia il bello a seminare anche dentro ciò che è brutto per fargli riprodurre bellezza e poi ancora altra bellezza.
Al solito l’ho preso da lontano. Me ne scuso. Ho qualche difficoltà a scrivere di un progetto il cui autore è un mio parente, l’architetto Enzo Insalaco. E, però, da uomo libero devo pur fare cadere ogni inibizione. Perché a me deve essere precluso di valutare un oggetto che altri possono liberamente giudicare? Sono anche io un osservatore!
A Genova, da dove scrivo, ho visitato la mostra di architettura. Stupefacente! Ed è questo stupore che mi sprona a scrivere. A margine ho trovato il giudizio di uno studioso. Risale al 1999, quando Peter Sloterdisk ebbe a scrivere che ora “Il mostruoso non è inviato dagli antichi dei...La modernità è l’epoca del mostruoso fabbricato dall’uomo”. Ha ragione e so a cosa intende riferirsi. Però! Nella città di Genova, dopo 12 anni che non la vedevo, ho trovato tante cose architettonicamente belle. Passanti, serpentoni, aree attrezzate, grattacieli.
Accanto a Palazzi storici bellissimi. Si intrecciano piacevolmente. E per quest’anno è stata proclamata “Capitale Europea della Cultura”.
L’arredo urbano qualifica la città. Anche il comportamento dei cittadini ne trae beneficio.
Il molo del porto di Gela. Un braccio verso il mare. Dentro il mare. Continua il discorso della Porta della Pace. Verso il mare e l’Oriente. Il braccio è già ora dentro il mare, ma è progettato per aprirvi nuove finestre da cui, quasi oblò, guardare dentro la liquidità infinita, generatrice di infinite forme e vite. L’illuminazione, le panche e a contatto col mare, quasi senza soluzione di continuità, a distanza regolare, alcune colonnine polifunzionali. Eleganti, nella loro simbologia richiamano la poesia del mare, del pesce, della Sirena che si inerpica sullo scoglio. Occorrerà resistere al simbolico canto del mare dentro il porto…
Forse l’architettura italiana si esprime meglio nel design. Incorpora tanta storia di buon gusto anche nella modernità che sa adattare. In modo flessibile, elementi plastici – nella fattispecie la bellissima pietra di Comiso molto presente a Gela – e l’acciaio. Non solo per motivi di parentela, sono orgoglioso che la colonnina sia stata brevettata, messa in bella mostra a Genova. Ho saputo che andrà anche a Milano.
Sarà bello tutto il contesto. Immagino già le finestre del molo ad altezza d’uomo. Sono sicuro che i ragazzi delle scuole sarebbero felici di sbizzarrirsi a riempirle con belle maioliche per fare vedere quello che il muro impedisce di vedere.
Così la bellezza diventa città, si fa cosa comune, momenti di vita degli uomini. E ci sprona a desideri più raffinati e a sperare e a vivere.
Autore : Luciano Vullo
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