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Corriere di Gela | Tre buone ragioni per spostare la Radioterapia
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notizia del 14/09/2008 messa in rete alle 18:14:07
Tre buone ragioni per spostare la Radioterapia

Un altro errore storico si sta per consumare in questa città, dove le teste pensanti, o non pensano o pensano in ritardo. I primi errori storici: 1. costruire lo stabilimento a pochi passi dall’abitato; 2. abbandonare l’idea di riconvertire l’economia della città puntando sul turismo; 3. costruire case popolari sul lungomare; 4. recuperare, anziché demolire e ricostruire, le palazzine Iacp che si affacciano sulla rotonda est a fine bretella per Macchitella. Aree pregiate che avrebbero potuto ospitare opere di ben più alto valore (strutture turistiche, per esempio).
In questi giorni è scoppiata la polemica sull’ex ospizio marino, scelta come sede per la Radioterapia. Come capita spesso, il Consiglio comumale a maggio è stato messo con le spalle al muro (accade per i bilanci di previsione e i suoi assestamenti di fine anno, per i piani pluriennali e – ne siamo certi – accadrà per il Prg. E così, il Consiglio ci mette poco a dare l’ok alla variante. In verità c’era stato il consigliere Robilatte che aveva fatto votare un documento d’indirizzo per l’amministrazione, affinchè valutasse altre soluzioni, salvaguardando comunque i finanziamenti di 6 milioni di euro concessi all’Asl, proprietaria dell’area. Non è accaduto nulla e l’appalto-concorso è già pubblicato (termine fissato per il prossimo novembre).
Perchè la Radioterapia non dovrebbe realizzarsi in quel posto. 1. Area pregiata anche questa per altre destinazioni; 2. Se davvero è la fabbrica la causa principe dei tumori, sarebbe una beffa per i malati doversi curare a poche centinaia di metri dal colosso petrolchimico; 3. La scelta cozza con la nostra mentalità: varcare la soglia di quel luogo, sotto gli occhi di tutti, equivale ad una dichiarazione di grave malattia.
Il movimento che si è costituito su iniziativa dell’artista Enzo Miceli purtroppo si sta preoccupando solo di tutelare l’aspetto architettonico dell’edificio, senza neanche tentare di rivedere (è una delle prerogative del Consiglio comunale) la decisione assunta nello scorso maggio. Un’altra occasione perduta.


Autore : Redazione Corriere
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