notizia del 31/10/2010 messa in rete alle 15:58:41

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Saluto pubblico all’amico «Gugliè»
Ciao, Guglié, fratello e compagno ti avrei detto martedì se mi avessero dato la possibilità di salutarti nella chiesa madre. In privato ti avevo salutato a casa tua e ti avevo anche promesso che avrei continuato con te il dialogo pluridecennale. Te l’ avrei ripetuto in pubblico nella chiesa madre. In pubblico perché sei stato sempre un cittadino presente nello spazio pubblico. Quello che fa liberi. Ma giustamente non l’hanno permesso a me e non l’hanno permesso ad altri che pure avrebbero voluto salutarti nello pubblicamente. E dire che tu ritenevi che la chiesa fosse lo spazio più pubblico che si possa pensare. Quello in cui si scambiano i gesti di pace, in cui si condivide il mistero della fede, in cui si fa solenne la pratica della carità. Parola con la quale indichiamo quell’amore che non è sentimento privato, da vivere nel buio delle pareti domestiche. Come sono vissuti in pubblico i grandi maestri dai quali hai appreso lezioni di comportamento. Gesù e il tuo Che Guevara. In pubblico, tra i bambini e i poveri.
Ragione per la quale hai scelto di fare la professione medica e di vivere intensamente la politica. Con coerenza. Interpretando l’antica tradizione ippocratica.
Forse ti avrei detto qualche altra cosa. Che ti ha differenziato da altri medici seri professionisti. Ti avrei confessato che mi hai sempre soggiogato per quei tuoi occhi penetranti, da stregone che legge dentro il cuore delle persone. Un mago rinascimentale. Alla stregua di quel Leonardo da Vinci che non prendeva misure precauzionali prima di darsi alla notomizzazione dei cadaveri. Tutto era naturale per te. Semplice. Non c’erano problemi i più complessi che non si potevano risolvere con un colpo di intuito. Dai problemi politici a quelli della professione.
Ti avrei detto della mia ammirazione per la tua intelligenza intuitiva, veloce. Non esistevano per te i passaggi intermedi, quelli che spesso fanno perdere i politicanti in un mare di chiacchiere. Per cui se c’era da insegnare a leggere, a scrivere e a far di conto, ti improvvisavi maestro e portavi la luce della conoscenza a quanti erano lontanissimi dalle forme primarie dell’alfabetizzazione culturale.
Ti avrei fatto ricordare i bei convegni organizzati ad altissimo livello scientifico. Quello, ad esempio, sull’infettivologia quando nei primi anni ’80 portasti insieme al prof. Iole il fior fiore della ricerca scientifica e della pratica medica qui a Gela. Certo, per migliorare la qualità della sanità anche nella nostra città.
E tante altre cose ti avrei detto nel darti il mio saluto pubblico.
Riguardo al tuo filantropismo e al tuo comunismo vissuto sempre da uomo libero.
Da compagno di viaggio contro lo stalinismo e il centralismo democratico praticato ancora dal nostro Pci. E dopo, più recentemente, per la difesa dell’ambiente che ci indusse a organizzare eventi eccezionali nella nostra città contro la megacentrale a carbone col rischio di essere perseguiti come eretici all’interno del partito ancora fermo su posizioni operaistiche.
Vedi, ti avrei detto, mio carissimo Guglielmo, noi uomini siamo animali strani, pazzi addirittura. Dedichiamo gran parte della nostra vita a dialogare con i morti.
Lo dicevo chattando a un mio caro amico.
Parliamo con Dante, con Platone, con Shakespeare. E meno male. Tu sei andato via e non potrai più fermarti a discutere in una sezione, in uno studio, in un social network. Così sembra! Ma qui scatta la nostra dolce pazzia, carissimo fratello e compagno comunista. Quelli come te, non se ne vanno. Continuano a parlare. Il guaio è che forse non ci saranno più folli, come a me piace essere, disposti ad ascoltare. Il nostro impegno, il tuo, il mio e quello dei nostri amici dovrà essere proprio questo: agire per mantenere vivo il dialogo tra gli uomini perché su di loro non scenda il velo del silenzio. Puoi essere tranquillo! Continuerò a sottoporti i miei dubbi sino a quando mi sarà dato di pensare. E ti ascolterò attento ai tuoi sguardi.
Quindi ti avrei ringraziato dell’insegnamento capitale che mi hai dato. Che le cose bisogna farle con passione e non solo con intelligenza. Con amore e talvolta anche con rabbia, come quella che sento dentro la mia testa mentre scrivo queste parole.
Questo forse ti avrei detto per darti il mio saluto pubblico.
Ciao, Guglielmo
Autore : Luciano Vullo
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I Vostri commenti
Cari amici, compagni e concittadini di Gela,
faccio le condoglianze alla mia città che ha perduto uno dei suoi figli più cari e preziosi, 'na pirsuna ca llingniva 'a Chiazza, che ha dato lustro alla battaglia delle idee e per tutti noi ha sempre rappresentato, anche quando non eravamo dp'accordo con lui, un riferimento.
Ma affettivamente Guglielmo è per me stato sempre un amici caro.
Noi gelesi abbiamo perduto una voce che serviva, un cuore che ci sorrideva, una presenza che ci avvertiva di quanto importanti siano per tutti la lealtà ed il coraggio.
Condoglianze a tutto il popolo di Gela da un gelese.
Giuseppe Messina
Autore: Giuseppe MESSINA
data: 01/11/2010
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