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notizia del 02/05/2010 messa in rete alle 16:21:45
L’angelo sedotto e abbandonato
Dopo la storica promozione nell'allora C1, Gela visse un anno tremendo, riuscendosi a salvare sul campo ma non nei libri contabili. Ad evitare la scomparsa del calcio gelese cadde un Angelo dal cielo, colpito con una freccia dall'allora sindaco Rosario Crocetta. Quell'Angelo di cognome fa Tuccio e di mestiere fa l'imprenditore. Ma non un imprenditore qualsiasi, benché poco conosciuto in città. Angelo Tuccio è uno che i soldi in tasca ce li ha davvero in una città che ama invece solo apparire, con qualche spicciolo in sacchetta. Con una squadra in C2 e senza debiti, Tuccio inaugurò un'avventura che lo ha portato ad essere un volto conosciutissimo dai suoi concittadini.
Una città che quest'Angelo, con tutta probabilità, fino a 4 anni fa pensava di conoscere bene e che invece ha riscoperto, amaramente. Tuccio ha realizzato che non esiste solidarietà tra colleghi e che la politica è baratto. Soprattutto, Tuccio non sapeva a cosa andava incontro per quanto concerne l'aspetto più importante: vale a dire quello sport di squadra in cui si corre dietro ad una palla e dove a vincere è chi la butta dentro in porta almeno 1 volta in più dell'avversario. Chiamasi calcio ed è uno sport agonistico. Fino a pochi decenni fa sembrava una cosa normale da dire.
Oggi, con tutto quello che gira intorno al circuitico calcistico, sembra strano, o quasi, ricordarlo. Ma è così e fino a prova contraria il calcio continua ad essere uno sport agonistico, aperto alla competizione, pertanto al risultato, con tanto di imprevedibilità.
I numeri, ad esempio, possono venire in soccorso al fine di commentare i risultati, ma non riescono a spiegarli da soli.
Non lo nascondo, non sono una “cima” in questo campo. Ma se si pensa al contesto societario in cui sono “costretti” a muoversi i giocatori del Catanzaro ed a quello in cui sono “agevolati” ad operare quelli del Gela, il 2-0 di domenica scorsa a favore dei primi sui secondi può persino apparire un paradosso: figurarsi la classifica delle due squadre. Eppure non è così e non è poi una grande novità. Sicché può benissimo capitare che a Catanzaro, giocatori mal pagati, senza una prospettiva societaria da quando è iniziato il campionato, sarebbero meritatamente in testa se non fosse per i 3 punti di penalizzazione addebitabili a colpe ancora una volta societarie e non proprie; mentre a Gela, giocatori messi in condizioni ideali per rendere al meglio, non ci riescono. Anzi, lo fanno finché le aspettative sono minime, per poi vacillare a poco a poco, quindi sempre di più, fino a crollare del tutto nel momento in cui gli si chiede di raggiungere un obiettivo ambizioso.
Probabilmente è proprio questo il nocciolo della questione: società ambiziose come l'Inter di Moratti Jr. non hanno vinto fin tanto che non sono arrivati tecnici e giocatori la cui unica ambizione non era semplicemente quella di fare bene il proprio lavoro durante la settimana, giacché è la gara ufficiale della domenica o del week-end quella che conta. Ma parliamoci chiaro, da incompetenti: nello sport agonistico come il calcio, a livello professionistico, l'importante è vincere non partecipare! Una squadra che non sa vincere è una squadra poco ambiziosa o, come si suol dire, in gergo giornalistico, con “scarsa personalità”. Più in generale, vincere significa darsi un obiettivo - senza necessariamente sbatterlo ai quattro venti - e raggiungerlo. Darsene due o più di obiettivi, nella stessa stagione, significa invece voler strafare - per quanto in buona fede - ed il più delle volte in questi casi, a meno che la dea bendata abbia deciso di darti una grossa mano, vai incontro al fallimento. Guardando all'esperienza di Tuccio a capo del club biancazzurro, in questi 4 anni si è andati due volte ai play-off e due volte vicino: definirla nel complesso fallimentare sul piano della rispondenza fra obiettivi (dichiarati o meno) e risultati è una chiara forzatura.
Tuccio ha inoltre trasmesso una visione aziendale alla società Gela Calcio sul piano organizzativo e contabile, facendone un modello anche per altri, ma quella visione è mancata in un aspetto essenziale: la programmazione. Azzerare tutto ogni volta e ricostruire di sana pianta è stata la grande pecca e le dimissioni irrevocabili, approvate dal Consiglio di Amministrazione, del vulcanico ingegnere non lasciano spazio ad un'ipotesi di programmazione per la stagione prossima che parta già da adesso. Insomma, un'altra occasione persa dopo la tremenda delusione del sogno svanito lo scorso anno.
Lascerà definitivamente? Tornerà di nuovo al timone? Chi lo sa, batti pure un colpo. Quest'Angelo sedotto ed abbandonato da una politica che lo ha tradito ed una tifoseria che non lo ha mai pienamente amato, si ostina a non capire che per avere rispetto da politicanti ed invidiosi non devi averci nulla a che fare. Per chi non l'avesse ancora capito, in occasione dell'accordo della scorsa calda estate, alla politica locale, Tuccio fece un gran favore. La preghiera politica non è mai disinteressata. Caldeggiato da gente pronta ad osannarlo così come ad offenderlo davanti a suoi familiari con una facilità disarmante, Tuccio si è seduto in un tavolo di fronte a gente che non aspettava altro per una sorta di anticipo, in grande stile e dall'effetto roboante, di campagna elettorale. Cosa puoi pretendere da persone che sanno già che dovranno candidarsi l'estate successiva, se non quella di firmare stra-volentieri un patto che non saranno costretti a rispettare? Questo è marketing politico bello e buono, offerto su un piatto d'argento. Altra cosa è il marketing aziendale, dove difficilmente ci si rassegna ad abbandonare l'utente/cliente dopo averlo sedotto: semmai il passo successivo è fidelizzarlo.
Autore : Clark Kent
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