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Corriere di Gela | Responsabilità diffuse sul fenomeno dell’inquinamento
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notizia del 26/02/2007 messa in rete alle 18:09:41
Responsabilità diffuse sul fenomeno dell’inquinamento

All’indomani della prima e storica manifestazione a Gela contro l’ncenerimento di petcoke nella Centrale termoelettrica (Cte) della raffineria di Gela, i cittadini interrogandosi sulla ricaduta reale dell’evento si chiedono se si sia trattato di mera campagna elettorale oppure se finalmente i politici si sono resi conto a Gela l’emergenza sanitaria e ambientale è il primo problema.
L’architetto Virginia Farruggia, vicepresidente di Legambiente Gela, insieme ad altri volontari, ha distribuito, durante il corteo, volantini sulle proposte di Legambiente per risolvere il problema petcoke. Questi volantini sono stati letti con attenzione dalle persone a cui sono stati distribuiti, le quali inoltre hanno avuto cura di non buttarli, come si fa normalmente con i volantini, ma di conservarli e portarli con sé a casa. Ciò dimostra che i cittadini sanno di chi fidarsi e da chi possono avere informazioni obiettive e scientificamente fondate. Legambiente Gela, prosegue l’arch. Farruggia, non solo vuole ascoltare e dialogare con qualsiasi cittadino ma soprattutto è un’associazione che si esprime soltanto dopo aver analizzato i problemi ed aver potuto formulare delle soluzioni. Oggi possiamo affermare che occupazione, salute ed ambiente passano per la stessa strada. Abbiamo indicato soluzioni che oltre a risolvere il problema petcoke rilancerebbero lo stabilimento di Gela, tornando a fare assunzioni dopo anni di licenziamenti.
Per questo Pietro Lorefice, Presidente di Legambiente Gela, invita i sindacati a tenere duro poiché questi stanno portando avanti un’importante vertenza con Eni che determinerà il destino ambientale e occupazionale della città per i prossimi decenni. In questo momento, dunque,i sindacati devono dimostrare di avere coraggio, e non commettere gli errori del passato, avendo la consapevolezza che oggi lo stabilimento di Gela ha una valenza strategica non solo per l’Eni ma per il sistema energetico nazionale.
E’ doveroso chiarire che se l’A.D. ing. Ricci dichiara che la tecnologia Est è inapplicabile a Gela perchè utilizzabile solo in raffinerie più grandi, tradisce l’intenzione dell’Eni di raddoppiare la capacità di raffinazione a Gela. Ma questo vorrebbe dire raddoppiare l’inquinamento e i profitti di Eni, senza incrementare l’occupazione. A Gela Eni dovrà investire soltanto in innovazione tecnologica ed eventuali nuove linee di produzione dovranno riguardare impianti di chimica degli intermedi, ad alto valore aggiunto e occupazionale. Ad oggi, ciò che possiamo con certezza affermare è che la raffinazione sta creando, a Gela, soltanto deserto ambientale ed occupazionale mentre sta facendo notevolmente incrementare solo i profitti di Eni.
La tecnologia Est è stata sviluppata da Eni Tecnologie e Snam Progetti esattamente per risolvere il problema petcoke di Gela. Lo dimostrano le presentazioni fatte all’estero dall’Eni in cui la taglia degli impianti ipotizzati è esattamente uguale a quella della raffineria di Gela, cioè 5 milioni di tonnellate/anno, spiega Fabrizio Nardo, direttore scientifico di Legambiente Gela. Abbiamo i documenti di Eni che attestano ciò. Eppure una volta matura è stato deciso di costruire il primo impianto in Lombardia. Perchè?
A Gela, prosegue il dott. Nardo, si producono circa 2.500 tonnellate/giorno di petcoke che vengono inceneriti nella Cte della raffineria. Con la tecnologia Est essi si trasformerebbero in 2.500 tonnellate di benzina e gasolio a bassissimo tenore di zolfo, incremendando di fatto la capacità della raffineria del 15%. Inoltre, rimangono in piedi le altre due alternative: IGCC e GtL. A l’Eni la scelta!
Nel momento in cui l’Eni dice “se la politica ci imporra scelte drastiche chineremo il capo e vedremo il da farsi” è da pensare che si riferisca al fatto che finora la classe politica gelese non ha mai fatto pressioni in tale direzione. Ci si è limitati a chiedere fontane e contributi per feste paesane! Per questo noi di Legambiente, prosegue Lorefice, riteniamo Sindaco, Presidente della Provincia e Regione corresponsabili dell’avvelenamento della città e del territorio perché sanno e fanno finta di non sapere chiedendo persino studi tardivi quando ormai è solo ora di porre fine all’avvelenamento.
Sappiamo che i giovani di entrambi gli schieramenti politici scalpitano e chiedono più spazio. A loro va il nostro incoraggiamento per poter mettere da parte questa classe dirigente mediocre e supina agli interessi di Eni.
Ci teniamo a precisare che quando l’Eni mostra disponibilità a finanziare studi sul pet-coke, facendo scegliere agli ambientalisti la società che dovrà condurli, essa non si riferisce assolutamente a Legambiente poiché il nostro obiettivo non è quello di gestire soldi, tanto più se sono di Eni, anche perché Legambiente Gela, con la supervisione ed il coordinamento del Dott. Nardo, ha già compiuto i suoi studi, che sono durati più di due anni ed hanno coinvolto i ricercatori delle migliori Università italiane, funzionari di Arpa del centro e nord Italia. Sono state fatte delle correlazioni e formulate delle proposte contenute nel report consultabile sul sito di Legambiente Sicilia all’indirizzo http://www.legambientesicilia.com/sito/articolo.asp?id=479.
A questo punto la nostra collaborazione con i dirigenti dello stabilimento potrà esserci solo quando si diranno disponibili ad implementare una o più soluzioni da noi proposte. Solo allora saremo disponibili a instaurare con lo stabilimento una collaborazione che ci porterà verso uno sviluppo sostenibile e duraturo. Fino ad allora continueremo a fare informazione scientifica e a dialogare soltanto con chi ci ascolta, senza guardare a colori politici. Abbiamo un solo obbiettivo: fermare l’avvelenamento dei cittadini, la nascita di neonati malformati e la morte prematura per cancro e altre malattie. Tutto il resto è secondario.
A chi ci chiede quali saranno i prossimi passi, rispondiamo, conclude Lorefice, che stiamo valutando con l’ufficio legale di Legambiente Nazionale l’ipotesi di presentare un esposto alla magistratura di Milano, dove ha sede l’Eni, sulla responsabilità diretta nelle morti premature, ormai sotto i quarantanni, (????) per tumore e l’abnorme presenza di malformazioni neonatali. Chiederemo spiegazioni e vorremo avere risposte da tutti i soggetti che hanno avuto negli anni passati responsabilità per la mancata tutela della salute e dell’ambiente .


Autore : Redazione Corriere
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