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notizia del 26/09/2010 messa in rete alle 16:02:24
Tra pagliaccie parrocchiani
Quando sembrava essersi esaurita la stagione dei sindaci (nonostante il caso Renzi a Firenze) quasi ad annunciare il pronosticato ritorno dei partiti quali attori principali dell'agone politico, dopo il crollo post-ideologico (muro di berlino) e giudiziario (mani pulite), eccone invece il definitivo collasso. I partiti, almeno come noi siamo stati abituati ad immaginarli, non esistono più. Non esiste più, parimenti, neanche la “massa” e gli appuntamenti elettorali sono diventati solo occasione per barattare la qualsiasi. Basta guardare ai due più rappresentativi - perlomeno in termini di consensi elettorali - soggetti politici attuali. Quello che voleva fare Veltroni, alla fine lo ha fatto Berlusconi: il PdL è un partito liquido. Fortissimo da un punto di vista mediatico (con le risorse che ha a disposizione, sarebbe strano il contrario), non gode di un reale radicamento territoriale, quello cioè che dovrebbe assicurare l'attività delle cosiddette unità di base. Quest'ultime, in realtà, sono sostituite dalle segreterie politiche che gestiscono i fedeli come piccole parrocchie senza messa, se non quando ovviamente c'è da andare alle urne. Si dice che “morto un papa se ne fa un altro”: sarà così anche nel caso del Popolo “delle” Libertà, tra “lealisti”, “ribelli” e Fli? Cosa diversa avrebbe dovuto essere il Partito Democratico. Se a Berlusconi è bastato un giorno per fare un partito a sua immagine e somiglianza, agli ex Ds e Margherita la fusione nel PD ha comportato mesi e mesi di comitati, dibattiti, convegni e quanto di più estenuante fino a partorire Statuto, Codice Etico e Carta dei Valori.
In questi documenti ci sarebbero le regole: quelle il cui rispetto farebbe pensare non solo ad un partito vero, ma anche ad una democraticità interna. Tale rispetto non esiste, semplicemente perché non conviene a nessuno, tranne essere invocato solo quando a qualcuno converrebbe. Gela ne è l'esempio cardine. Un coordinatore provinciale si autopropone a Sindaco, accetta suo malgrado di competere alle primarie, le perde di misura e grida all'imbroglio, si candida lo stesso contro il candidato ufficiale del PD e viene bocciato dall'elettorato gelese. Cosa fa il partito? Niente! Come se non fosse successo nulla!
E' questo forse un partito democratico al suo interno? E' questo forse un partito delle regole? No. Questo è un partito del caos e dell'anarchia. Non si capisce ad esempio, perché chiedere di spedire in purgatorio quelli eletti nelle liste dei “Democratici per Gela” e non anche quelli eletti nella lista “DeS”: non sono anche costoro iscritti nell'anagrafe del PD? Perché, dall'altra parte, si chiede di “rientrare” mentre si asserisce di non essere mai usciti? Può bastare un semplice comunicato stampa per permettere l'adesione di una consigliere comunale, ex Pci, ad un partito che si appresta a celebrare il congresso con tanto di tesseramento bloccato? A che serve nominare un comitato di reggenza allorché a sua completa insaputa si riuniscono i consiglieri e formano un gruppo unico PD al consiglio comunale (con l'ex Pci senza tessera)? Ed il sindaco, ne aveva avuto in qualche modo sentore? Ma da chi doveva guardarsi alle spalle il futuro primo cittadino? Da chi lo aveva sostenuto o da chi lo aveva avversato in campagna elettorale? Questo non è un partito democratico. Questo è un partito non democratico, con pagliacci che si vantano di essere classe dirigente. Sulla democraticità interna delle milizie di Berlusconi, d'altro canto, mi appello all'austerity e non voglio sprecare altre righe. Del resto, nell'era degli sms, si è capito che anche la parola ha un costo, sebbene le circolari (e tutta la documentazione varia) della pubblica amministrazione continuano ad essere inutilmente prolisse. Guarda caso, proprio come gli statuti degli ex partiti di massa.
Autore : Clark Kent
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