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notizia del 29/08/2010 messa in rete alle 16:21:18
La logica del trend
Il pestaggio avvenuto nel quartiere di Macchitella pochi giorni fa, subito da un giovane colpevole di un gesto di gelosia per uno sguardo di troppo verso la propria ragazza, riporta alla cronaca un altro episodio di violenza giovanile tanto ignobile quanto insensato per non dire, considerata la motivazione scatenante, alquanto gratuito. E' l'ennesima espressione del disagio e dell'insicurezza dilaganti in una società tempestata da pseudomodelli culturali che sono i più vari e provvisori, facilmente diffondibili ed altrettanto labili al contempo.
Una delle reazioni a ciò è la ricerca del gruppo, dove a contare è la reciproca approvazione, mentre ciò che sta fuori viene messo, di conseguenza, in secondo piano. In gruppo ci si sente più sicuri e quando si commettono bravate come quella sopra citata, ci si sente anche più forti, quasi onnipotenti. Sensazioni e convinzioni, ovviamente, il più delle volte destinate a dissiparsi e crollare da un giorno all'altro, nel momento in cui il gruppo si disgrega. Nel frattempo, però, quei ragazzi, magari diventati adulti, hanno perso di vista alcuni riferimenti quali ad esempio il rispetto altrui e, soprattutto, delle regole: vale a dire il senso della legalità. Non è poi così facile recuperare in tal senso.
Non ho elementi tali da poter parlare, in casi del genere, di una vera e propria cultura del branco alla base. Ma la “logica del branco”, quella si, sembra proprio essere di nuovo intervenuta. Quella logica che scatena gli istinti e annulla le istanze censorie. Una logica che sovente esula dall'episodio di violenza (fisica o verbale), manifestandosi anche in situazioni apparentemente più normali, sia in deformazioni di comunità reali (associazionismo vario) che virtuali (forum, social network). Più ci si ritrova, lontano dal proprio ambiente (dove si può essere riconosciuti), in mezzo a una situazione collettiva dove non c’è scrupolo o pudore, più prevale la tribalità e si tende ad attribuire ad un contrasto, una “giusta causa”, basata non tanto sullo scopo del raggiungimento di un vantaggio reciproco, quanto piuttosto sulla distruzione dell’avversario (non più semplice antagonista). In un tale contesto, il dato saliente è che la divergenza non è oggettiva, poichè risiede solo nella zucca delle persone ed essa è posta in essere proprio perché quelle zucche sono diverse. Non interessa mettersi nei panni degli altri, non interessa passare da una logica negativa/oppositiva (quella dell’o...o...) ad una deduttiva/costruttiva (quella dell’e...e...). Non più idee, in buona sostanza, ma solo tendenza: gli anglosassoni la chiamano “trend”.
Autore : Clark Kent
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