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notizia del 26/06/2010 messa in rete alle 17:43:45
Rosarno non è così lontana
Rosarno è una cittadina calabra di oltre 10000 abitanti che ha fatto parlare di sé ad inizio anno, a seguito di una rivolta urbana a sfondo razziale durata quasi tre giorni tra il 7 ed il 10 gennaio.
Migliaia sono gli immigrati che lavorano nelle campagne. Sono extracomunitari, per lo più africani. Dopo il ferimento di 3 di loro, la protesta degli immigrati non si fece attendere la sera stessa. A conferma che la misura oramai era colma, l'indomani un vero e proprio esercito di extracominutari scatenò un'autentica guerriglia in pieno paese, scontrandosi accesamente con le forze dell'ordine. In risposta, anche i rosarnesi scesero per strada fino ad organizzare autonomamente ronde composte da spontanei volontari. Diversi i feriti tra agenti, rosarnesi ed immigrati. La notizia, alla faccia del “belpaese”, fece il giro del mondo.
Tra Gela e Rosarno ci sono in macchina quasi 5 ore di viaggio, traghetto compreso. Eppure, specie in questo periodo, Rosarno appare molto più vicina. Numerosi saranno i gelesi che si sposteranno lungo il litorale tra Gela e Marina di Ragusa, nei due mesi successivi estivi e soprattutto durante i fine settimana. Lungo il tratto, fiancheggeranno la grande piana tra Gela e Vittoria, un feudo agricolo frastagliato e con centinaia di proprietari. Difficile, se non impossibile, assicurare un controllo capillare da parte delle forze dell'ordine. Qui, ex braccianti affranciati fanno i “caporali” e lucrano sul “welfare”. Assumono immigrati con contratto regolare per un centinaio di giorni, l'altro centinaio li pagano “in nero”.
La paga, nella migliore delle ipotesi è 40 euro al giorno, in cui si lavora almeno 10 ore.
Per il periodo in nero, i braccianti percepiscono circa 2000 euro dall'Inps quale indennità di disoccupazione: perchè tali (disoccupati) figurano. Di questi 2000 euro, il caporale ha la sua fetta. Il tutto sotto l'occhio vigile della Stidda così come della 'Ndrangheta a Rosarno.
Ma chi sono questi immigrati? Fino a 3 o 4 anni fa erano nella stragrande maggioranza di origine africana e prevalentemente tunisini. I primi sono arrivati 30 anni fa e nel frattempo si sono trapianti ed integrati a Vittoria. Ma dal 2008, da quando cioé la Romania è entrata nell'Unione Europea, la situazione è radicalmente cambiata. Nel giro d'un paio d'anni i romeni hanno addirittura sorpassato i "coloni" tunisini a Vittoria e sorpassato gli stessi residenti originari del luogo nella vicina Acate.
Provengono in particolare dalla Moldavia rumena: regione esclusivamente agricola. Sono abituati a lavorare, anzi a massacrarsi, sui campi tutto l'anno: per loro il “lavoro stagionale di raccolta” è una passeggiata. Non c'è distinzione di sesso: le donne non hanno pura a cimentarsi durante il giorno. A differenza del “sesso forte”, però, tornano ad essere “sesso debole” al calare della notte, allorché viene loro richiesto uno “straordinario in natura”. Capita così che rimangano di sovente incinte, quindi, costrette ad abortire per non perdere lavoro e pezzo di pane. Sono in media 15 le interruzioni di gravidanza da parte di donne rumene negli ultimi tre mesi. Numeri da “tratta di schiave”.
A Gela, dove la colonia rumena ha coperto la zona di San Giacomo e dintorni, le donne sembrerebbero passarsela meglio: ne contiamo sempre di più impiegate negli esercizi commerciali, in particolare bar, pub e alimentari. A differenza delle extracomunitarie, incontrano meno difficoltà ad imparare la lingua italiana e possono rapportarsi meglio con i clienti. Moltissime fanno le badanti. Contrattualmente ed a livello di di paghe giornaliere non ci discostiamo sensibilmente dal discorso di cui sopra, ma non si può parlare a rigore di “tratta”. Se poi si decide di andare in villa comunale o in qualche altra piazza a rianimare pomeriggi noiosi di vecchietti e pensionati, magari ringalluzzendoli per alcuni minuti in cambio di qualche spicciolo, cosa vuoi che sia? Al massimo, si finisce con una nota di colore al tg locale. Che male c'è poi se qualcuna s'intrattiene ad interloquire affabilmente con il passante di turno lungo il corso principale, in cambio di un'offerta che contribuisca al bilancio familiare? Non chiatela elemosina! Non ci crede più nessuno.
Diciamo che a Gela non è come a Vittoria dove la tensione tra i due clan (quello storico tunisino e quello in forte ascesa rumeno) è davvero al limite, mentre ad Acate è tutto un divenire con molteplici risvolti possibili, tra preventivabili e non. Insomma: non siamo a Rosarno, ma Rosarno non è poi così lontana. E mi sa che non dovrà passare tanto per accorgercene.
Autore : Clark Kent
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