notizia del 29/10/2007 messa in rete alle 18:07:27

|
La scomparsa di Orlando Zecovin “padre” della frazione di Manfria
Se ne è andato in silenzio, ma è un silenzio assordante. Lo è per quanti hanno dimenticato che se Manfria oggi esiste è grazie alla sua intuizione. Di Orlando Zecovin (nella foto), morto il 21 ottobre scorso. Lo abbiamo saputo dai manifesti a lutto fatti affiggere dalla famiglia. Ricordarlo è d’obbligo, e non solo perchè a lui è legata la nascita della zona balneare più rinomata di Gela, ma soprattutto per le sue battaglie sociali. Per chiedere (inutilmente!) strumenti urbanistici che potessero consentire una crescita ordinata della zona, per avere acqua, luce e fogne. Una classe dirigente sorda, insensibile, incapace di qualsiasi forma di programmazione, ha poi fatto sì che Manfria diventasse un obbrobrio. E non certo per colpa di Orlando Zecovin, che dal suo nord avrebbe voluto portare in questo profondo sud una ventata di vero turismo balneare.
Negli anni Sessanta volle costruire il Lido Orlando, meta di tanti giovani dell’epoca e non solo giovani. Un lido che non fosse quello tradizionale sotto città, ma un vero stabilimento balneare, con servizi, parcheggi e zona verde. Il progetto gli riuscì solo a metà, perchè a Gela, negli ultimi quarantanni, progredisce solo l’abusivismo.
La prima cosa che chiese fu la sistemazione del piazzale. Niente. Poi venne il disordine totale e l’aggressione selvaggia su tutto il territorio.
Se non la sua morte, la sua esistenza certo non è passata inosservata.
E Gela si conferma popolo ingrato.
Una persona schietta e leale, nel ricordo del figlio
Chi era mio padre? una persona schietta, precisa e leale, un grande lavoratore. Chiunque lo abbia conosciuto penso che avrebbe risposto così.
Arrivò a Gela nel 1958 con i suoi fratelli Antonio e Armando e insieme aprirono uno dei primi negozi di eletrodomestici. Erano gli anni 60 e il boom delle prime televisioni, radio, frigoriferi ed elettrodomestici impazzava. Poi un giorno il destino fece in modo di far scoprire a mio padre la spiaggia di Manfria, un luogo ancora vergine, popolato solo di grandi distese di sabbia dorata e di canneti selvaggi. E così fu amore a prima vista.
All'epoca, gli stabilimenti balneari principali erano la Conchiglia o Lido Eden, ma mio padre aveva già in mente di costruire una terza opzione che, senza lui stesso rendersene conto, avrebbe segnato la storia del turismo di Gela.
Difatti, io e i miei fratelli contrammo un infezione presso le spiagge gelesi che convinsero ulteriormente mio padre a spostarsi verso Manfria.
Così ci trasferimmo lì definitivamente e per mio padre iniziò a realizzarsi un sogno. Comprò diversi terreni e li lottizzò, vendendoli a persone che credettero nel suo progetto e così cominciarono a costruire case e ville, infine chiese il pemesso per la costruzione del Lidorlando.
L'amministrazione dell'epoca era molto scettica nei suoi confronti soprattutto per l'appartenenza politica di mio padre al partito del Msi, allora un vero tabù in un paese governato dalla Dc e Pci.
Non dimenticò mai quelle parole:"Costruisci pure Zecovin, tanto chi vuoi che ci venga in quella terra bruciata dal sole". Queste parole suonarono come una sfida e sempre più determinato continuò nella sua impresa di costruire un luogo diverso, dove la gente avrebbe potuto passare una giornata intera dal mattino alla sera immersi nella natura e serviti e riveriti dalla colazione al dopo cena.
Oggi diremmo: il classico spirito imprenditoriale.
Così naque il Lidorlando e fu subito un successo, grazie anche alla decadenza della Conchiglia. Negli spazi all’aperto poterono esibirsi anche artisti del calibro di: Marcella, i Camaleonti, Perez Prado, New Trolls, Nazzaro, Cristian. Anni d'oro all'insegna del divertimento.
Cinquant’anni di attività intensa e di orgoglio. Questo era mio padre, lo scopritore di Manfria, ed è per questo che avrei piacere che ve ne ricordaste.
Autore : Redazione Corriere
|