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Corriere di Gela | La pubblica opinione
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notizia del 31/10/2010 messa in rete alle 16:13:44
La pubblica opinione

Venerdì scorso, la tv locale Canale 10 ha inaugurato il ritorno di “Agorà”: fortunata trasmissione condotta anche per questa edizione dal giornalista de La Sicilia, Franco Gallo. Nella puntata d'esordio si è parlato di informazione, quando sia effettivamente libera o meno, nonché efficace nei rapporti con l'opinione pubblica e via discorrendo. Gli ospiti in studio, Rocco Cerro (direttore di questo settimanale), il preside Salvatore Giudice e Don Giuseppe Fausciana (direttore diocesano pastroale giovanile), e la giornalista free lance Donata Calabrese, vincitrice del premio “Cutuli” 2010, raggiunta telefonicamente, hanno detto la loro. Considerato lo spazio concessomi nelle colonne di questo giornale, ne approfitto volentieri e dico la mia.

Chissà, magari stupirò qualcuno, ma a mio modestissimo avviso nessun organo d’informazione, a mezzo stampa, televisivo o web, può arrogarsi la pretesa di riflettere quel sentimento/opinione comune, di per sé inesistente, che si individua in “pubblica opinione”. Una tale arroganza è destinata sempre a fallire mentre altra cosa è la pubblica denuncia (se tale è nei fatti), per la quale si potrebbe anche con qualche fondamento parlare di Quarto Potere (ribadisco: sempre se fosse tale nei fatti).

La “pubblica opinione” è un qualcosa di mistico spacciato come reale con la pretesa di voler colmare lacune istituzionali, atteggiandosi quasi ad un istituto di democrazia diretta (al pari di un referendum, una petizione, o qualsiasi altra forma d'iniziativa popolare): in questi termini, essa è una abominevole aberrazione umana. Se un giornale, un tg, un blog da risalto ad una battaglia per le libertà, svolge una funzione d’informazione per la collettività ma non sta esprimendo una pubblica opinione, ossia non sta traducendo l’intera vita pubblica su una questione controversa: chi lo pensa è un illuso, chi lo recepisce senza riserve è un ingenuo. Degli uni e degli altri, purtroppo, ce ne sono tanti in giro.

Queste precisazioni apparentemente banali e scontate, non lo sono. Infatti, se mai esistesse una pubblica opinione, essa non potrebbe essere espressa da alcun organo d’informazione, il cui unico proposito/obiettivo è quella di canalizzarla (non esprimerla), con tanto di “filtro”, nel breve periodo: il gioco preferito dalla massa (ne ho già parlato) è “fare trend”, cibandosene ogni giorno. Il “gossip” ha attecchito in ogni campo: ci avete fatto caso?

Ciò che si fa passare per pubblica opinione è spazzatura massmediatica: amalgama di tendenze che hanno breve durata e che vanno poco dopo nella discarica del dimenticatoio salvo essere poi, se vantaggioso, ri-attualizzate riciclandole a dovere. Del resto, avviene anche per alcune inchieste della magistratura fino ad un giorno prima relegate nelle scartoffie dell'archivio. Quindi, nessuno scandalo.

Non ingannino, soprattutto, le propagandistiche interpretazioni di pseudo-classifiche stilate, più o meno, scientificamente: c’è una legge non scritta secondo cui il livello della qualità dell’informazione è direttamente proporzionale al livello di qualità delle istituzioni. Se per un attimo eleviamo i toni e andiamo oltre il contesto locale, ci accorgiamo che chi fa informazione ai massimi livelli è (chi più, chi meno) servo delle istituzioni e non va mai davvero a riempire vuoti lasciati, volontariamente o involontariamente, da quest’ultime. In questa condizione di “schiavitù democratica” (minore dei mali in quanto a Forme di Stato finora conosciute), è “buona” (accettabile e, comunque, sempre meglio di niente) l’informazione che sorveglia e custodisce le istituzioni di un paese, “non buona” (inaccettabile, senza girarci troppo attorno) quella che persegue fini personali camuffandosi dietro e nella disorganizzazione sociale. Pensare che questo sia un condizione solo italiana perché c'è un presidente del consiglio che è anche un editore è sbagliato, semplicemente perché tale condizione, in forme e intensità che variano da paese a paese, palesa ovunque nel mondo cosiddetto “civilizzato”.

Altra cosa è l’informazione veramente libera, che sconfina nella denuncia occasionale, che non ha paura di rivendicare manchevolezze e contraddizioni. Sopravvive qua e là, in un rotocalco satirico, in un editoriale solenne così come negli angoli più bui, quasi anonimi, di questo o quel quotidiano, periodico, talk-show e via di seguito, solamente perché incapace di nuocere veramente. Sembra quasi una voce fuori dal coro, anche se a rigore non lo è. Ma è questa la vera informazione: quella che sta sui fatti, preferibilmente approfondendoli, senza presupporli, manipolarli, fino ad inventarseli di sana pianta.

Attenzione! Non ci sarà una terza guerra mondiale, un federalismo fiscale che incrementerà le tasse anziché diminuirle, una qualsiasi epidemia, vera e non fantasmagorica, finché il fatto non sarà già accaduto e con un reale avvertimento che la “cronaca” avrà puntualmente registrato. Se amate le “previsioni” che vi possano in qualche modo indirizzare e guidare, giacché una vostra opinione non la sapete giusto sviluppare, fareste meglio a fidarvi allora del “meteo”, se proprio non riuscite a farne a meno. Di profeti, ve l'assicuro, ne siamo rimasti in pochi.


Autore : Clark Kent

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