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Corriere di Gela | Moderno quasi vecchissimo
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notizia del 23/01/2011 messa in rete alle 15:59:01
Moderno quasi vecchissimo

Nulla di male se qualcuno individua la modernità in un maglione a girocollo portato anche nelle situazioni ufficiali o in un’orgia a basa di bunga bunga con scorta statale davanti alla propria villa. Ognuno ha libertà di pensiero. Io penso che i contratti di Pomigliano e di Mirafiori non sono né moderni né innovativi. E che quanto a orge, la storia ne ha registrate in abbondanza dai baccanali di Tiberio in giù. Certe cose si possono far passare per rivoluzionarie perché nel tempo in cui viviamo tutto è appiattito sul presente. Spesso teniamo in dispregio la memoria. Per cui abbiamo dimenticato, o ci hanno fatto dimenticare, la catena di montaggio e l’organizzazione ford-taylorista del lavoro parcellizzato.

Nei primi anni ’70 io e il prof. Aldo Scibona abbiamo avuto l’onore di organizzare a Gela cinque spettacoli della compagnia Nuova Scena di Dario Fo e Franca Rame. Uno, molto bello e applauditissimo, fu quello di Vittorio Franceschi. MTM, si intitolava e si basava sulla scimmiettatura del taylorismo che misurava tempi e movimenti dei lavoratori nella catena di montaggio e anche nei servizi igienici. Per cui chi soffriva di stipsi correva il rischio di ricevere una secchiata di acqua fredda addosso se non faceva in fretta a uscire dal bagno. Erano gli anni in cui il movimento operaio era impegnato a fare entrare nella fabbrica i diritti e non solo a rivendicare miglioramenti salariali. Tanto generosamente che arrivò a minacciare lo sciopero generale per la scuola! Perché attraverso quell’azione venisse promossa un’azione politica volta a garantire a tutti il diritto all’istruzione.

Ora l’istruzione è stata fortemente ridimensionata e quasi privatizzata. Quella vera, purtroppo, è stata di fatto privatizzata con buona pace della ministra. Così come è stato tagliato il diritto alla salute per esigenze di risparmio. Al lavoro ci ha pensato Marchionne senza incontrare alcun ostacolo nel governo che invece lo ha abbondantemente agevolato. Avendo nelle mani una carta fortissima: il jolly. Cioè? Lo ha detto lui stesso. La Fiat gode di un privilegio: può produrre in qualsiasi paese. A Torino, a Melfi come in Turchia, Brasile, Serbia. Per cui ai suoi interlocutori –governi o sindacati che siano- può dire: prendere o lasciare. La carta jolly ce l’ho io nelle mani. Per cui….O mangi questa minestra o ti butti dalla finestra. Qual è la minestra? Alcuni ingredienti? Potranno essere organizzati turni di 10 ore! Non saranno pagati i primi giorni di malattia. La filosofia per il dipendente sarà: mi impegno di più e guadagno di più. E fu così che Cipputi non scioperò più, si mise la testa a posto nella linea, non si ammalò manco per scherzo, e si mise a sperare nei maggiori profitti dell’azienda per vedere gonfiare il proprio portafogli. Intanto apprendiamo che il 50% dei dipendenti Fiat di Melfi è stata certificata «con ridotte capacità lavorative». Chissà perché?

La sicurezza sul posto di lavoro? Quella sarà un optional. Obiettivo della vita? Sperare di poter guadagnare di più. Cosa che vale naturalmente per gli occupati. Per i giovani? Si diano da fare! Per loro non esiste alcun mercato.

A proposito di mercato. Qui noto uno spostamento veramente rivoluzionario. Nella polis greca, nella città romana e in quella comunale il mercato (agorà, forum; piazza) era un luogo, uno spazio interno alla struttura urbana. Ormai si dà per scontato, invece, che la città è uno spazio interno al mercato. Con la conseguenza che il mercato detta le leggi alla politica, cioè alla città e ai cittadini. Questa si che è una rivoluzione. L’Europa dei diritti? Una favola. Avant marche, un duè…..allineati e coperti. La Cina è vicina!.... E’ la nostra modernità.


Autore : Luciano Vullo

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