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Corriere di Gela | Il lavoro, questo sconosciuto
Edizione online del Periodico settimanale di Attualità, Politica, Cultura, Sport a diffusione comprensoriale in edicola ogni sabato
notizia del 14/12/2005 messa in rete alle 17:35:36
Il lavoro, questo sconosciuto

Come ogni fine anno, facendo un bilancio dei mesi trascorsi, gli abitanti del comprensorio sono sempre più delusi e sempre meno speranzosi di uno sblocco positivo della grave situazione occupazionale. Si avverte nell’aria una sorta di rassegnazione generale ad emigrare al nord senza quasi più lottare o cercare un lavoro nel proprio paese.
Giovani in cerca della prima occupazione, spesso anche diplomati e laureati, come pure padri laboriosi sono costretti a lasciare la famiglia, la propria casa e le proprie abitudini per cercar fortuna altrove. Vivere una vita lontano dalla propria realtà non è semplice. Migliaia di bambini gelesi attendono il Natale con impazienza e non solo per i regali, a cui tengono tantissimo come è giusto che sia, ma anche per il ritorno dei papà dalle rispettive sedi di lavoro.
Il lavoro è un elemento indispensabile per il progesso di Gela. Non solo sul piano economico, ma anche sociale. Non c’è legalità se non c’è lavoro. Non c’è un futuro se molte delle nostre menti e la nostra efficiente mano d’opera vanno via. Si é cercato di far qualcosa per salvaguardare l’occupazione esistente (i sindacati, per esempio, fannos solo questo) ma non basta; non può essere sufficiente per migliorare le condizionigenerali di una comunità.
Se un tempo la nostrta economia si basava prevalentemente sull’agricoltura oggi non c’è altro che possa garantire un reddito certo. E’ vero che esiste il petrolchimico ma anche lì la situazione è abbastanza precaria, dove é difficile pensare che si creino nuovi posti di lavoro.
Nessuno investe un soldo; nessuno, vista la difficile realtà del nostro paese, ha la voglia di far qualcosa.
Auguriamoci che in un prossimo ma non lontano futuro la situazione cambi. Occorre la collaborazione di chi può dare un aiuto concreto sul fronte della programmazione, perché senza di questa (e naturalmente alla buona volontà) non si va da nessuna parte.
Gela non sarà mai una città in cui potranno proliferare fabbriche e strutture che possano dare lavoro a tutti, per cui é meglio puntare sul turismo archeologico e balneare, mai effettivamente sfruttati come si dovrebbe. Perché dopo l’illusione dell’industrializzazione e non potendo più far ritorno all’agricoltura, la strada da battere é solo quella.

Alfonso Passarello


Autore : Redazione Corriere
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