notizia del 11/05/2008 messa in rete alle 18:09:43

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Il Comune ci ripensa. Via quella vergogna!
Il muro in cemento armato che avrebbe praticamente nascosto buona parte del prospetto dei granai di Palazzo Ducale, in piazza Calvario, è stato abbattuto. Lo ha deciso il sindaco Crocetta, che appena rientrato in città, rendendosi subito conto che il caso gli sarebbe potuto scoppiare tra le mani, è stato colto dal buon senso e ne ha disposto l’immediata rimozione.
Le prime picconate sono state inferte dal presidente della locale sezione dell’Archeoclub d’Italia, prof. Nuccio Mulè (nella foto a destra), che aveva sollevato il caso, mobilitando la popolazione e personalità del mondo culturale. E’ stata una grande prova di civiltà e di democrazia che deve far riflettere per il futuro gli amministratori della cosa pubblica.
Anche la Soprintendenza forse è stata colta di sorpresa. Aveva dato parere favorevole al progetto originario, sottovalutandone l’impatto ambientale e monumentale.
Migliaia di firme sono state apposte dai cittadini che si sono recati spontaneamente sul luogo del delitto che si stava perpetuando ai danni di un sito molto caro ai gelesi. La vicenda si chiude bene, che ha anche avuto il merito di risvegliare le coscienze spesso sopite della popolazione.
Il ringraziamento del presidente dell’Archeoclub, Nuccio Mulè
Nel ribadire il notevole significato dell’obiettivo raggiunto dalla città attraverso la raccolta delle firme tramite l’associazione di volontariato Archeoclub d’Italia, si desidera ringraziare tutti i firmatari (anche quelli che avrebbero voluto firmare e non hanno avuto il tempo di farlo), della petizione per la demolizione del cosiddetto “Muro della Vergogna”. Un ringraziamento particolare va poi a quelli che hanno espresso per iscritto la loro opinione facendone elevare i toni culturali, e quindi la prof.ssa Salvina Fiorilla, medievista di fama regionale, alla quale va il merito di aver inquadrato pienamente nel contesto storico e nell’identità della città l’importanza del complesso monumentale del Castello federiciano di Piazza Calvario; l’ing. Aldo Altamore e presidente provinciale dell’Ordine, l’arch. Vincenzo Insalaco, segretario provinciale dell’Ordine, l’arch. Francesco Salinitro, l’avv. Paolo Cafà, e gli avvocati Giovanna Cassarà, Lucio Greco e Carole Macrì, quest’ultima in modo particolare, in quanto redattrice dell’esposto-denuncia alla Procura della Repubblica. Ed ancora si desidera ringraziare i tanti soci dell’Archeoclub che hanno reso possibile la raccolta delle firme come Giancarlo Picchioni, Franco Città, Leo Zappulla, Nellina Seca, Pino Samparisi, Peppe Filetti, Saro Giannone e Totò Infurna.
Una menzione e un ringraziamento particolari vanno a tutti i mass-media che hanno amplificato l’azione di protesta dell’Archeoclub e della città.
Ovviamente la sede di Gela dell’Archeoclub d’Italia rimane in campana, a Gela si dice “occhiu o lumi”, nel momento in cui si
dovessero ripetere situazioni a danno della città.
Nuccio Mulè (presidente della sede di Gela dell’Archeoclub d’Italia)
Autore : Redazione Corriere
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